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L’Americas’Cup adesso è pronta a cominciare la sua nuova vita. Parlano il ceo Perrelli e Max Sirena
L'edizione di Napoli del luglio 2027 segnerà una nuova epoca per il trofeo sportivo più antico del mondo: “Stiamo garantendo all’evento una posizione al vertice dell’innovazione e dello sport professionistico per i decenni a venire”
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18 APR 26

Foto ANSA
Una cosa è sicura: al di là di chi vincerà (o difenderà con successo) l’America’s Cup nel luglio 2027, l’edizione di Napoli segnerà una nuova epoca per il trofeo sportivo più antico del mondo. Lo si è detto più volte nel corso della lunga storia della Regata per eccellenza, ma questa volta non si fa retorica; è finito il tempo in cui il defender era signore incontrastato e poteva decidere quasi tutto, in modo chiaro o meno chiaro. Così si spiega – in parte ancora oggi – l’impresa di strappare The Auld Mug, la Vecchia Brocca come la chiamano gli anglosassoni, a chi l’ha vinta o difesa nell’edizione precedente. Cosa è successo? A fine dicembre dello scorso anno, i cinque team che si erano iscritti hanno creato una alleanza inedita che ridisegna il futuro della competizione: l’America’s Cup Partnership (Acp) è basata su una governance unificata per garantire stabilità, sostenibilità e crescita di lungo periodo all’evento. A partire dalla decisione di organizzare la Regata ogni due anni sino all’obbligo di avere una donna a bordo passando per il contenimento dei costi. Una scelta quasi obbligata per Grant Dalton, numero uno di Emirates Team New Zealand e fino a pochi mesi fa il vero player della Regata.
“Stiamo garantendo all’America’s Cup una posizione al vertice dell’innovazione e dello sport professionistico per i decenni a venire”. In realtà, dietro la scelta di coinvolgere gli altri consorzi c’era il bisogno di far mantenere il primato della manifestazione nel mondo della vela, portandole innovazione – più dal punto di vista commerciale perché tecnicamente gli AC75 sono al top –- ma non facendo perdere la sacralità. Babbo Cino (Ricci) ricorda sempre che “l’America’s Cup è diventata il mito proprio perché non ha inseguito il circo. È una sfida tra gente che butta il portafoglio sul tavolo, non che studia un budget. Lo so bene che oggi non è socialmente corretto, ma basta rileggere la storia e trovi conferma, piaccia o meno”.
In effetti, a Napoli inizia un’altra storia giocando molto sul fascino del posto (“Sono certo che sarà l’edizione recente con il campo di regata più bello in assoluto per la meteo e il pubblico” ha spiegato Max Sirena, numero uno di Luna Rossa all’incontro Il Foglio a San Siro) e sul recupero in extremis di due protagonisti storici dell’America’s Cup ossia gli americani, finanziati soprattutto dal ceco Karel Komarek – il magnate che sta cercando di strappare il Gruppo Ferretti ai cinesi – e gli australiani. È tutto da verificare che siano in grado di insidiare il trio dei favoriti (i neozelandesi, Luna Rossa e gli inglesi di Athena Racing), ma intanto sino a qualche mese fa le iscrizioni erano ferme a tre. Che mettevano tristezza pensando alle tredici di SailGP, il circuito dei velocissimi catamarani F50 che sta crescendo stagione dopo stagione: dietro non a caso ci sono Larry Ellison (mr. Oracle) e l’ex-campione Russell Coutts, protagonisti in passato dell’America’s Cup, che hanno scommesso su un campionato con tappe in ogni Continente – per ora manca solo l’Africa – dove le regate brevissime si tengono a pochi metri da terra davanti a tribune sul modello calcistico. Sia chiaro: non c’è la storicità, le barche sono tutte uguali e vincere il circuito non dà la gloria imperitura ma l’elenco degli sponsor per le singole tappe e i team che rappresentano una sola Nazione (mentre gli equipaggi sono soggetti a un autentico vela-mercato) è vicino per livello a quelli dell’America’s Cup: Rolex, Enel, Apex, KPMG, Mudabala, DS, Red Bull, Rockwool… C’è la netta sensazione che l’Acp voglia mettere distanza con il SailGP, anche se non può esagerare considerando che molti protagonisti sono in comune. Marzio Perrelli, nuovo ceo dell’America’s Cup - presente all’incontro del Foglio Sportivo - non può che dirsi fiducioso sul futuro dell’evento, ma sottolinea che una volta di più tutto partirà da una Napoli quale laboratorio di un’era inesplorata. “Quando salgo su un taxi a Napoli non fanno che parlare della Regata e di Bagnoli che torna a vivere, a Barcellona manco sapevano che esistesse” ha detto. La parola al Golfo, ma non basterà quello a Luna Rossa per vincere.