L'ultimo ballo di Stephen Curry può aspettare

Trentacinque punti, 27 nella ripresa e una tripla del sorpasso a 50 secondi dalla fine: il cestista risponde alle voci sul declino e regala ai Warriors il pass per il secondo turno del play-in.

16 APR 26
Ultimo aggiornamento: 13:11
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Foto di Mark J. Terrill per AP Photo via LaPresse

Con 38 anni sulle spalle, un curriculum che potrebbe bastare per andarsene serenamente in pensione senza avere nulla da rimproverarsi e qualche infortunio di troppo a martoriarlo nell’ultima stagione, Stephen Curry avrebbe potuto lasciar scivolare via senza patemi questo primo match di play-in, che in fin dei conti non regala a Golden State nulla in più di una speranza di andare a prendersi l’ultimo posto nei playoff, preludio a una realistica scoppola al primo turno. Con 9 minuti e 53 secondi da giocare nel quarto quarto contro i Los Angeles Clippers, sotto di 13 punti (98-85), sarebbe stato persino comprensibile un passo indietro. Ma non si diventa Stephen Curry a caso. E così la notte Nba ha vissuto la clamorosa rimonta di una squadra la cui età media è pericolosamente alta, al tramonto di una stagione segnata in maniera decisiva dall’infortunio di Jimmy Butler, che lo scorso anno era sembrato l’uomo giusto per consentire un ultimo giro di giostra da titolo alla point guard che più di ogni altra ha trasformato le regole del gioco negli ultimi 20 anni di Nba.
Affiancato da Kristapz Porzingis e dalla versione deluxe di altri due veterani, il 36enne Draymond Green che ha tirato le fila in difesa e il quasi 40enne Al Horford capace di mettere a segno quattro triple nei momenti decisivi, Curry ha concesso al pubblico Nba l’ennesimo show di una carriera leggendaria. A 50 secondi dalla fine se ne è andato verso sinistra, inseguito da mezza difesa dei Clippers, si è piantato a 8 metri dal canestro e ha lasciato andare la solita tripla per il sorpasso a quota 120. Golden State ha tenuto Kawhi Leonard senza segnare per tutto il quarto quarto, concedendogli la via del canestro soltanto a 16 secondi dalla fine, merito di una difesa monumentale di Green. Nel 126-121 finale, Curry ha chiuso a quota 35 punti, 27 dei quali arrivati nella seconda metà di gara. Steve Kerr, che siede sulla panchina di Golden State da quando il ciclo Warriors ha preso il via, ha ringraziato l’organizzazione Nba per l’invenzione del play-in, appendice in grado di tenere in vita anche le formazioni arrivate none e decime nelle rispettive Conference in regular season.
Adesso ci sarà da vincere a Phoenix e la speranza di larga parte del pubblico statunitense è quella di vedere ancora questo Curry, questo Green, questo Horford. Golden State non potrà certo vincere il titolo, ma sta cercando disperatamente di rimanere aggrappata alla stagione. Chi si imporrà nel secondo match del play-in andrà quasi certamente a sbattere contro gli Oklahoma City Thunder, gli altri vincitori della serata. Già, perché nelle pieghe della sconfitta dei Clippers c’è anche una possibile svolta futura: la scelta in lottery al draft 2026 che apparteneva a Los Angeles passerà nelle mani di OKC, che rischia di aggiungere al roster laureatosi campione nel 2025 (e chissà come finiranno i playoff) un’altra gemma giovane. Un epilogo che sancisce l’ennesimo fallimento targato Clippers. E che ci lascia con la convinzione che in casa Warriors, con un cast di supporto degno di questo nome, Curry potrebbe ancora trascinare una sua squadra a lottare per il titolo.