Siamo ribelli, ma il rugby è una strada in discesa. Intervista ad Alia Bitonci

Inizia il Sei Nazioni femminile. Il mediano di mischia azzurro esordisce nella competizione contro la Francia: "Giochiamo con occhi nuovi, liberi. Il rugby rivela il carattere, non lo trasforma"

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11 APR 26
Ultimo aggiornamento: 06:57 AM
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YORK, ENGLAND - MARCH 23: Alia Bitonci of Italy during the Guinness Women's Six Nations 2025 match between England and Italy at LNER Community Stadium on March 23, 2025 in York, England. (Photo by Federugby/Federugby via Getty Images)

Vent’anni. Culla a Cittadella, casa a Padova, università a Venezia. Eredità rugbistica: padre, fratello, club il Valsugana di Padova (scudetto quest’anno), Nazionale in filiera (Under 18, Under 20, 10 presenze nell’Italia). Mediano di mischia. Alia Bitonci fra le azzurre di questo Sei Nazioni, l’esordio sabato alle 13.25 allo Stade des Alpes di Grenoble contro la Francia (diretta tv su Sky Sport e streaming su Now).
Oscar Wilde: “Ogni donna è una ribelle: di solito, in violenta rivolta contro sé stessa”.
“La rugbista è una ribelle. Aggiungo purtroppo, perché il rugby, sport di contatto, fa sempre strano quando giocato da una donna. Ci si aspetta che una ragazza scelga pallavolo o ginnastica artistica, e un ragazzo calcio o basket, come se esistessero regole più adatte al genere maschile che non al femminile, per esempio il rugby, o più al femminile che non al maschile, per esempio il nuoto sincronizzato. Tabù. Duecento anni di rugby e siamo ancora a questo punto. E così noi donne, rugbiste e non, dobbiamo sempre dimostrare qualcosa in più perché da noi ci si aspetta sempre di più. Sono dunque una ribelle ma non in rivolta contro me stessa, tantomeno una violenta rivolta. Per me il rugby è una storia di famiglia, una passione che cresce, una strada in discesa”.
Charles Bukowski: “La donna è poesia. La donna è amore. La donna è vita”.
“Le rugbiste sono proprio così. In più, volontà e virtù, che vanno oltre prestazioni e risultati. Dico: coraggio. Aggiungo: forza. Il meglio di noi. E anche noi abbiamo – uso un’espressione maschile e maschilista – le palle”.
Rebecca West: “La gente mi chiama femminista ogni volta che esprimo sentimenti che si differenziano da uno zerbino”.
“Se per femminismo s’intende la lotta per la parità di genere, allora sì. Noi giochiamo, lottiamo, ci battiamo perché come Nazionale e intero movimento non ci siano trattamenti diversi. Ma le differenze fisiche esistono, la natura è così. Ovvio che il rugby giocato dagli uomini non sia uguale a quello giocato dalle donne. Il nostro è meno fisico, meno muscolare, meno autoscontri, però forse più tecnico, più strategico, più armonioso. Meno punti d’incontro, più palla viva. E poi dipende da com’è formata la squadra: si cerca di esaltare qualità e doti delle atlete. Insomma, se si viene a vedere una nostra partita tenendo come paragone quelle dell’Italia maschile, meglio restare a casa. Bisogna venire con occhi nuovi, puri, liberi”.
Ancora Oscar Wilde: “Date alle donne occasioni adeguate ed esse saranno capaci di tutto”.
“Come sono? Tenace, determinata, precisa. Fuori e dentro il campo. Fatico a separare il rugby dalla vita e la vita dal rugby. Il rugby rivela il carattere, non lo trasforma. Comunque il rugby è prova e battaglia per dimostrare chi si è. In più, ci sono le avversarie. Nel mio ruolo, significa dare ritmo veloce e incalzante. Noi in Nazionale usiamo sempre un termine: insieme. Io un altro: armonia. Orchestra, coro, musica, ciascuna con il suo strumento, se quello strumento stona o quella voce stecca o è afona, l’armonia non può essere perfetta. E poi c’è chi dirige: il mediano di mischia, appunto”.
Oriana Fallaci: “Essere donna è così affascinante. E’ un’avventura che richiede un tale coraggio, una sfida che non finisce mai”.
“Chiedo, pretendo, esigo molto da me stessa. A volte penso di fare e dare il doppio solo per ottenere un terzo o la metà. Orgoglio. E la soddisfazione, la gioia di aggiungere un mattoncino a quello che altre, prima di noi, hanno costruito contribuendo – tutte – ad alzare la base”.
Geppi Cucciari: “Maschi, ricordatevi: quando un giorno nella corsa della vita una donna vi busserà alle spalle non è perché è rimasta indietro, è che vi ha doppiati”.
“A volte sì, a volte no. Dipende dagli ambiti, dalle situazioni. Non arriverei a tanto. Però questa citazione mi piace, mi fa sorridere”.
Vivian Lamarque: “Ecco rispuntare la solita valigia / e quelle eterne scarpe ci risiamo / parte corre corre si agita per ore / mi sposta tutta l’aria intorno…”.
“Amo le valigie. Quelle per Sei Nazioni e Mondiali, oltre a indumenti e scarpe contengono speranze e sogni, voglie e aspettative. Poi, tornata a casa, svuoto le valigie e a volte ritrovo qualcosa che mi sembrava di aver perduto, magari solo un calzettone. Il tempo di rimettere tutto negli armadi e già mi è tornata la voglia di rifare altre valigie”.