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Il flop della Nazionale di calcio diventa un caso politico
Dopo la disfatta dell'Italia contro la Bosnia c'è chi chiede la testa del presidente della Figc Gabriele Gravina. Intanto da FdI arriva la richiesta di un'informativa al ministro dello Sport Andrea Abodi. Domani riunione d'urgenza Figc
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1 APR 26
Ultimo aggiornamento: 01:52 PM

© foto Ansa
Il fallimento della Nazionale italiana di calcio arriva anche a Montecitorio. Dopo la sconfitta degli Azzurri contro la Bosnia e il mancato accesso ai mondiali di calcio per la terza volta consecutiva, è anche la politica a scendere in campo. Durante l'apertura odierna della seduta della Camera, il deputato meloniano Salvatore Caiata ha chiesto un'informativa al ministro dello Sport Andrea Abodi sul "fallimento del calcio italiano". "Noi ce l'abbiamo particolarmente con Gabriele Gravina", il presidente della Figc, perché "ha rubato un sogno ai nostri giovani, le giovani generazioni ventenni non hanno mai assistito a una partita dei mondiali, le 'notti magiche'". Si cerca un colpevole, un caprio espriatorio, qualcuno a cui scaricare la delusione e la rabbia per una delle tragedia sportive più grandi della storia sportiva del nostro paese.
l presidente Gravina, rientrato nella notte in Italia e stamattina arrivato in Federcalcio, ha convocato la riunione informale delle componenti che sono rappresentate nel consiglio Figc, per fare il punto della situazione con i presidenti della Lega di serie A, serie B, Lega Pro, Aic e Aiac.
Ma, secondo alcuni, la Federazione non è la prima a cui chiedere conto della sconfitta. "Vogliamo dissociarci dalla richiesta di Caiata, non ci convince questa narrazione", ha affermato Marco Grimaldi di Avs. "Convocate pure Abodi - continua - chiedete la testa di Gravina, ma non vi assolvete dalle responsabilità che avete". A metà tra le due posizioni, c'è Mauro Berruto del Pd, secondo il quale bisogna innaznitutto indagare "le ragioni che hanno portato all'abisso del calcio italiano". Le dimissioni di Gravina, secondo il deputato dem, "non vanno richieste" perché "dovrebbero essere un atto di dignità istituzionale".
Meno sfumata è la posizione della Lega di Matteo Salvini, che poco dopo l'eliminazione ha subito chiesto le dimissioni del presidente della Figc con un post sui social del partito: "Ancora eliminati. Niente mondiale per l'Italia: è una vergogna inaccettabile. Il calcio italiano è da rifondare, partendo dalle dimissioni di Gabriele Gravina".
È interventuo anche il presidente del Senato Ignazio La Russa: "Non andiamo ai mondiali. Abbiamo tifato, abbiamo sperato, abbiamo inveito contro un paio di decisioni arbitrali discutibili, ci siamo persino stupiti che incredibilmente abbiano mandato il più giovane a tirare il PRIMO rigore (lo ha deciso Gattuso o forse un Bonucci presuntuoso?). Ma a ripensarci bene, in cuor nostro lo temevamo o meglio lo sapevamo. Ridire adesso come la pensiamo – e non da oggi –sarebbe inutile più che ingeneroso. Ma a tutto c’è un limite", scrive La Russa su X.
Tra il mondo sportivo e quello politico, c'è il senatore forzista e presidente della Lazio Claudio Lotito, che parla del disastro della nazionale come "la storia di una morte annunciata", ha detto ad Agenzia Nova. E sulla tempesta di critiche stanno investendo Gravina è netto: "Io non mi sono neanche più ricandidato al Consiglio federale, ci sarà un motivo". Ma il presidente non si è fermato alle parole e ha lanciato una raccolta firme in Senato per le dimissioni di Gravina. Il senatore forzista si sta infatti muovendo in Transatlantico, a Palazzo Madama, con un faldone sotto braccio per raccogliere le firme una a una. "Ora chiamo pure Boccia, (il capogruppo dei senatori del Pd, ndr) con l'opposizione non c'è problema... ", dice a chi gli chiede se c'è l'accordo di tutti.
Il futurista ed ex leghista Roberto Vannacci, invece, con un post su Instagram spiega perché secondo lui il problema è un altro: gli stranieri! "L'immigrazione distrugge anche il calcio. La Serie A oggi è il campionato più ricco di stranieri in Europa: il 67,5% dei giocatori non è italiano, 384 su 569, una percentuale che supera perfino la Premier League. Questo modello orientato al business favorisce i club ma ‘svuota’ il vivaio nazionale: la Nazionale, infatti, può pescare solo da un bacino che rappresenta il 30% del campionato. Il risultato è una crisi strutturale, confermata dalla terza mancata qualificazione consecutiva ai Mondiali e da anni di mancati investimenti sui giovani".
In ogni caso, dopo la disfatta, Gravina è tornato stamattina nel suo ufficio nella sede della Federcalcio. Nella giornata di oggi verrà decisa la data del consiglio federale della settimana prossima. In quella sede Gravina ha annunciato che affiderà al Consiglio stesso eventuali decisioni sul suo futuro.