John Cena (foto Ap, via LaPresse)

sul ring

L'ultima volta di John Cena, da vent'anni il nuovo volto del wrestling

Francesco Gottardi

Ha segnato due epoche dello sport-spettacolo, diventando uno dei più grandi lottatori di sempre. Eppure, nonostante tutto, resta anche fra i più criticati

The last time is now. Sabato 13 dicembre, per la precisione: quando John Cena, il volto più iconico del wrestling professionistico contemporaneo, disputerà l’ultimo incontro della sua carriera. A 48 anni, dopo 27 cinture conquistate – di cui 17 titoli mondiali, record assoluto – e soprattutto l’aura da spartiacque del ring. Cioè uno di quei performer epocali, che fra gesta atletiche e capacità d’intrattenimento cambiano per sempre la storia dello sport-spettacolo. Travalicando nel pop, nel cult, nell’immaginario collettivo (secondo gli addetti ai lavori, soltanto gli impegni istituzionali impediranno a Donald Trump di presenziare alla serata d’addio del wrestler a Washington: amen).

Cena debuttò nella World Wrestling Entertainment il 27 giugno 2002: tre giorni dopo che Vince McMahon, lo storico patron della compagnia, annunciò l’alba della “Ruthless aggression era” – un’operazione di restyling narrativo che accanto a una talentuosa generazione di carismatici lottatori prevedeva un contorno di violenza non-così-fittizia, scurrilità, retroscena ammiccanti e comicità trash. Un prodotto in ogni caso di successo, nelle arene e in tv – erano gli anni della trasmissione in chiaro anche sulla nostra Italia 1. In tale contesto, Cena emerse presto con la gimmick – cioè la personalità in scena – del rapper di Boston: tanto potente sul ring quanto dissacrante al microfono, prima da “cattivo”, poi da beniamino del pubblico. È anche questione di porte girevoli. “Se Brock Lesnar – fino al 2004 il giovane-simbolo della Wwe, ndr – non avesse mollato il wrestling per diventare giocatore di football, non ci sarebbe stato alcun John Cena”, dice oggi, guardandosi alle spalle.

Folla in delirio alla mano, succede allora che gli sceneggiatori decidono di puntare tutto su di lui. Che nel frattempo fa evolvere il suo personaggio: ne smussa gli angoli, lo rende mainstream, adatto ai fan più piccoli – prendendosi le critiche dei più duri e crudi. Tutto ciò avviene in un periodo topico della Wwe, segnata da alcune tragedie reali e dalla crescente necessità di ripulire la propria immagine su larga scala. Cena diventa il testimonial perfetto della transizione: ha le stimmate dell’invincibile, dell’eroe positivo fino all’esasperazione (avete presente Topolino? Peggio). Perfino la sua mossa finale raddrizza il nome: da F-U (acronimo dell’insulto per antonomasia) a Attitude Adjustment. Dal 2008, la programmazione televisiva della Wwe viene classificata PG: adatta ai minori di 14. A un’audience più ampia.

Non cambia soltanto la forma. Il wrestling di oggi sarà anche più edulcorato, prevedibile, poco spettacolare. Ma ha imparato a tutelare la salute degli atleti attraverso programmi di wellness ben strutturati, ha smesso con la sessualizzazione delle donne – la divisione femminile è ormai una realtà alla pari – e conta su una fanbase globale da oltre un miliardo di appassionati. Tutto questo non sarebbe stato possibile senza John Cena – che per inciso, accanto al buonismo sul ring ci ha messo del buono fuori, tra impegno sociale e attività benefiche per l’infanzia. Dal 2017 ha ridotto le sue apparizioni per dedicarsi al cinema. L’ultimo anno però, dopo l’annuncio del suo ritiro, è stato un accorato conto alla rovescia in tournée mondiale (anche fra le polemiche: meglio il suo inossidabile atletismo, di quel breve ritorno da “cattivo” che proprio non gli riesce). Il suo avversario finale sarà l’austriaco Gunther. Comunque vada, a un certo punto Cena agiterà la mano davanti al volto e come da eterno copione griderà “You can’t see me”. Questa volta per sempre.

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