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Tutto è ancora perdonato in una Serie A più attenta al calciomercato che al campo
La seconda giornata ribalta in parte i giudizi della prima, salvo qualche significativa eccezione: Roma e Cremonese su tutte. Ma attenti, è ancora calcio estivo
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1 SEP 25
Ultimo aggiornamento: 08:49 AM

il gol di Matias Soulé in Pisa-Roma 0-1 (foto LaPresse) <br />
La seconda giornata di campionato a fine agosto è ancora vacanza, dove tutto può accadere e tutto rimane in spiaggia, anzi tutto è perdonato. Complici le ultime ore di mercato aperto, chi era in spolvero alla prima può rischiare di trovarsi capottato. Tanti invero i risultati a contraddire le premesse: scivola l’Inter che aveva distrutto il Torino, si riaccende il Milan che aveva steccato alla prima. La revanche porta anche il nome di Alexis Saelemakers, forse il calciatore più sottovalutato della A: un nuovo Gianluigi Lentini, bravissimo e limitato.
Poi il Como e la Lazio che invertono i propri temporanei destini mentre gli allenatori un po’ bugiardi se la raccontano: Maurizio Sarri striglia i suoi, li definisce da Serie C e ne ricava un franco 4-0 a travolgere l’Hellas Verona; Cesc Fàbregas elogia il totem Alessandro Gabrielloni con parole degne di un’amante, ma non si fa eccessive remore a decostruire la continuità ideale e identitaria del Como spedendo alla Juve Stabia il suo terzo centravanti.
Quindi il Bologna, il quale ancora una volta deve ringraziare il suo piede sinistro: Riccardo Orsolini non ha più bisogno di bussare alle porte del paradiso azzurro per farsi aprire, la Nazionale di Gennaro Gattuso è già sintonizzata con le frequenze radio che mandano “Knocking on Heaven’s door”, nella fattispecie colonna sonora di un lungo film chiamato “Arma letale”.
E infine loro, lato A e lato B del 45 giri anni Ottanta: i campioni d’Italia del Napoli giocano in modo troppo compassato per essere vero, rischiando pure l’infilata dall’ottimo Cagliari. Poi però il tempo non è finito finché non è finito, gli Europe attaccano “The final countdown” e André-Frank Zambo Anguissa si ricorda che sta in campo perché la squadra non può farne a meno. Alla faccia dei disegni estivi, del 4-3-3, di talentuosi esterni d’attacco confinati in panchina dall’esplosione degli intoccabili Scott McTominay e Kevin de Bruyne.
Come un’anguilla dei 99 Posse nel 1999, il numero 99 partenopeo si muove veloce, sfugge e rifugge la fine precoce che qualcuno gli aveva preparato, cioè quella del panchinaro: il mercato era già pronto, la padella sul fuoco ma Zambo cambia gioco, partita, incontro. La sua faccia non è serena, incompatibile col “sistema” che li vuole tutti quanti allineati e sorridenti: sabotare e sovvertire, questo è il suo lavoro, è quello che sa fare. Non è un serpente, né uno strano pesce, ma un modo di vivere.
Stavolta decisivo, là dove il bello&sebastiano Jonathan David per una domenica stenta: le braccia aperte di fronte alla tifoseria, l’espressione da “basta un sì” sono tutto ciò che serve alla Juve per sfangarla a Marassi, e al serbo per prolungare il classico minuetto “Io vorrei, non vorrei, ma se vuoi”.