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Insegnare calcio alle Maldive. Intervista a Francesco Moriero
C’è stato un tempo nel quale l'ex ala destra lustrava le scarpe da calcio dei compagni di squadra: è capitato con Ronaldo e Recoba, a cui magari aveva servito l’assist vincente. Ora l'avventura alla guida della Nazionale delle Maldive

Francesco Moriero alla guida della Nazionale delle Maldive (per gentile concessione di Francesco Moriero)
Chissà se ora Francesco Moriero, nel frattempo diventato allenatore, lustrerà le scarpette di Ahmed o Naiz: sono due calciatori che compongono la rosa della Nazionale delle Maldive, di cui l’ex azzurro è ct da poche settimane. Un’avventura che definire esotica può sembrare banale, ma Moriero precisa: “Non vado a fare il bagno ogni mattina, anche se abito in un paradiso terrestre: vivo a Hulhumalé, vicino la capitale Malé, ma sono qui per svolgere il mio ruolo di allenatore e fare qualcosa di diverso rispetto a chi mi ha preceduto”.
Ma come si diventa ct delle Maldive? Perché un conto è sentirsi allenatori e amare il calcio tanto da dedicarvisi a tempo pieno (“Mai pensato di fare tv come il mio compagno Galante, ma ho rifiutato anche ruoli da commentatore tecnico”), un altro è lasciare casa e famiglia per andare dall’altro lato del mondo dove il calcio è al massimo semiprofessionistico: “In Italia siamo schiavi del risultato, chi vuole insegnare calcio deve fare i conti con questi limiti. Da un po’ volevo rimettermi in gioco all’estero e sono riuscito a farlo qui, su sponda del mio amico Nuno Gomes: mi ha messo in contatto col presidente federale e dopo un mese di trattative ci siamo accordati”.
Per Moriero un viaggio in un mondo nuovo non solo geograficamente, ma anche dal punto di vista del ruolo: “È la prima volta che faccio il commissario tecnico: ho avuto la fortuna di avere subito il gruppo a disposizione in vista degli impegni di novembre (le Maldive affronteranno Sri Lanka, Bangladesh e Seychelles nella 'Mahinda Rajapaksa Cup', ndr) e sto lavorando sul piano atletico e tattico, oltreché su quello della mentalità”. Ad aiutarlo uno staff locale e un traduttore italiano: “Mi affianca un ragazzo che vive qui. Per i collaboratori non ho fatto richieste, non ho portato nessuno di fiducia: è un modo per imparare qualcosa, perché mi confronto con le loro esperienze”.
Il nome di Checco Moriero si aggiunge alla lista dei ct italiani in terra straniera: ci sono Reja con l’Albania, Rossi in Ungheria, Bordin in Moldavia, De Biasi con l’Azerbaigian, Cusin col Sud Sudan e Varrella a San Marino: “Ma non ho sentito ancora nessuno di loro – sottolinea il neo-tecnico delle Maldive – mentre ho ricevuto diversi attestati di stima da colleghi italiani ed ex calciatori: hanno capito la mia scelta, apprezzano la mia forte volontà di allenare e lanciarmi in avventure come queste: io sono uno che sa adattarsi, ho allenato già un club in Costa d’Avorio, mi piace troppo l'odore dell’erbetta”.
Appena atterrato alle Maldive, Moriero si è reso conto di una cosa: “Noi giocatori italiani, soprattutto quelli della mia generazione, siamo fortunati: ci conoscono davvero in tutto il mondo. Certo: Baggio e Totti sono nomi 'facili', ma il fatto che sapessero anche chi era Moriero mi ha fatto capire cosa rappresenti il calcio italiano. Anche per questo mi trovo qui, pronto a dare tutto perché questi ragazzi imparino che professionisti non si nasce, ma si può diventare con spirito di sacrificio, il giusto approccio, una mentalità vincente. Li vedo pronti e disponibili. Ci sono due o tre giocatori che, se ben guidati, hanno le basi tecniche per giocare anche fuori dalle Maldive: per ora tutta la rosa milita in squadre locali”.
Moriero non ha dovuto scomodare i videogiochi per scovare giocatori dal doppio passaporto (“Anche se ci ho pensato – ammette – ma la Federcalcio mi supporta anche su questo”) e non ha trovato differenze nello studio delle partite: “Abbiamo i dvd delle nostre gare e di quelle degli avversari: non è diverso da ciò che facevo in Italia”. Un anno di contratto “perché mi piace mettermi in discussione”, ma il lasso di tempo gli permetterà di prender parte alle qualificazioni mondiali: “Il Qatar è più di un sogno, ma qui ci sono turni preliminari: l'importante è arrivare alle partite consapevoli dei propri mezzi e con uno spirito da calcio vero e non da semi-pro”.