•
La lezione della divina Sofia Goggia
Nella discesa libera a Sankt Anton, in Svizzera, l'italiana ha conquistato la nona vittoria in carriera in Coppa del mondo. Questa volta andando lei incontro alla pista
di
11 JAN 21
Ultimo aggiornamento: 11:02 AM

Foto LaPresse
Ha rifilato quasi un secondo alla seconda. Un distacco abissale. Se lo sci fosse il ciclismo, la discesa libera sarebbe il suo contrario, una cronoscalata, e allora quel secondo equivarrebbe a cinque minuti in cima allo Zoncolan o al Mortirolo.
Una donna sola al comando. Sofia Goggia ha stravinto a Sankt Anton, in Svizzera. Nona vittoria e trentesimo podio in Coppa del mondo, primo posto nella classifica della specialità e terzo in quella generale, stavolta ha regalato una lezione magistrale. “Eppure – ha precisato dopo quella che gli esperti giudicavano già la prestazione perfetta - nella prima parte ho commesso alcuni errori”.
La Santa Sofia dello sci ha 28 anni, un oro (2018) olimpico, un argento (2019) e un bronzo (2017) mondiali, 203.296 followers e 145.126 likes su Facebook, senza contare Instagram e Twitter. Se Federica Pellegrini è la Divina in acqua, lei lo è sulla neve. Se Tania Cagnotto si tuffava da trampolini e piattaforme da uno a 10 metri, lei lo fa da cancelletti a tremila metri di altitudine. Affamata, assetata, e senza mai perdere neppure un coriandolo della sua femminilità: al pronti-via, non rinuncia mai a un lieve trucco agli occhi.
La sua autocertificazione: “Sono una romantica dello sport”. Il suo motto: “Sappi accettare, ma non accontentarti”. I suoi comandamenti: “Conosci, studia e doma”. Il suo mantra: “Credi in ciò che sei e diventerai chi vuoi essere”. Il suo più recente proverbio, ereditato dalla tradizione Maori: “Rivolgi il tuo volto verso il sole e le ombre cadranno dietro di te”, personalizzato e addolcito da quella sua r rotondeggiante. Sofia, così orgogliosa della sua Bergamo, tanto da scriverla BergAMO, da riprodurre il profilo di Bergamo Alta stampandolo sul casco alla, e da seguire con passione Ilicic e l’Atalanta.
La sua libidine – quel minuto e mezzo che lei definisce “una tempesta” - è la velocità. Mai da subire, ma sempre da desiderare, volere, cercare. Anche se non è sempre stato così. “Perché tu - mi disse il mio allenatore Gianluc Rulfi - quando hai la pista che ti viene addosso sei brava, ti metti in ‘stato di necessità’ e riesci a risolverla. Quando invece sei tu a dover cercare la pista, fai più fatica, non riesci ancora ad attivarti, a essere incisiva. Dai, su... Se lei non ti viene addosso, cercala, valle incontro tu!”. “Era fine stagione, a marzo 2019 alle finali di Coppa, in Soldeu, Andorra, stavo pranzando dopo la gara di discesa e il suono di queste parole, e la scena, sono vivide nella mia mente. Ebbi la netta sensazione che Gianluc non mi avesse solo commentato il mio approccio sciistico: inconsapevolmente, con la sua tranquillità, mi aveva palesemente letto la vita”. “La discesa di Sankt Anton è una di quelle piste che ti devi andare a prendere con i piedi forti, creando le tensioni giuste e tendendo le linee. Non ti viene incontro; sei tu a doverlo fare”.
Lo ha fatto. Per farlo, un’autodisciplina d’acciaio. Allenamenti in palestra, allenamenti sulla neve, allenamenti tutti i giorni dell’anno, allenamento anche il giorno di Natale, quando pubblicò un selfie ai piedi di una scalinata a Bergamo: “Espiare in anticipo con un’ora di corsa i peccati di gola ancora non commessi”. E chissà se li ha poi commessi. Nel caso, c’è da giurare, un bel piatto di casoncelli. E per recuperare, musica e letture, il cane Belle e uno speciale lettino fisioterapeutico con vibrazioni elettriche. La pandemia non ha scalfito, ma anzi rafforzato le sue convinzioni: “Che valore ha ogni singola curva? Inestimabile. Sono certa che sarei disposta a pagare un altissimo prezzo se da domani, fermati dal lockdown, non potessi più farle. E allora, nell’incertezza del futuro, sfrutto ogni centimetro di neve, ogni risalita... Vivo con gioia ogni giornata sugli sci come se fosse un dono immenso, unico, speciale, irripetibile. Ma la realtà è che ogni giorno è sempre così. Solo, non lo valorizziamo come si dovrebbe; diamo tutto quasi per scontato. Mi chiedo, perché?”.
Un fine settimana di "altri sport"
Calcio: la Juventus femminile batte la Fiorentina 2-1 e conquista la Supercoppa. La migliore in campo: Barbara Bonansea, due gol e un’altra categoria.
Pallavolo: Ivan Zaytsev, lo Zar italiano emigrato in Siberia, tascina il suo Kemerovo contro lo Zenit di Kazan, primo nella Superleague russa: 25 punti, 81% in attacco, due muri e un ace.
Rugby: la Federugby ha istituito una borsa di studio per un atleta (o un’atleta) meritevole e intitolata a Gabriele Remaggi, pilone e giornalista, autore con Marco Bollesan del libro “Una meta dopo l’altra” (Limina, 2012).