“In Italia c’è la migliore scuola portieri”. Parla Franco Tancredi

Da Buffon a Donnarumma (risultato positivo al coronavirus e che quindi dovrà saltare Milan-Roma di stasera). L'ex estremo difensore ci spiega perché "chi sta in porta è il giocatore più intelligente della squadra" e come mai da noi si formano i migliori numeri uno al mondo
26 OTT 20
Ultimo aggiornamento: 14:08
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Foto LaPresse

Gianluigi Donnarumma stasera a San Siro doveva difendere la porta del Milan contro la Roma. Il portiere rossonero però non ci sarà. Stamattina è risultato positivo al Covid-19 (assieme a Jens Petter Hauge e di altri tre membri delo staff). Al posto di Gigio scenderà in campo Ciprian Tatarusanu.
Franco Tancredi, classe 1955, un passato tra i pali di Milan, Roma e Torino, da una trentina di anni è preparatore di portieri di mezzo mondo. Le tute di Roma, Juventus, Real Madrid, Inghilterra, Russia e Jiangsu Suning nel suo armadietto; Fabio Capello come inseparabile (o quasi) compagno di viaggio.
Tancredi, cominciamo dalle basi: portieri si nasce o si diventa?
“Non esiste un portiere che non sia nato portiere”.
Traduzione?
“Per stare in porta devi avere qualità innate. L’addestramento te le può migliorare, ma se non ce l’hai dalla nascita non puoi stare in porta”.
E quali sarebbero queste qualità?
“Sono fisiche e psicologiche. Le stesse che ha un grande attaccante. Se uno non nasce goleador, non diventerà mai un grande goleador. Tu puoi lavorare per ampliare i pregi e per limare i difetti, ma senza una solida base naturale non arrivi da nessuna parte”.
Questo vuol dire che un bravo portiere, o un vero bomber, lo riconosci già da bambino?
“Basta avere l’occhio giusto per farlo. La selezione a livello giovanile difficilmente con il passare degli anni si dimostra sballata. Sono rari i casi di chi da piccolo era scarso e da grandicello è diventato un mezzo fenomeno. Se mai, sono più numerosi quelli al contrario”.
Quanto è cambiato negli ultimi anni il ruolo del portiere?
“Tanto. Troppo. Vi ricordate quando si poteva passare il pallone indietro al portiere e lui lo raccoglieva con le mani? Sembra preistoria”.
Novità figlie di nuovi regolamenti e di nuove tattiche.
“Una volta si diceva che per fare il portiere occorreva essere pazzi. Io, da sempre, considero il portiere il giocatore più intelligente della squadra”.
Si spieghi, prego.
“Il portiere deve capire il gioco, prevederlo, addirittura indirizzarlo. Deve guidare la squadra – in entrambe le fasi – avendo la possibilità, unico tra undici, di avere la faccia sempre rivolta verso la palla. Tutto questo può farlo un pazzo?”.
Per questo oggi vanno forte i portieri che sanno giocare con i piedi?
“Alcuni degli attuali sistemi di gioco prevedono un portiere con i piedi raffinati, uno che sappia cominciare l’azione, che sappia far girare la palla, che sappia fungere da difensore o da regista aggiunto. Va bene, ci sto. Io, però, dico che un portiere come prima cosa deve saper usare bene le mani, non i piedi”.
Esiste ancora la Scuola Italiana Portieri?
“Non è mai sparita. Solo che per anni ha dominato la dittatura di Buffon” .
Cioè?
“Per tanti anni, Gigi è stato il Messi dei portieri e al suo confronto tutti gli altri colleghi sembravano delle schiappe. Ma non era vero. E ragazzi come Consigli, Mirante o Sirigu, che per anni sono stati costretti a vivere all’ombra mediatica di Buffon, oggi stanno lì a dimostrare che la qualità italiana tra i pali non è mai mancata”.
Donnarumma merita di essere il numero 1 della Nazionale?
“Da un annetto, più o meno, ha cominciato a essere il portiere del Milan. Prima era un ragazzino carico di troppe responsabilità che giocava in porta con il Milan”.
E alle sue spalle chi mette?
“Mi piace tantissimo Meret, uno che non ha paura di abbandonare la linea di porta e andare a caccia del pallone. Uno che al Napoli gioca poco perché Ospina è più bravo con i piedi… E poi Cragno: esplosivo”.
A Milano, oggi, Donnarumma, 21 anni, si doveva trovare di fronte a Mirante, 37: il confronto tra due generazioni.
“La conferma di quello che le dicevo prima. Mirante è sempre stato un ottimo portiere, solo che nessuno lo considerava tale per colpa di Buffon”.
Il difetto più comune dei portieri moderni?
“Avere alle caviglie una catena che li tiene attaccati al palo”.
Mancanza di coraggio?
“Un po’, e un po’ tanto pure mancanza di tecnica. Mancanza di addestramento, di allenamento, di lavoro”.
I preparatori sono lì per questo...
“E i preparatori italiani, tutti figli del maestro Roberto Negrisolo, sono unici al mondo”.
E che cosa hanno di speciale?
“Noi non insegniamo solo a parare, ma come parare. Postura del corpo, posizione delle mani, addirittura delle dita, angolazione delle ginocchia, distanza tra i piedi. All’estero, posso testimoniarlo in prima persona, sui portieri si fa un lavoro diverso, più fisico-atletico che tecnico”.
Ci racconti, per favore
“Ho lavorato con Capello e quindi ho allenato portieri spagnoli, tipo Casillas, oppure inglesi, russi e anche cinesi, e in ogni paese ho portato elementi di lavoro della nostra scuola. Metodi che nessuno conosceva, esercizi che prima hanno incuriosito, appassionato i miei portieri e poi li hanno migliorati. E lo dico senza alcun vanto gratuito”.
Un po’ come chiedere all’oste com’è il vino, ci perdoni.
“Avete fatto caso che i bravi portieri stranieri in Italia diventano ancora più bravi? E di chi è il merito? Penso a Handanovic, Alisson, Szczesny”.
Troppi portieri stranieri nel nostro campionato?
“Troppi portieri stranieri scarsi nel nostro campionato”.
Un consiglio per migliorare la faccenda?
“Il portiere della Primavera, cioè un prodotto del territorio, deve essere il terzo della prima squadra. Deve crescere con i più grandi, allenarsi con loro e avere la possibilità di migliorare e maturare. Oggi, invece, anche i portierini della Primavera li vanno a prendere all’estero. Faccio un esempio: a Roma ci sono quattro milioni di abitanti, possibile che non ci sia un ragazzo in grado di fare il terzo alla Roma? Per me c’è, solo che non lo cercano”.
Il numero 1 al mondo?
“Alisson è fuori concorso. Lui non può entrare in queste classifiche: troppo più bravo di tutti, lui rasenta la perfezione. Tutti gli altri lo guardano dal basso”.
Esiste il portiere perfetto?
“Non esiste un portiere che non sbaglia. Il portiere più bravo è quello che sbaglia meno degli altri. Quello che para quando c’è da parare, magari anche una volta sola volta a partita e al novantesimo. E quelle, ve lo assicuro, sono le parate più complicate”.
Sorpreso dal primo posto in classifica del Milan?
“No, conoscendo la qualità di uomini di calcio come Maldini, Massara e ci metto dentro anche Boban. Pioli merita quello che sta avendo oggi per quello che ha fatto ieri”.
La Roma dei Friedkin?
“Mi piace la loro riservatezza in una città che raramente è riservata. E stimo Fonseca, che mi ha dato l’idea di essere un grande uomo oltre che un bravo allenatore”.