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Una Premier in poltrona. Il Liverpool vince il campionato dopo 10.916 giorni. Da casa

Il rigore realizzato da Willian con cui il Chelsea ha battuto il City ha dato la matematica certezza ai Reds di aver vinto la Premier League. E per la prima volta. Trent'anni fa Dalglish aveva conquistato la scomparsa First Division

26 Giugno 2020 alle 10:39

Una Premier in poltrona. Il Liverpool vince il campionato dopo 10.916 giorni. Da casa

Foto LaPresse

Il 28 aprile del 1990 ad Anfield, davanti a 37.758 spettatori, il Liverpool entrò in campo con le gambe stanche e la testa spenta. Per quasi un tempo il Queens Park Rangers mise in difficoltà gli uomini di Kenny Dalglish, imbambolati dai ricordi di nemmeno dodici mesi prima. La stagione 1988/1989 i Reds l'avevano iniziata da grandi favoriti dopo i due titoli inglesi conquistati consecutivamente, aveva faticato, poi, dopo un lungo inseguimento a Norwich e Arsenal, avevano agguantato la testa alla 30esima giornata a parimerito con i Gunners e in solitaria a quella successiva. Erano riusciti nel giro di una settimana a gettare al vento tutto perdendo proprio con i londinesi la partita decisiva. Quella sconfitta aveva lasciato scorie. Il Liverpool iniziò a perdere punti nelle fasi conclusive del campionato, agevolando il recupero dell'Aston Villa. E il gol di Roy Wegerle che sancì il vantaggio del Qpr fece riapparire il fantasma della beffa. Fu allora che Dalglish chiamò Steve Nicol e Ian Rush e disse loro "non me ne frega niente di niente: ora segnate. E fatelo nel minor tempo possibile". Ci impiegarono ventisei minuti a farlo. Ventisei minuti nei quali il Liverpool rischiò di crollare. Poi cross del primo, controllo di petto e tiro sul primo palo del secondo e i Reds pareggiarono. Ci pensò un rigore di John Barnes a ribaltare il risultato e a regalare il terzo successo in campionato in quattro anni al Liverpool.

 

 

Sono passati trent'anni e qualche mese nei quali il Liverpool ha conquistato due Champions League, un Campionato del mondo per club, una Coppa Uefa, tre Supercoppe europee, due F.A. Cup, tre League cup, due Charity Schield, ma mai un campionato inglese che nel frattempo, dal 20 febbraio 1992, aveva cambiato formato e nome: non più First Division, ma Premier League. Le 22 squadre affiliate alla massima serie del campionato inglese (dal 1888) infatti si separarono dalla Football League per ragioni economiche: volevano contrattare autonomamente i diritti televisivi e di sponsorizzazione.

 

C'è riuscito ieri il Liverpool a ritornare in cima al calcio inglese, 10.916 giorni dopo. E nemmeno giocando. Il titolo, il diciannovesimo della sua storia, quello mai messo in discussione da nessuno in campo, ma che ha rischiato di perdere a causa della sospensione del campionato per pandemia di Covid, i Reds l'hanno conquistato davanti alla televisione, lontano da Anfield e dal terreno di gioco, a centinaia di chilometri da Londra, da Stamford Bridge, lì dove il Chelsea di Lampard superava per 2-1 il Manchester City di Guardiola.

  

Non certo quello che aveva immaginato i tifosi dei Reds. Avrebbero voluto viversela dalle tribune di Anfield questa giornata. Neppure quello che aveva sperato Jürgen Klopp, l'allenatore del Liverpool. Ma lui se ne era già fatto una ragione qualche mese fa: "Se riusciremo a vincere il campionato? Lo spero, sarebbe difficile il contrario, l'importante è tornare a giocare, altrimenti di quello che abbiamo fatto non resterà niente. Il grande cruccio è che probabilmente lo vinceremo in uno stadio vuoto. E questo sarà desolante". L'ha vinto seduto in poltrona. Forse è andata bene così.

 

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