il foglio sportivo

La misteriosa scomparsa di Mandzukic

Roberto Perrone

Alle Juventus nessuno è indispensabile. Perché l’attaccante croato ha smesso di scrivere la storia bianconera

La scomparsa di Mario Mandzukic, anni 33, di professione centravanti, ultimo domicilio conosciuto la Continassa, centro sportivo della Juventus, non è come quella di Ettore Majorana, il famoso fisico di via Panisperna, sparito misteriosamente nel 1938, di cui si occupò anche Leonardo Sciascia, però la domanda che li accomuna è quella di Federica Sciarelli: chi l’ha visto? Il calcio, anche per i fini dicitori, in fondo è molto semplice. Pure le squadre più forti e sofisticate, in certi frangenti, ricorrono a sistemi antichi come “butta la palla dentro”. Seguendo l’assedio finale bianconero alla porta del Sassuolo, domenica scorsa all’ora di pranzo, è tornato alla mente proprio lui, Mandzukic con i suoi poderosi colpi di testa. Ma dov’è finito?

 

Marione, come lo chiamano affettuosamente i tifosi bianconeri, ha un contratto fino al 2021 e quest’estate risultava tra gli esuberi con Higuain, Dybala, Emre Can, Khedira, Matuidi. Alla fine sono rimasti tutti, ma gli altri, più o meno, sono tornati utili. Mario invece è finito nelle retrovie. Il suo nome risulta tra i panchinari nelle gare d’inizio campionato, il 24 e il 31 agosto, contro Parma e Napoli. Viene segnalato anche il 21 settembre (Juventus-Verona). Fine.

 

In questo momento si sta allenando a Torino, con i servizi della società, ma fuori squadra. Per una sua scelta condivisa dal club. Mandzukic si è auto-escluso. “Non voglio più giocare con la Juventus”. Il club è stato ben felice di assecondarlo, per non trovarsi un giocatore scontento, senza convinzione, in gruppo. Evidentemente il grado di scontentezza era più alto di quello di Emre Can, come Mandzukic escluso dalla lista Champions. Il tedesco, tra l’altro, di questa cancellazione si è lamentato pubblicamente. Mario, invece, non ha detto una parola. Però verba volant e alla fine Emre Can si è reso disponibile, raggiungendo, in minuti giocati, quasi due partite e mezzo.

 


Mario Mandzukic (foto LaPresse)


 

Mandzukic ora è il primo sulla lista dei partenti, ma a differenza di quest’estate, il suo trasloco è quasi certo a gennaio. C’era già un accordo con il Qatar ma non si è concretizzato per una questione di tasse, di palanche, insomma. In estate, poi, Mario e il suo entourage hanno detto di no a svariate proposte, comprese quelle di Psg e Siviglia. Ora, tra le sue destinazioni c’è anche il Milan, anche se non è un giovanotto come quelli sognati da Elliott. Fabio Paratici, responsabile dell’area tecnica di Madama, ha detto: “Stiamo parlando con lui alla ricerca della soluzione migliore per entrambi”. Per la società c’è quella di liberarsi di un contratto da 5 milioni l’anno, ma anche quella di ricavare qualcosa dalla vendita. Il prestito anche no.

 

Perché, mentre loro parlano, ne parliamo noi? Perché la vicenda di Mario Mandzukic è emblematica della velocità del football moderno nell’erodere certezze, nel rendere precario chiunque nel giro di pochi mesi, nel pensionare carriere gloriose. Non è una critica, non è un rilievo negativo, è la constatazione di come gli spazi per recuperare siano sempre più ristretti. Vale pure il contrario, però: Higuain e Dybala, due altri renitenti alla partenza, si sono presi il palcoscenico, facendo dimenticare Marione e oscurando CR7. Non ci credeva nessuno a fine agosto.

  

Mario Mandzukic è stato un giocatore fondamentale per la Juve, dal suo arrivo nel 2015 fino al dicembre del 2018. Ha resistito, ritagliandosi uno spazio importante, accanto a Higuain prima e a Ronaldo poi. C’è riuscito per i gol, pesanti, ma soprattutto per essere diventato un pretoriano di Max Allegri (vaffa per le sostituzioni compresi), protagonista della grande rivoluzione tattica del 2016-2017, quando si è adattato a fare l’esterno, spesso con compiti difensivi. Un trascinatore con l’impegno. Di poche parole – per le rare interviste pretendeva, malgrado la sua conoscenza di inglese e tedesco, un interprete croato in modo da usare la sua lingua madre – ma di molti fatti. Rilevanti. Dal suo primo gol in bianconero nel 2-0 alla Lazio per la Supercoppa Italiana 2015, a quello al Real Madrid nella sfortunata finale di Cardiff 2017, una rovesciata che venne premiata dall’Uefa come miglior gol della Champions (terzo nella storia a segnare in finale con due squadre diverse), fino alla doppietta nella rimonta mancata dei quarti di finale 2018 al Bernabeu.

 

 

Anche nell’anno sociale 2018-2019 Mandzukic si è dimostrato efficace accanto a Ronaldo. Tra Serie A e Champions ha raggiunto 33 presenze e 10 gol (9 più 1). Reti, al solito, pesanti: al Napoli (2), al Milan, all’Inter, alla Roma. Niente male. Ma i crudeli esegeti dei numeri rilevano che, dal 22 dicembre 2018 (alla Roma) fino all’Atalanta il 19 maggio 2019, con lo scudetto assegnato da più di un mese, non ha più segnato, con molte assenze per infortunio. Ovunque, ma alla Juve di più (è il segreto del suo successo), da sempre nessuno è indispensabile, Ronaldo a parte (per adesso) e in cima c’è chi viene giudicato poco utile alla causa. Restano riconoscenza, affetto e “torna a trovarci quando vuoi”. Dov’è Mario Mandzukic? Nella storia.

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