cerca

facce da mondiali

Il calcio tennistico di Izquierdo

L'esterno della Colombia è, forse, "il primo grande calciatore europeo della storia della Colombia". Fortuna ha voluto che ha lasciato il tennis per il pallone

24 Giugno 2018 alle 06:21

Il calcio tennistico di Izquierdo

Tra i due, quando andavano al campetto a giocare, non era lui quello bravo, il primo a essere scelto. Meglio l'altro, il fratello, "che quando toccava il pallone era sempre una meraviglia". Mica facile fare il calciatore quando il più forte in famiglia non sei tu. Aveva scelto la porta, "perché all'epoca in Colombia c'era il mito di René Higuita. E poi c'erano Faryd Mondragon e Oscar Cordoba, non solo portieri, miti", raccontò José Heriberto Izquierdo Mena, per tutti José Izquierdo. E allora i genitori gli dissero di fare quello che faceva lo zio, lasciare i campetti d'erba e spostarsi su quelli di terra battuta, dove la palla è più piccola e la si colpisce con la racchetta, ché lo zio guadagnava bene ed era più facile entrare nel giro se si era ben rappresentati. Si lasciò convincere. Ma ci volle poco per capire che quella non era la sua strada. L'allenatore batteva e lui ne prendeva una ogni due e quando questo si girava, faceva rimbalzare la pallina e iniziava a palleggiarci coi piedi. In poco tempo lasciò le polo e si rimise le maglietta. E i guanti. Perché il portiere voleva fare, seguire l'esempio del suo idolo: Higuita.

 

Poi lasciò pure il calcio.

 

Successe un giorno di primavera. Era a casa quando gli arrivò la notizia che suo fratello era morto: un colpo di sonno mentre era alla guida. Aveva 14 anni e decise che con questo sport aveva chiuso, meglio la scuola.

 

Fu lì che il pallone si ripresentò. Una partita tra facoltà classi del quarto anno. Lui ancora in porta. Qualche bel intervento, poi un retropassaggio sbagliato, lui che deve uscire e, già che c'era, non calcia fuori, supera in dribbling l'attaccante avversario, ne lascia sul prato altri due, con un doppio passo si fa beffa del difensore centrale e tira. Gol. Spettatori ammutoliti. Tra questi un signore che fa l'allenatore delle giovanili per una piccola squadra di Pereira, la sua città. Lo segnala alla società e questa convoca José, gli organizza un provino. Lui si presenta come portiere, ma gli fanno capire che fare il portiere è tempo perso perché se sei alto un metro e settantuno il fisico ti ha già fregato. Lo mettono a fare l'ala. E funziona. Torna a divertirsi.

 

Il Deportivo Pereira è una squadra di terz'ordine in Colombia, senza storia. Da lì non era mai uscito niente di buono e se hai diciott'anni e sei ancora lì vuol dire che tanto non vali. "Giocavo poco, c'era gente più capace e smaliziata di me", ricorda a Reuters Izquierdo. "Mi sentivo frustrato e ho iniziato a studiare ingegneria gestionale all'università. Ero pronto a rinunciare al calcio. Poi, l'allenatore dell'Once Caldas mi ha chiesto se potevo andarlo a trovare. Diceva che ero quello che cercava, che gli serviva un'ala come me. E così ho lasciato gli studi e sono andato a giocare lì. Se quella mossa non fosse accaduta, oggi non sarei un calciatore". Il resto ce lo ha messo lui. Tredici gol in nemmeno due stagioni, velocità e controllo palla che richiamano osservatori di tutta Europa. I più decisi sono i belgi del Club Bruges. Lì rimane tre stagioni, sino a essere eletto come migliore calciatore del torneo.

 

Un anno fa il trasferimento in Inghilterra, al Brighton & Hove Albion. E la definitiva consacrazione. Jorge Bermúdez, ex difensore della nazionale colombiana e ora commentatore per Espn Colombia ha detto che "Izquierdo è quello che mancava ai Cafeteros. Un giocatore diligente e scaltro, capace di capire che il calcio non è solo giochetti con la palla e dribbling è quello che serviva alla Nazionale. Pekerman (il ct della Colombia) ha tra le mani il primo grande calciatore europeo della storia della Colombia". E molti in Colombia non se ne erano accorti.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi