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L'exploit della Russia ai Mondiali parte dall'Italia. Parla Fabio Capello

Seconda vittoria in due partite per la nazionale russa nella Coppa del Mondo. L'ex ct non è sorpreso: "C’è una qualità discreta, non credo arriveranno fino in fondo, ma hanno assorbito certi meccanismi. Non saranno un avversario facile"

20 Giugno 2018 alle 11:41

L'exploit della Russia ai Mondiali parte dall'Italia. Parla Fabio Capello

Fabio Capello durante il periodo alla guida della Nazionale russa (foto LaPresse)

Mosca. I successi della Russia a Mondiali partono da lontano, da quel progetto monstre avviato nell’estate del 2012 che aveva messo la Nazionale russa nelle mani di Fabio Capello. Un programma a lunga scadenza che sarebbe culminato proprio nell’attuale Coppa del mondo ospitata in casa, alla quale doveva arrivare con il tecnico italiano in panchina. Il suo compito era quello di adeguare gli standard di un gruppo incapace di esprimersi ad alti livelli. Il tutto con un esborso importante da parte della Federazione, che per quel periodo ha reso Capello il terzo tecnico più pagato al mondo dopo Mourinho e Ancelotti, in virtù di un contratto di 8 milioni di euro lordi a stagione. Un matrimonio durato tre anni e mezzo, interrotto nel luglio 2015, a causa delle scorie del Mondiale brasiliano dell’anno prima: solo due punti conquistati e una precoce eliminazione alla fase a gironi.

 

Tutto il contrario di quanto sta accadendo nel torneo in corso, dove la selezione di Cherchesov è già agli ottavi. Eppure Capello non sembra essere stupito: “Negli ultimi anni sono stati fatti passi avanti importanti” ha affermato l’ex tecnico, che da qualche mese ha smesso con la panchina “in queste realtà reduci dalla lunga stagione del comunismo si tende spesso a essere approssimativi. Ma non direi che è più il caso della Russia, abile nel giocarsi la carta del Mondiale ospitato in casa sia dal punto di vista dei risultati sul campo sia investendo davvero tantissimo”.

 

L’addio anticipato alla Nazionale russa nel 2015, dopo una rescissione consensuale, ha fruttato a Capello una buonuscita di 15 milioni di euro. Nel corso della gestione non sono mancati i momenti di tensione e difficoltà, tanto che a un certo punto l’allenatore italiano è rimasto senza stipendio anche per sette mesi di fila. Ci volle l’intervento di un magnate uzbeko, Alysher Usmanov, che concesse alla federcalcio russa un credito agevolato per colmare i debiti contratti con il c.t e il suo staff italiano.

 

“Conosco benissimo la squadra che ha giocato in queste prime due partite” continua l’ex commissario tecnico friulano “ho allenato tanti di loro, c’è una qualità discreta, non credo arriveranno fino in fondo, ma hanno assorbito certi meccanismi e non saranno un avversario facile per nessuno. Io pagai molto le difficoltà di comunicazione: se tra te e i giocatori c’è una terza persona che deve tradurre ogni volta i vari concetti perdi tantissimo ed è difficile far passare il messaggio giusto”.

 

Russia a parte, Capello dice di non essere molto soddisfatto di quanto ha mostrato il Mondiale in termini di tecnica e spettacolo, puntando il dito contro le grandi: “Non credo il livello sia poi così alto, mi aspetto quindi che le big crescano partita dopo partita. Mi aspetto molto di più dal Brasile, è stata una delusione e l’aver sottovalutato la Svizzera l’hanno pagato a caro prezzo”.

 

Tra Mosca e San Pietroburgo invece l’allenatore friulano sceglie senza dubbio la capitale: “Si sente ancora quell’aria un po’ zarista, dal punto di vista logistico è perfetta per qualsiasi cosa tu voglia fare. San Pietroburgo è altrettanto carina, ma molto più moderna e quindi meno tipica direi. Una delle più belle esperienze è stata quella di partecipare alla messa ortodossa, celebrata in modo diverso dalla nostra, bella da vivere perché ti aiuta a capire molto di queste usanze e tradizioni”.

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Commenti all'articolo

  • giantrombetta

    21 Giugno 2018 - 08:08

    Caro Coluccia, mi permetto solo di osservare che Fabio Capello non e’ friulano. E’ di Pieris, piccolo orgoglioso centro della bisiacheria. Le assicuro che i pierissini si incazzano ad esser chiamati friulani. Parlano un dialetto protoveneto che nulla ha a che spartire con la lingua friulana. Chieda conferma a Fabio, quando lo rivede. Gianfranco Trombetta, per anni collega del padre di Capello alle scuole di Pieris.

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