Naomi Osaka, il futuro del tennis è qui

Giorgia Mecca

Dopo avere sconfitto Serena Williams 6-3 6-2, Naomi Osaka non ha esultato. Ci ha provato ma non non ci è riuscita. Quando l’arbitro ha annunciato la fine della partita, la tennista giapponese numero 22 al mondo, si è guardata intorno e non ha nemmeno sorriso. Non sapeva cosa pensare. Così si è avvicinata alla rete e prima di stringere la mano all’avversaria le ha fatto un inchino. Non era solo un segno di rispetto, era il suo modo di dimostrare gratitudine, riconoscenza. Naomi Osaka si è innamorata del tennis guardando giocare Serena Williams. Non poteva essere diversamente. Negli anni in cui Osaka cominciava a tenere in mano la racchetta, la più giovane delle Williams stava divorando il tennis mondiale. Wimbledon, Roland Garros, Olimpiadi, Australian Open e Flushing Meadow: in quegli anni era tutto di Serena, che ogni volta in cui si trovava dentro a un campo urlava, si disperava, tremava di paura ma subito dopo reagiva e ruggiva. Quando le avversarie aggredivano la pallina e provavano a farle male lei colpiva più forte. E’ a questo che servono le spalle grosse, massacrate da milioni di ore di allenamenti. Il tennis è uno sport feroce. Per la giapponese all’inizio è stato una tortura, non riusciva a contenere la rabbia. Ogni punto sbagliato era motivo di frustrazione: tirava la racchetta per aria, scagliava la pallina il più lontano possibile, si arrabbiava con tutti. Ma la rabbia da sola non serve a niente. In quei momenti, la ragazza pensava: “Che cosa farebbe Serena al posto mio?”. La risposta era semplice e documentata: sarebbe inciampata sulle sue gambe ingombranti sotto gli occhi di tutti e sotto gli occhi di tutti si sarebbe rialzata per ricominciare da capo. Naomi non ci riusciva. Aveva i nervi fragili. Guardandola giocare, però, qualcuno aveva cominciato a credere in lei.

 

Pochi giorni fa, durante il torneo di Indian Wells, Naomi Osaka ha battuto Maria Sharapova e Simona Halep, la numero uno al mondo. Domenica scorsa ha conquistato il primo titolo Premier sconfiggendo Daria Kasaktina, anche lei ventenne. Che cosa ha capito Naomi Osaka in questi mesi? Poche cose, ha ammesso lei. “Ho imparato a contenere la rabbia, a stringere i denti e a gestire i nervi”. L’altra notte durante il primo turno del torneo di Miami, la giapponese riusciva a malapena ad alzare lo sguardo. Dall’altra parte della rete, per la prima volta in carriera, c’era la donna che l’ha fatta diventare una tennista. Serena Williams, appena rientrata dopo la maternità, adesso è numero 491 al mondo. Sta cercando di ritrovare il suo tennis, l’altra notte le è capitato di ridere di se stessa e dei colpi che non riesce più a fare. Naomi Osaka non ha infierito, voleva soltanto che la tennista americana si accorgesse di lei, dimostrarle di meritarsi quella partita. Se avesse guardato la partita da casa avrebbe tifato contro se stessa. “Non è stato facile staccarmi emotivamente da ciò che avevo davanti agli occhi”, ha detto la tennista alla fine. “Ero confusa: il rispetto che provo per lei rappresenta un ostacolo, ma io gioco a tennis e le tenniste vogliono vincere”. Che cosa avrebbe fatto Serena al suo posto? Avrebbe pensato a vincere, e nient’altro. Così ha fatto anche Naomi Osaka. Serena può tornare a essere Serena. Ma il tennis femminile ha un futuro a prescindere da lei.

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