C'è chi vinceva senza sapere andare in bicicletta, Michel Pollentier: meno 41 al Giro100

Giovanni Battistuzzi

Il Giro del 1977 lo vince a sorpesa il gregario belga di Freddy Maertens, uno tra i più antiestetici ciclisti mai visti in una grande corsa a tappe

Michel Pollentier mica ci voleva andare in bicicletta, voleva fare il motocross, saltare su una moto e provare a volare sulle cunette. I tempi però erano quelli che erano e negli anni Cinquanta in Belgio era molto più facile fare il corridore che il motociclista. Prese una bici che i suoi amici pedalavano da anni e iniziò quasi subito a staccarli. Si decise che in mancanza di una moto, la bicicletta poteva essere una buona soluzione, anche per guadagnarci qualcosa.

 

Michel Pollentier mica era uno che si stancava. Nel 1972, tra i dilettanti, scattò al pronti via e si fece centonovanta chilometri filati da solo. Lo raggiunsero a qualche decina di metri dall’arrivo: arrivò sesto. Con la beffa giunse però anche Nöel Foré, il direttore sportivo della Flandria, con un berrettino rosso: “A Maertens serve un apripista e noi serve un tizio come te”. Passò professionista l’anno dopo.

Michel Pollentier mica era un infedele. Alla Flandria erano stati chiari: serviva un gregario. E lui si mise a farlo in silenzio. Se lo ricordò anche nel 1974 durante il Giro del Belgio quando era rimasto l’unico tra gli avanguardisti davanti al gruppo e mancavano due chilometri all’arrivo: aspettò Maertens, gli tirò la volata, arrivò decimo. Fedeltà assoluta alla causa e rispetto delle promesse. E così quando al Mugello nel Giro d’Italia del 1977 Freddy Maertens si ruppe un polso in una caduta allo sprint e si dovette ritirare, gli chiese di vincere una tappa per portare a casa un po’ di premi per la squadra, lui obbedì. E oltra alla tappa, per non sbagliarsi, vinse il Giro.

Michel Pollentier mica era bello. Con i capelli biondicci e stopposi, la fronte che alta com’era raggiungeva metà cranio. Dettagli che passarono inosservati quando sul Passo di Carlo Magno si presentò solo in testa con Baronchelli. Braccia larghe, gambe ancor di più e le spalle che sembravano un terremoto. Pedalava e sembrava una tarantola incapace di procedere dritto. Pedalava e pareva che nessuno gli avesse mai insegnato come si faceva.

 

Michel Pollentier mica era banale. Faticava, provava la mattata e scherzava. Anche al controllo antidoping sull'Alpe d'Huez al Tour de France del 1977 rideva. Smise quando i medici gli trovarono un preservativo pieno di urina di chissàchi sotto l'ascella e un sistema di canule che doveva simulare la normale fuoriuscita. Fu squalificato e non rise più molto.

 

Vincitore: Michel Pollentier in 107 ore 27 minuti e 16 secondi;

secondo classificato: Francesco Moser a 2 minuti e 32 secondi; terzo classificato: Giambattista Bronchelli a 4 minuti e 2 secondi;

chilometri percorsi: 3.968.

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