di Lorenzo Borga
Bene il turismo, ma non è il nostro petrolio

Piazza San Marco a Venezia, circa 1952 (GettyImages)
Turismo come il petrolio?
Bassa produttività, bassi investimenti, bassi salari
Si tratta di uno dei valori più bassi tra i servizi - in cui la media è di oltre 40mila euro all’anno - e lontano anni luce dalle somme dell’industria, in cui il valore medio è pari a circa 3 volte tanto. La bassa produttività ha i suoi effetti negativi. Se si produce minor valore, più ridotti sono anche i salari: la torta è infatti più piccola e minori saranno dunque anche le fette tagliate e divise tra lavoratori (salari) e proprietà (profitti). Il turismo, in particolare i servizi di alloggio e ristorazione, presenta infatti il minor costo del lavoro (rappresentato in gran parte dallo stipendio) tra i servizi. A una conclusione simile arriva il report di Jobpricing realizzato per Il Sole 24 ore, che individua il turismo e l’ospitalità organizzata (hotel e strutture extra-alberghiere) tra i cinque settori in cui i lavoratori sono peggio retribuiti, rispettivamente il 10 e il 20 per cento in meno rispetto al salario medio. A contribuire negativamente potrebbero essere anche l’evasione e il lavoro nero, particolarmente frequenti nelle attività turistiche, ma non fino al punto di far scomparire il problema. Di nuovo a fondo classifica si trova il settore turistico per quanto riguarda gli investimenti: poco più di 2mila euro all’anno per addetto, meno della metà della media dei servizi e ancora una volta distantissimo dagli investimenti del settore manifatturiero (8mila euro all’anno per addetto).
Problema italiano?
Il turismo fa crescere (poco)
È interessante inoltre confrontare il risultato sulla base dei punti di partenza delle province italiane prese in considerazione. L’effetto risulta maggiore per le province che partivano da bassi livelli di valore aggiunto pro capite e ridotti tassi di occupazione nel turismo, quindi soprattutto al sud. Nel centro-nord invece l’effetto della crescita della spesa turistica sul Pil è minore al risultato medio. Questo sembra significare che i ricavi dalle attività turistiche possono crescere, ma oltre una certa soglia la progressione riduce l’impatto positivo sul sistema economico. Come se esistessero – questa è l’ipotesi dei ricercatori della Banca d’Italia – fenomeni di congestione territoriale.