La buona Italia che non vediamo

Le piazze in rivolta conquistano gli osservatori, i numeri molto meno. Ma come stanno davvero gli italiani? Quali sono i problemi veri e quelli un po’ più farlocchi? Un gran racconto dell’Istat

31 OTT 26
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Il 26 ottobre 2026 l’Istat ha pubblicato la tredicesima edizione del Rapporto sul benessere equo e sostenibile che misura la qualità della vita in Italia attraverso 148 indicatori in 12 ambiti. Il quadro segnala progressi nella salute, nell’occupazione e nei redditi, insieme a divari territoriali, generazionali e di genere ancora marcati. I dati descrivono soprattutto il 2025 e ricostruiscono le tendenze dal 2014, con confronti europei e, per alcuni indicatori, serie che risalgono al dopoguerra.

Il benessere in Italia

- Su 132 indicatori confrontabili con l’anno precedente, 54 migliorano, 55 restano stabili e 23 peggiorano. Nel lungo periodo migliorano 70 indicatori su 133, ne peggiorano 24; per i restanti 39 non emerge una tendenza univoca.
- Tutte le regioni del Centro-Nord, tranne il Lazio, superano la media nazionale in almeno metà degli indicatori regionali. Nel Mezzogiorno, escluso l’Abruzzo, prevalgono invece i valori inferiori alla media italiana.
- Friuli-Venezia Giulia e Province autonome di Trento e Bolzano superano la media italiana in almeno 10 dei 12 domini del benessere. Campania, Puglia e Calabria registrano invece risultati peggiori del riferimento nazionale in almeno 10 domini.
- Il divario Nord-Mezzogiorno è forte per lavoro, benessere economico e relazioni sociali. Abruzzo e Sardegna raggiungono spesso la media italiana; nell’innovazione, ricerca e creatività emergono ritardi anche in Valle d’Aosta e Liguria.
- Sicurezza, benessere soggettivo e ambiente seguono geografie più articolate. Nella sicurezza il Mezzogiorno, esclusa la Campania, supera la media nazionale; reati predatori e violenze penalizzano le aree metropolitane del Centro-Nord, soprattutto Lazio, Lombardia, Emilia-Romagna e Toscana.
- Nel confronto europeo su 40 indicatori, l’Italia ha risultati migliori della media UE27 per 12 e peggiori per 18. I risultati migliori riguardano salute, sicurezza e parte dell’ambiente; le criticità maggiori istruzione, lavoro, innovazione, ricerca e creatività.
- Rispetto alla media UE27, l’Italia ha 14,2 punti percentuali in meno di persone con almeno il diploma e 13,7 di laureati, con divari maggiori tra gli uomini. Competenze digitali almeno di base: 54,3% contro 60,4%. Giovani che non lavorano né studiano: 13,3% contro 11,0%.
- L’occupazione è inferiore alla media UE27 di 8,5 punti percentuali: 13,3 tra le donne, 3,8 tra gli uomini. Restano criticità nella mancata partecipazione e nel part-time involontario, con uno svantaggio di 4,6 punti nel complesso e 8,2 tra le donne.
- L’Italia è sotto la media UE27 per lavoratori della conoscenza (-8,1 punti percentuali) e spesa in ricerca sul Pil (1,40% contro 2,26%). Gli investimenti in proprietà intellettuale crescono più della media europea, ma meno che in alcuni principali paesi membri.
- Il rischio di povertà supera la media UE27 di 2,3 punti percentuali. L’Italia è svantaggiata anche per difficoltà ad arrivare a fine mese e disuguaglianza dei redditi; va meglio per sovraccarico dei costi abitativi e grave deprivazione materiale e sociale.
- La speranza di vita supera la media UE27 di 2,2 anni: 2,7 per gli uomini, 1,6 per le donne. La mortalità evitabile è di 16,0 decessi standardizzati ogni 10.000 residenti, contro 23,8 nell’UE27. Anche gli omicidi sono meno frequenti, per entrambi i sessi.

Salute

- Nel 2025 la speranza di vita raggiunge il massimo di 83,7 anni: 81,7 per gli uomini e 85,7 per le donne. Le stime provvisorie indicano un aumento di 0,2 anni sul 2024; nel 2014 la media era di 82,6 anni.
- Dal 2004 al 2025 il vantaggio femminile nella speranza di vita scende da 5,7 a 4,0 anni, grazie ai maggiori progressi degli uomini. Raddoppia invece la distanza tra Nord e Mezzogiorno, da 0,7 a 1,4 anni.
- Dopo quattro anni di calo, nel 2025 torna a crescere la speranza di vita in buona salute alla nascita: 59,1 anni, contro i 58,2 del 2024.
- A 65 anni, nel 2025 la speranza di vita senza limitazioni nelle attività è di 10,8 anni per entrambi i sessi. Dal 2008 il guadagno è di 1,7 anni per gli uomini e 1,8 per le donne.
- Nel 2025 l’indice di salute mentale è a 68,7 punti, stabile sul 2024 e sopra il 68,1 del 2016. I giovani stanno meglio degli anziani, ma il divario si è quasi dimezzato dal 2016, per il peggioramento dei primi e il miglioramento dei secondi.
- Nel 2025 il 47,2% delle persone di almeno 75 anni presenta cronicità e limitazioni gravi: dato stabile sul 2024, sotto il 51,9% del 2014. La quota è del 53,4% tra le donne e del 38,5% tra gli uomini; sale dal 40,0% a 75-79 anni al 58,6% dagli 85 anni.
- Nel 2023 la mortalità evitabile tra 0 e 74 anni è di 16,0 decessi ogni 10.000 residenti, contro 18,2 nel 2014. Resta più alta tra gli uomini: 20,9 contro 11,4 tra le donne.
- Nel 2023 la mortalità infantile sale da 2,5 a 2,6 decessi ogni 1.000 nati vivi: 2,8 tra i maschi, 2,4 tra le femmine, in calo sul 2014 rispettivamente di 0,2 e 0,1 decessi ogni 1.000 nati vivi. I valori più alti sono al Sud (2,9) e nelle Isole (3,3); solo al Sud il dato diminuisce sull’anno precedente.
- Nel 2023 la mortalità per tumori tra 20 e 64 anni scende a 7,4 decessi ogni 10.000 residenti, da 7,6 nel 2022 e 9,1 nel 2014. I tassi sono 8,3 al Sud, 7,9 nelle Isole, 7,2 al Centro e nel Nord-ovest, 6,6 nel Nord-est.
- Nel 2023 la mortalità per demenze e malattie del sistema nervoso dai 65 anni è di 32,9 decessi ogni 10.000 residenti, contro 35,3 nel 2022 e 28,2 nel 2014. Scende al Centro da 35,2 a 32,0, al Nord da 37,3 a 34,5 e nel Mezzogiorno da 32,2 a 31,0.
- Nel 2025 la mortalità stradale tra i 15 e i 34 anni è stabile a 0,6 decessi ogni 10.000 residenti, contro 0,7 nel 2014. Il divario di genere resta forte: 1,0 tra gli uomini e 0,2 tra le donne.
- Nel 2025 è sedentario il 29,8% delle persone dai 14 anni: -2,8 punti percentuali sul 2024 e -10,6 sul 2014. Il calo dal 2014 è maggiore dai 55 anni (-13 punti) e nel Mezzogiorno (-12,4). Il rapporto tra meno e più istruiti sale però da 2 a 1 a 3 a 1.
- Nel 2025 il 44,7% degli adulti è in eccesso di peso, stabile sul 2024 (45,2%). La quota è del 49,3% nel Mezzogiorno e del 41,9% nel Nord-ovest e al Centro; tocca il 55,5% a 65-74 anni. Dai 25 anni riguarda il 56,5% di chi ha al massimo la licenza media e il 35,8% dei laureati.
- Nel 2025 il 16,5% delle persone dai 3 anni consuma almeno quattro porzioni quotidiane di frutta o verdura, stabile sul 2024 ma sotto il quasi 20% del 2016-2018. Le donne sono al 18,6%, gli uomini al 14,3%; il calo dal 2016-2018 è maggiore tra le donne (-4,3 punti contro -2,3). Laureati al 21,4%, persone con licenza media al 17,0%.
- Nel 2025 fuma il 20,0% delle persone dai 14 anni: 23,5% degli uomini e 16,6% delle donne. Dal 2014 l’abitudine cala di 0,8 punti percentuali tra gli uomini e cresce di 1,4 tra le donne.
- Nel 2025 il consumo di alcol a rischio riguarda il 15,8% delle persone dai 14 anni, con un massimo del 18,0% al Nord. Gli uomini sono al 22,0%, le donne al 9,9%. Il divario scende da 15,1 punti nel 2014 a 12,1: il consumo aumenta tra le donne e cala tra gli uomini.

Istruzione e formazione

- Nel 2023-2025 frequenta servizi educativi per l’infanzia il 37,4% dei bambini di 0-2 anni, contro il 19,6% di dieci anni prima. Le quote sono del 29,4% al Sud, del 32,2% nelle Isole e del 43,3% al Centro.
- Nel 2024/25 il 95,3% dei bambini di 4-5 anni frequenta la scuola dell’infanzia o il primo anno della primaria. Il valore minimo è al Centro (92,7%), il massimo al Sud (97,9%).
- Nel 2025/26 non raggiunge competenze sufficienti in terza media il 43,1% degli studenti in italiano e il 45,5% in matematica. Erano il 41,4% e il 44,3% nel 2024/25, il 34,4% e il 39,3% nel 2017/18. Dal 2021 non si torna ai livelli pre-pandemia; peggio Mezzogiorno e stranieri.
- Nel 2025 i 18-24enni con al massimo la licenza media e fuori dall’istruzione o formazione scendono all’8,2%, sotto l’obiettivo europeo del 9% per il 2030. Restano divari a danno dei ragazzi (10,1% contro il 6,2% delle ragazze) e delle Isole (13,7%).
- Nel 2025 i Neet, giovani di 15-29 anni che non lavorano né studiano, scendono al 13,3%, dal 23,7% del 2020. Le donne restano al 14,9%, contro l’11,8% degli uomini; il Mezzogiorno conserva i valori più alti.
- Dopo anni di miglioramento, nel 2025 restano stabili le quote di diplomati e laureati. Il 67,0% dei 25-64enni ha almeno una qualifica o un diploma superiore (66,7% nel 2024): donne al 69,6%, uomini al 64,3%. I 25-34enni con titolo terziario sono il 31,3%. Il minimo femminile, 31,8% nel Mezzogiorno, supera il massimo maschile, 27,0% al Centro. Italia ancora tra le ultime posizioni europee.
- Nel 2024 sale dal 52,4% al 54,1% la quota di diplomati iscritti all’università nello stesso anno del diploma; nel 2014 era il 49,1%. Il divario tra donne (61,3%) e uomini (46,9%) resta ampio.
- Nel 2023 i laureati nelle discipline scientifiche e tecnologiche Stem sono 19,0 ogni 1.000 residenti di 20-29 anni, contro 17,7 nel 2022 e 13,9 nel 2014. Le discipline comprendono scienze, matematica, statistica, informatica, ingegneria e architettura. Le donne sono meno rappresentate: 15,2 laureate ogni 1.000 coetanee, contro 22,4 uomini ogni 1.000.
- Nel 2025 ha competenze digitali almeno di base il 54,3% dei 16-74enni: +8,4 punti sul 2023, ma 6,1 sotto la media UE27 (60,4%). Vanno meglio giovani e più istruiti. Il Mezzogiorno resta indietro, salvo la Sardegna, poco sotto la media italiana.
- Nel 2025 il 10,8% dei 25-64enni partecipa alla formazione continua. La quota supera stabilmente l’8,1% del 2018 e 2019, ma resta sotto il 13,7% della media europea.
- Nel 2025 il 40,0% delle persone dai 6 anni svolge almeno due attività culturali fuori casa, massimo dal 2014. Donne al 41,1%, uomini al 38,9%, giovani ai livelli più alti. L’indicatore comprende cinema almeno quattro volte; teatro, musei o mostre, siti archeologici o monumenti, concerti di musica classica o opera e altri concerti almeno una volta in dodici mesi. Il divario per istruzione è ampio: 68,7% tra chi ha un titolo terziario, 14,5% tra chi ha al massimo la licenza media.
- Nel 2025 il 36,1% delle persone dai 6 anni legge almeno quattro libri l’anno per motivi non scolastici o professionali, o quotidiani almeno tre volte la settimana, anche in formato digitale: stabile sul 2024, sotto il 37,9% del 2014. I lettori frequenti di quotidiani scendono dal 28,8% del 2016 al 21,1%; quelli di almeno quattro libri restano intorno al 23%.
- Nel 2025 il 15,1% delle persone dai 3 anni va in biblioteca almeno una volta l’anno, vicino al 15,3% del 2019. Le quote più alte riguardano bambini fino a 14 anni (34,4%) e 15-24enni (27,4%); solo questi ultimi restano in netto calo sul 2019 (-8,3 punti).

Lavoro e conciliazione dei tempi di vita

- Nel 2025 l’occupazione dei 20-64enni sale di 0,5 punti al 67,6%, soprattutto tra donne e adulti più anziani. Per il terzo anno cresce di più nel Mezzogiorno, fermo però al 54,2%, contro il 75,3% del Nord e il 72,2% del Centro. Nel Mezzogiorno lavorano quattro donne su dieci, contro quasi sei nella media italiana.
- Nel 2025 la mancata partecipazione al lavoro scende dal 13,3% al 12,6%: 6,8% al Nord, 9,4% al Centro, 23,8% nel Mezzogiorno. Tra i laureati di 25-74 anni la distanza Mezzogiorno-Nord è più contenuta, pari a 6,4 punti percentuali.
- Mentre diminuisce il lavoro a termine, la quota di chi lo svolge da almeno cinque anni con lo stesso datore sale dal 19,4% al 21,3%. Tra 2024 e 2025 passa a un lavoro stabile il 12,3% dei lavoratori a termine, contro il 16,6% nel biennio precedente.
- Nel 2025 il 20,9% degli occupati con titolo terziario di 25-64 anni svolge un lavoro poco o mediamente qualificato. La quota sale al 54,8% tra gli stranieri (italiani al 19,2%), al 23,9% tra le donne (uomini al 17,0%) e al 23,7% tra i 25-34enni.
- Nel 2025 il 7,7% degli occupati lavora part-time perché non ha trovato un posto a tempo pieno, 0,8 punti in meno in un anno. Il part-time involontario riguarda il 12,8% delle occupate, oltre il triplo del 4,0% degli uomini.
- Nel 2025 il rapporto, per 100, tra il tasso di occupazione delle donne di 25-49 anni con figli di 0-5 anni e quello delle coetanee senza figli resta a 75,1. Nel Mezzogiorno il rapporto è più basso, 74,2, pur migliorando sull’anno precedente.
- Nel 2023 il 52,4% degli occupati di 15-64 anni supera le 60 ore settimanali tra lavoro retribuito e familiare. Tra le donne la quota è del 54,6%: il lavoro familiare assorbe oltre un terzo delle ore complessive, contro circa il 13% per gli uomini.
- Nel 2023, nelle coppie con entrambi i partner occupati, le donne di 25-64 anni svolgono il 68,9% del lavoro familiare, quota invariata in dieci anni. L’asimmetria è minore al Nord e tra le più istruite, ma il carico femminile non scende sotto il 66%.
- Nel 2025 gli occupati che lavorano almeno in parte da casa scendono dal 10,3% all’8,2%. Il dato cala dal 2022, ma resta sopra il 4,8% del 2019.
- Nel 2025 gli occupati molto soddisfatti del lavoro, con voti da 8 a 10, scendono dal 51,1% al 47,8%. Cala però dal 3,2% al 2,3% chi ritiene probabile perdere il posto entro sei mesi e ritiene improbabile trovarne uno simile.

Benessere economico

- Nel 2025 il reddito medio disponibile pro capite cresce del 2,4% a prezzi correnti, dopo il +3,0% del 2024. Al netto dell’inflazione, l’aumento nel biennio è del 2,2%.
- Le famiglie che dichiarano un peggioramento economico rispetto all’anno precedente scendono al 26,2% nel 2025, dal 29,5% del 2024 e dal 33,9% del 2023, vicine al minimo precedente la pandemia: 25,8% nel 2019.
- Nel 2025 il rischio di povertà resta stabile, al 18,6% dal 18,9% del 2024. Diminuisce la disuguaglianza dei redditi, misurata dal rapporto tra quanto percepisce il quinto più ricco della popolazione e quanto riceve il quinto più povero.
- Tra le persone dai 25 anni con al massimo la licenza media, il rischio di povertà è del 25,9%, oltre 3,5 volte il 7,1% dei laureati. Nel Mezzogiorno raggiunge il 51,8% tra i 25-44enni con al massimo la licenza media.
- Nel 2025 è in povertà assoluta l’8,0% delle famiglie: oltre 5,4 milioni di persone, il 9,3% dei residenti. Più esposte le famiglie numerose e quelle con almeno un figlio minore. L’incidenza individuale è 11,5% nel Mezzogiorno, 8,5% al Nord e 7,4% al Centro, contro 12,5%, 8,8% e 7,6% nel 2024.
- Dal 2014 al 2025 la povertà assoluta individuale aumenta dal 6,9% al 9,3%: 2,4 punti percentuali in più.
- Nel 2025 aumentano i costi di acquisto, affitto e servizi dell’abitazione, ma il sovraccarico delle spese per la casa resta intorno al 5%, anche grazie alla crescita del potere d’acquisto dei redditi familiari.
- Le persone in famiglie a bassa intensità lavorativa scendono dal 9,2% del 2024 all’8,2% del 2025: i componenti di 18-64 anni lavorano meno di un quinto del tempo disponibile. Il calo, legato alla crescita dell’occupazione, è più forte al Centro: dal 7,8% al 5,5%.
- Nel 2025 il 7,5% delle persone vive in famiglie che arrivano a fine mese con grande difficoltà. La quota sale al 12,3% nel Mezzogiorno; il Centro ha il valore più basso, 4,7%, ma peggiora rispetto al 2024.
- Nel 2025 è a rischio di povertà o esclusione sociale il 22,6% dei residenti in Italia, contro il 20,9% nell’UE. L’Italia è ventunesima tra i 27 paesi dell’Unione.

Relazioni sociali

- Nel 2025, dai 14 anni, è molto soddisfatto delle relazioni familiari il 33,8%, stabile, e delle amicizie il 23,4%, +0,9 punti sul 2024. Nel Nord-est le quote sono 38,7% e 27,2%; al Sud, dove sono più basse, 27,7% e 19,3%.
- Nel 2025 l’82,9% delle persone dai 14 anni ritiene di poter contare su amici, vicini o parenti non conviventi in caso di bisogno, dato stabile. Si va dall’81,5% del Sud all’85,9% delle Isole, dove la quota aumenta di 3,8 punti in un anno.
- Nel 2025 il 30,3% delle persone dai 14 anni partecipa ad associazioni ricreative, culturali, politiche, civiche, sportive, religiose o spirituali: +1,4 punti sul 2024. La crescita è attribuita esclusivamente alle donne, per le quali l’aumento è di 2,1 punti.
- Nel 2025 partecipa alla vita civica e politica il 59,6% della popolazione, circa sei persone su dieci, dato stabile sul 2024. Crescono l’informazione politica (+1,3 punti) e le conversazioni sulla politica (+1,6); diminuisce chi esprime opinioni sociali o politiche attraverso siti e social media (-1,9).
- Nel 2025 il 22,0% ritiene affidabile la maggior parte delle persone, dato stabile. La fiducia cala tra i 25-34enni al 21,1% (-3,1 punti), soprattutto tra gli uomini: 21,0%, -5,2 punti. Resta più alta nel Nord-est (25,6%) e più bassa nelle Isole (17,6%).
- Nel 2025 il 9,2% delle persone dai 14 anni ha fatto volontariato nell’ultimo anno, +0,8 punti sul 2024. Tra i 35-44enni la quota sale al 10,4% (+2 punti), al 10,9% tra gli uomini (+3). Stabile all’11,9% chi finanzia associazioni.
- Tra i laureati dai 25 anni sono più alte le quote di chi è molto soddisfatto delle relazioni familiari (37,1%) e amicali (26,6%), ha reti di sostegno (88,3%), partecipa alla vita sociale (50,3%) e civica (79,1%), si fida degli altri (34,7%), fa volontariato (16,2%) e finanzia associazioni (24,5%).
- Nel 2024 le istituzioni non profit salgono a 63,2 ogni 10.000 abitanti, da 62,9 nel 2023; i dipendenti crescono del 2,8%. Sono più diffuse al Centro (70,3 ogni 10.000 abitanti), mentre l’aumento maggiore è al Sud, da 51,5 a 52,8.

Politica e istituzioni

- Nel 2025 forze dell’ordine e vigili del fuoco ricevono la fiducia più alta: 7,4 su 10. Le altre istituzioni restano sotto la sufficienza; i partiti politici si fermano a 3,4. (segue nell’inserto XVI)
- Nel 2025 le donne sono il 43,5% dei componenti dei consigli di amministrazione delle società quotate, contro il 22,7% del 2014. La quota supera il 40% dal 2021, ma resta sotto l’obiettivo del 45% della Strategia nazionale per la parità di genere 2021-2026.
- Le donne elette alla Camera e al Senato nella XIX legislatura sono il 33,7%, contro il 35,4% del 2018. La quota italiana è in linea con la media UE del 2025, pari al 33,9%.
- Nei consigli regionali le donne salgono al 26,8% nel 2025: +0,4 punti sul 2024 e +10,8 sul 2014. Restano lontani l’obiettivo del 40% della Strategia nazionale per la parità di genere e la media UE del 36,4%, superiore di oltre nove punti.
- Alle europee del 2024 l’affluenza italiana scende al minimo storico del 49,7%, per la prima volta sotto il 50%, proseguendo il calo iniziato nel 2004.
- Nel 2025 la durata media effettiva dei procedimenti civili è di 409 giorni, 37 meno del 2024. Nel Nord-ovest sono 266, nel Nord-est 257, meno della metà dei 574 del Sud e dei 550 delle Isole. Al Centro la durata media è di 367 giorni.
- Dal 2014 il Sud riduce la durata dei procedimenti civili da 814 a 574 giorni, quasi otto mesi in meno. Nello stesso periodo le Isole guadagnano meno di un mese e mezzo, il Centro-Nord meno di un mese: il miglioramento più consistente è dunque al Sud.
- Nel 2025 le carceri ospitano il 123,8% della capienza regolamentare, contro il 120,6% del 2024 e il 108,0% del 2014. Gli istituti oltre il 150% sono 54, dai 30 del 2014. In undici anni i posti aumentano del 3,3%, i detenuti del 18,4%.

Sicurezza

- Nel 2025 il 55,9% delle persone dai 14 anni si sente molto o abbastanza sicuro camminando da solo al buio nel proprio quartiere, dato stabile rispetto al 56,7% del 2024 e al 56,2% del 2014: 67,6% degli uomini e 44,9% delle donne. Il divario di genere è maggiore fino ai 34 anni. La quota è 60,5% tra i laureati, 73,0% tra i laureati uomini e 50,8% tra chi ha al massimo la licenza media; tra queste donne scende al 39,5%.
- Nel 2025 il 27,0% delle famiglie giudica la propria zona molto o abbastanza a rischio di criminalità, contro il 26,6% del 2024 e il 41,1% del 2015. Le quote maggiori sono al Centro (31,0%) e nel Nord-ovest (29,6%), la minore nelle Isole (17,4%); seguono il Nord-est al 24,6% e il Sud al 26,7%. Il degrado è osservato spesso dall’8,2% delle persone, contro il 7,7% del 2024 e il 9,7% del 2014: quasi il 10% al Centro e nel Nord-ovest, 5,3% nelle Isole e 7,1% nel Nord-est. L’indicatore considera persone che si drogano o spacciano, prostitute in cerca di clienti e vandalismo contro beni pubblici.
- Nel 2025, nei comuni fino a 2.000 abitanti, si sente molto o abbastanza sicuro al buio il 73,8% delle persone dai 14 anni, contro il 43,9% nei centri delle grandi aree urbane. Il rischio di criminalità è percepito dal 6,6% delle famiglie nei piccoli comuni e dal 48,4% nei centri metropolitani; il degrado dal 2,3% e dal 18,0% delle persone.
- Nel 2025, tra le donne di 16-70 anni, il 6,0% ha subìto violenza fisica da un uomo nei cinque anni precedenti l’intervista e il 7,0% violenza sessuale, comprese le molestie con contatto; il 3,9% violenza fisica o sessuale nella coppia. Rispetto al 2014 calano lievemente la violenza fisica e quella di coppia, mentre la sessuale resta stabile.
- Nel 2025 subiscono furti in casa 7,7 famiglie ogni 1.000, contro 8,5 nel 2024 e 16,3 nel 2014. I borseggi colpiscono 4,7 persone ogni 1.000 abitanti, contro 5,1 e 6,9; le rapine 1,0, contro 1,1 e 1,6. I tre indicatori sono pressoché stabili nell’ultimo anno e in miglioramento rispetto al 2014; per i furti in casa l’incidenza è più che dimezzata.
- Nel 2025 i furti in casa colpiscono 10,1 famiglie ogni 1.000 nel Nord-est, 9,2 al Centro, 8,6 nel Nord-ovest, 5,1 al Sud e 3,3 nelle Isole. I borseggi raggiungono 9,5 vittime ogni 1.000 abitanti al Centro e 5,5 nel Nord-ovest, contro 1,5 al Sud e 0,8 nelle Isole. Per le rapine i valori più alti sono nel Nord-ovest (1,4) e nel Nord-est (1,2), il minimo nelle Isole (0,4).
- Nel 2024 gli omicidi sono 328, contro 344 nel 2023: 0,56 ogni 100.000 abitanti, da 0,58 nel 2023 e 0,79 nel 2014. Le vittime sono 215 uomini e 113 donne, rispettivamente 0,75 e 0,37 ogni 100.000 abitanti dello stesso sesso.
- Nel 2024 il 92,2% delle donne uccise conosceva l’autore: partner attuale nel 47,4% dei casi, ex partner nel 6,0%, familiare nel 31,9%, altra persona conosciuta nel 6,9%. Tra gli uomini, oltre il 60% è ucciso da uno sconosciuto o da un autore non identificato.

Benessere soggettivo

- Nel 2025 il 47,6% delle persone dai 14 anni è molto soddisfatto della vita, con voti da 8 a 10: +1,3 punti sul 2024. L’aumento sfiora i tre punti sia tra i 65-74enni, al 48,1%, sia dai 75 anni, al 43,0%.
- Tra i 65-74enni le donne molto soddisfatte della vita sono il 45,4%, 5,7 punti meno degli uomini. Dai 75 anni le quote sono 39,9% e 47,3%. Nell’intera popolazione il vantaggio maschile è di 2,4 punti.
- La quota di persone molto o abbastanza soddisfatte del tempo libero sale dal 66,4% del 2024 al 67,3% del 2025: 69,5% tra gli uomini e 65,2% tra le donne. Tra i 14-19enni è soddisfatto l’83,5% dei ragazzi e il 78,4% delle ragazze: il divario di genere emerge anche tra i più giovani.
- Nel 2025 il 30,8% delle persone dai 14 anni prevede che la propria condizione migliorerà nei prossimi cinque anni, mentre il 12,0% si aspetta un peggioramento. Gli indicatori sono stabili.
- I molto soddisfatti della vita sono il 50,3% nel Nord-ovest, il 41,6% al Sud e il 49,6% nelle Isole, sopra la media nazionale del 47,6%. Per il tempo libero, Nord al 69,6% e Mezzogiorno al 64,7%. Prevede miglioramenti il 32,3% nel Nord-ovest e il 28,9% al Sud, dove è minore anche la quota di pessimisti (10,9%).
- Nel 2025, dai 25 anni, è molto soddisfatto della vita il 52,0% dei laureati, il 47,0% dei diplomati e il 44,0% di chi ha al massimo la licenza media. Per il tempo libero si va dal 64,0% dei meno istruiti al 67,2% dei laureati. Tra i primi il 16,3% prevede miglioramenti e il 17,0% peggioramenti; tra i laureati le quote sono 39,1% e 9,6%.

Paesaggio e patrimonio culturale

- Nel 2024 la spesa corrente dei comuni per la cultura sale a 23,5 euro per abitante: un euro in più sul 2023 e 6,2 sul minimo del 2020. Restano forti divari: dai 6,4 euro della Campania ai 65,3 della provincia di Bolzano. Tra le regioni a statuto ordinario, il massimo è in Toscana, con 38 euro.
- Nel 2025 musei, siti archeologici e monumenti aperti al pubblico sono 1,55 ogni 100 km², contro 1,46 nel 2022 e 1,62 nel 2019. I visitatori aumentano del 30,5% sul 2022 e dell’8,4% sul 2019. La densità delle strutture ponderata per i visitatori conferma la concentrazione nei grandi poli culturali: Lazio 6,79 ogni 100 km², Campania 3,53 e Toscana 2,99.
- Nel 2024 gli agriturismi sono 8,7 ogni 100 km². La crescita rallenta dal 4,1% del 2019 allo 0,9%, ma resta più sostenuta nel Mezzogiorno: +2,5%, con una densità di 4,2 aziende ogni 100 km². Nord e Centro crescono dello 0,5%, con densità rispettivamente di 9,6 e 16,6. I massimi sono a Bolzano, 46,3, e nella fascia Liguria-Toscana-Umbria-Marche, tra 12 e 25,5.
- Ville, parchi, giardini e altre aree tutelate costituiscono oltre il 10% del verde urbano dei capoluoghi e contribuiscono alla qualità degli ecosistemi cittadini. Nel 2024 questo verde storico occupa 1,60 m² ogni 100 m² di superficie urbanizzata: 2,13 nel Nord, 1,40 nel Centro e 0,95 nel Mezzogiorno. Il massimo è in Umbria, con 4,66.
- Nel 2023 sono stati estratti 95,8 milioni di m³ di minerali non energetici, oltre il 90% da cave. La pressione sul territorio resta a 308 m³ per km², vicina al massimo di 310 del 2021. Sale a 421 nel Nord-ovest e a 598 in Lombardia. Rispetto al 2020 gli aumenti maggiori si registrano in Calabria, +63,4%, e Sardegna, +53,2%.
- Nel 2025 gli incendi boschivi interessano il 2,9 per mille del territorio nazionale, contro l’1,8 del 2024. Il peggioramento si concentra nel Mezzogiorno, dove la superficie percorsa dal fuoco passa dal 3,5 al 6,5 per mille. I valori raggiungono il 12,5 per mille in Sicilia e il 10,7 in Calabria.
- Nel 2025 il 21,4% delle persone dai 14 anni giudica degradato il paesaggio in cui vive, contro il 22,2% del 2024. Il miglioramento non riguarda le aree metropolitane: 34,7% nei comuni centrali e 24,3% in quelli periferici, entrambi in lieve aumento. L’insoddisfazione è al 27,5% nel Mezzogiorno, al 21,8% nel Centro e al 16,8% nel Nord; gli estremi sono Campania, 35,3%, e Trento, 8,9%. Nel Lazio la quota è del 28,6%.
- Nel 2025 la preoccupazione per il deterioramento del paesaggio sale al 13,6%, +0,7 punti sul 2024. L’attenzione alla tutela del paesaggio e al consumo di suolo è più diffusa nel Nord, 15,7%, con un massimo del 22,3% a Bolzano. Nel Mezzogiorno è all’11%, con il minimo del 6,2% in Basilicata.

Ambiente

- Nel 2024 il PM2,5 supera i 10 microgrammi per m³ nel 72,9% delle misurazioni valide, contro il 75,1% del 2023. Tutte le regioni del Nord restano sopra la media, pur migliorando lentamente. Nelle Isole la quota aumenta dal 43,9% del triennio 2019-2021 al 49,1% del 2022-2024.
- I dati provvisori dal 1° gennaio al 15 settembre 2026 indicano un aumento della durata dei periodi di caldo in tutto il paese. L’indice raggiunge 75 giorni, 38 in più sul 2025: il massimo dal 1991, superiore anche al precedente picco di 59 giorni del 2003.
- L’indice dei giorni consecutivi senza pioggia è pari a 23 nel 2024, in linea con il periodo 1991-2020, e scende a 18 nel 2025. Le Isole restano le aree più vulnerabili, con i valori massimi in Sardegna, 53 giorni, e Sicilia, 41.
- Nel 2024 le emissioni di gas serra scendono a 6,5 tonnellate di CO2 equivalente per abitante, dalle 6,7 del 2023: il minimo degli ultimi vent’anni. La quota attribuibile alle famiglie sale invece al 27% circa, due punti percentuali in più sul 2023.
- Nel 2024 il verde urbano dei capoluoghi si estende per 590 km², il 3% del loro territorio. La disponibilità media è di 33,7 m² per abitante, 1,6 in più sul 2014. I capoluoghi del Nord-est hanno la dotazione maggiore: 64,3 m² per abitante.
- Secondo i dati provvisori, nel 2024 le reti comunali disperdono 3,4 miliardi di m³ d’acqua potabile, il 42,5% di quella immessa. La quota resta vicina al 42,4% del 2022, confermando le criticità infrastrutturali e l’inefficienza di una parte delle reti.
- Nel 2024 finisce in discarica il 14,8% dei rifiuti urbani, contro il 15,8% del 2023 e il 31,5% del 2014: si avvicina l’obiettivo europeo del 10% entro il 2035. Cresce però la produzione, a 508 kg per abitante: +2,4% sul 2023 e +3,3% sul 2014.
- Nel 2024 il consumo di materiale interno è di 497,1 milioni di tonnellate, sostanzialmente stabile sul 2023. Il valore è tra i più bassi degli ultimi anni, escludendo il 2020, segnato dalla pandemia.
- Nel 2024 l’elettricità prodotta da fonti rinnovabili raggiunge il 41,7% del consumo interno lordo, il massimo dell’ultimo decennio. Concorrono alla produzione idroelettrico, geotermico, eolico, fotovoltaico e impianti termici alimentati da biomasse.
- Nel 2025 il 68% delle persone dai 14 anni colloca cambiamenti climatici o aumento dell’effetto serra tra le cinque principali preoccupazioni ambientali: meno del 69,2% del 2024, ma più del 58,6% del 2014. Dai 25 anni la sensibilità cresce con l’istruzione: tra i laureati raggiunge almeno il 74% in tutte le classi d’età considerate.
- Tra il 2014 e il 2025 le persone dai 14 anni preoccupate per la scomparsa di specie animali e vegetali aumentano dal 17,2% al 22,3%. La sensibilità alla perdita di biodiversità è più diffusa tra le giovani donne, senza differenze territoriali significative.

Innovazione, ricerca e creatività

- Nel 2024 la spesa interna in ricerca e sviluppo cresce del 5,6% e passa dall’1,37% all’1,40% del Pil, contro il 2,26% europeo. Aumenta soprattutto nelle università, +13,4%, seguite dal non profit, +7,9%, dalle istituzioni pubbliche, +4,7%, e dalle imprese, +2,4%. Alle imprese si deve il 56,6% della spesa. Oltre il 60% del totale si concentra in Lombardia, Emilia-Romagna, Lazio e Piemonte.
- Nel 2025 gli investimenti in prodotti della proprietà intellettuale crescono del 4%, portando l’aumento sul 2019 al 20,2%. Contribuisce la crescita degli investimenti in ricerca e sviluppo e di quelli in computer, software e basi dati.
- Nel 2022 le domande di brevetto sono 91,5 per milione di abitanti, contro 72,4 nel 2014. La crescita riguarda soprattutto il Nord-ovest, a 140,2 domande, e il Nord-est, a 172,2. Restano sotto la media il Centro, con 66,1, il Sud, con 22,8, e le Isole, con 15,8.
- Nel 2022-2024 il 62,9% delle imprese svolge attività per introdurre innovazioni, contro il 58,6% nel 2020-2022. Prevalgono i processi aziendali, 57,6%, sui nuovi prodotti, 32,7%. Guidano Emilia-Romagna, 68,8%, Veneto, 68,4%, e Lombardia, 66,7%; nel Centro spicca la Toscana, 64%. Nel Mezzogiorno i valori scendono al 53,8% in Sardegna e al 39% in Molise.
- Nel 2025 gli occupati con istruzione universitaria in professioni scientifico-tecnologiche superano i 4,6 milioni: il 19,2% degli occupati, contro il 17,4% del 2018. Gli occupati culturali e creativi superano le 850.000 unità, ma la quota resta intorno al 3,5%, dal 3,6% del 2018.
- Nel 2024 il tasso migratorio con l’estero dei giovani laureati italiani scende a -8,4 per mille, il valore peggiore dal 2019. Il dato risente anche delle modifiche alle norme sull’iscrizione all’Anagrafe degli italiani residenti all’estero. Il saldo è negativo in tutto il periodo, confermando la perdita di giovani qualificati.
- Nel 2025 vende sul web ai consumatori finali il 15,3% delle imprese con almeno dieci addetti, contro il 5% del 2014. Il Sud guida con il 17,1%, seguito da Nord-est e Isole, entrambi al 16,2%, Centro, 14,3%, e Nord-ovest, 14%. Dal 2014 gli aumenti maggiori si registrano al Sud, +12,5 punti, e nelle Isole, +10,6.
- Nel 2025 usa regolarmente Internet l’81,8% della popolazione dagli 11 anni, contro il 54,1% del 2014. La crescita riguarda anche gli over 64, ma restano forti divari: quasi il 98% tra i 15-24enni e il 34,1% tra le persone dai 75 anni. Tra i meno istruiti il divario uomini-donne è di 11 punti e quasi scompare tra i laureati; il divario Nord-Mezzogiorno è di quasi 7 punti tra i meno istruiti e di 3,5 tra i laureati.

Qualità dei servizi

- Nel 2024 i ricoveri ordinari per acuti fuori regione sono l’8,6%, stabili sul 2023 e al massimo dal 2004. Si va dal 5,3% in Lombardia, 5,7% in Emilia-Romagna e 6,5% in Veneto al 28,6% in Basilicata e al 22,8% in Calabria. Qui la quota cresce di un punto percentuale in un anno.
- Nel 2025 il 9,6% delle persone rinuncia ad almeno una visita o un accertamento diagnostico necessario, anche non urgente. Il dato è stabile sul 2024, ma molto più alto del 2019. Nel Nord scende dal 9,2% all’8,7%, mentre resta stabile nel Centro, al 10,7%, e nel Mezzogiorno, al 10,3%.
- Nel 2025 riceve assistenza a domicilio il 4,6% delle persone di almeno 65 anni, contro il 4,4% del 2024 e il 2,9% del 2019. Nel Centro la quota sale dal 2,7% del 2019 al 5,9%. I valori regionali vanno dal 2,2% della Calabria al 6,9% di Abruzzo e Molise; Toscana e Sicilia sono al 6,2%, Lazio e Basilicata al 6%, Sardegna al 2,9% e Puglia al 3%. Crescono anche i posti letto residenziali socio-assistenziali e socio-sanitari: a fine 2024 sono 74,1 per 10.000 residenti, con un massimo di 152,8 a Bolzano e un minimo di 20,5 in Campania; Liguria 132,7, Trento 122, Friuli-Venezia Giulia 120,4 e Piemonte 120,3.
- Nel 2024 sono attivi circa 287.000 medici, 4,9 per mille residenti, e 430.000 infermieri e ostetriche, 7,3 per mille: dotazioni sostanzialmente stabili dal 2021. Per infermieri e ostetriche si va dal 9,6 per mille di Bolzano al 5,4 della Campania; Lazio 8,9, Liguria ed Emilia-Romagna 8,7, Calabria 5,5 e Sicilia 5,6. Per i medici la distanza è minore: Lazio 6,2, Liguria 5,6, Sardegna 5,4, Basilicata 3,9, Trento e Veneto 4,2.
- Nel 2023-2025 il 5,1% delle famiglie ha grandi difficoltà a raggiungere almeno tre servizi essenziali, tra farmacie, pronto soccorso, uffici postali o comunali, supermercati, scuole e presìdi delle forze dell’ordine. La quota scende ovunque rispetto al 2006, ma al Sud resta al 7,1%, contro il 3,8% del Nord-est e il 5,5% del Centro.
- Nel 2025 il 10,2% delle famiglie denuncia irregolarità nella distribuzione dell’acqua, contro l’8,7% del 2024. In Calabria la quota raggiunge il 37,3%, in Abruzzo il 30,3% e in Sicilia il 29,5%. Nel Nord si ferma al 3,2%.
- Nel 2024 le interruzioni accidentali lunghe del servizio elettrico salgono a 2,6 per utente, dalle 2,5 del 2023. Dopo il miglioramento del 2020-2022, è il secondo aumento consecutivo e il massimo storico. Il servizio resta più affidabile nel Nord, con 1,7 interruzioni, e nel Centro, 2,3; nel Mezzogiorno sono 4,1.
- Nel 2025 il 77,6% delle famiglie risiede in aree coperte da connessioni fisse a banda ultra-larga, attraverso fibra FTTH, FWA e 5G. La copertura è più che triplicata rispetto al 23,9% del 2018, proseguendo il rapido miglioramento degli ultimi anni.
- Nel 2024 il 64,7% della popolazione vive in comuni che raccolgono in modo differenziato almeno il 65% dei rifiuti urbani, contro il 10,4% del 2010. Il miglioramento interessa tutte le aree: guida il Nord-est, con l’89,3%, mentre il Mezzogiorno sale al 52,5%, vicino al 53,2% del Centro.
- Nel 2025 il 13,9% delle persone dai 14 anni usa i mezzi pubblici più volte alla settimana, ma solo il 20,7% di questi utenti assidui è molto soddisfatto. L’uso è più frequente nel Nord-ovest, 16,9%, e nel Centro, 16,6%, che nelle Isole, 8,1%. Lazio e Liguria associano un uso intenso a giudizi meno favorevoli; a Bolzano, invece, frequenza e soddisfazione sono entrambe più alte.