Ebrei di Reggio Emilia. Il confine sempre più labile tra antisionismo e antisemitismo

Dalle proteste contro la visita di insegnanti ebrei americani a Reggio Children al premio ad Albanese e al concerto di Kanye West. Tre prove non fanno un indizio, ma nella libera città qualche problema c’è

13 OTT 26
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La sede dell'organizzazione Reggio Children, Reggio Emilia, 11 ottobre 2026 (Ansa)

Tre prove non fanno un indizio, e in ogni caso il conteggio delle prove lo lasciamo ai giudici. Ma prima o poi qualcuno un indizio lo metterà insieme: che Reggio Emilia – città decorata con Medaglia d’oro della Resistenza, che tenne a battesimo il Tricolore, che ha pianto i morti del 1960 – oggi ha qualche evidente problema nel distinguere tra il governo e persino lo Stato di Israele e gli ebrei in quanto tali. Con pericolosi scivoloni verso l’ideologia antisemita malamente travestita da pro Pal. L’ultima prova, il caso legato alla Fondazione Reggio Children, del resto incolpevole. L’annunciata visita di un gruppo di insegnanti ebrei americani alla benemerita fondazione di fama mondiale ha provocato proteste della Cgil (eddai) e di gruppi pro Pal. Accuse di essere (in quanto ebrei?) sostenitori del genocidio. La delegazione dei docenti ebrei non l’ha presa bene. Il sindaco pd Marco Massari ha difeso l’onore: “Non è mai stato chiesto di prendere le distanze da quel che accade a Gaza, noi abbiamo una carta di valori in cui è semplicemente esplicitato il rifiuto di ogni genocidio”. Non hanno tutti torti i docenti ebrei americani a interpretare l’irrituale richiesta come una pressione politica.
Una volta ancora (seconda prova) il sindaco Massari ha provato a mettere una toppa che è però peggio del buco. Quando un anno fa il suo Consiglio comunale decise inopinatamente di premiare Francesca Albanese, si azzardò a dire che insieme alla fine del “genocidio” ci sarebbe dovuta essere “la liberazione degli ostaggi”. Fu umiliato pubblicamente da Albanese: “Non la giudico, la perdono. Ma mi prometta che questa cosa non la dice più”. Davanti a una platea di tricoteuses ambo sessi del ceto medio democratico di Reggio che inveivano contro il sindaco premiante. Non osò più replicare. Lo avevamo pure difeso, il sindaco. Ma qualcosa sul concetto di antisemitismo sembra non funzionare benissimo, in città.
Qualche mese fa con benedizione del comune avevano organizzato a Campovolo un concerto del rapper nazistoide Kanye West. Dovette indignarsi Adelmo Cervi, figlio di uno dei sette fratelli uccisi dai nazifascisti: “Uno che gira con delle svastiche non è degno di cantare da nessuna parte”. Ma a Reggio evidentemente pensavano il contrario. Poi ci fu il tentato boicottaggio di Teva. In questo clima, c’è voluto il professor Alberto Melloni, reggiano, per mettere in chiaro su X le cose, dopo alcuni episodi gravi all’Università di Modena e Reggio: “Sono venuti quelli che vogliono discriminare gli invitati ebrei di Reggio Children: sottoposti a un test solo per gli ebrei e cioè antisemita”. E ancora: “Qui la discriminazione è contro ebrei americani; e quanto a Israele e Anp io non ho notizia che vi si siano praticate discriminazioni e minacce contro i palestinesi a causa di Hamas o dei gruppi che fra gli anni 70 e 80 hanno fatto terrorismo”. Le prove non sono indizi, ma fanno pensare.