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Ghetto Toscana. Quando l'antisionismo trasforma gli ebrei in un corpo estraneo
Nella regione pacifista e resistente, erede di Giorgio La Pira, l’ebreo è diventato una variabile coloniale: dalle piazze alle delibere, dai boicottaggi dei farmaci israeliani alle discriminazioni contro i turisti ebrei. Il ritorno del capro espiatorio sotto la bandiera della pace. Una rassegna
10 OTT 26

Una bandiera della Palestina sopra alla statua di Cosimo I, davanti a Palazzo Vecchio, in Piazza della Signora a Firenze nel 2025 - foto Ansa
Firenze è la "città della pace". Una vocazione nobile legata alla sua storia e a Giorgio La Pira, il sindaco che fece della città un simbolo di dialogo fra popoli e religioni. Ma dopo il 7 ottobre 2023, quella parola, pace, suona come un paradosso doloroso. Sotto le sue magnifiche piazze e il mito della sinistra democratica e civile, l'ebreo, non più come individuo ma come figura collettiva, torna a essere da molti considerati un corpo estraneo, se non un capro espiatorio.
Il giorno del terzo anniversario del 7 ottobre, una commissione del comune di Firenze approva la risoluzione "la Palestina non deve sparire". Evidentemente non c'era un'altra data disponibile.
Si può criticare un governo e una guerra, ma se si trasforma un passaporto in una colpa morale, un farmaco in un contagio ideologico, la memoria in un campo minato e il terrorista in un cittadino onorario, ecco che la Toscana produce, con delibere e cestini, un ghetto fatto non di mura ma di sospetti, un luogo in cui l'ebreo, per restare, deve dimostrare di non essere ciò che è.
Dal 7 ottobre è una processione continua per le strade di Firenze dietro lo slogan "fuori il sionismo dalla Toscana"
Oggi, in piazza Santissima Annunziata a Firenze, si manifesta per la "fine del sionismo", neanche fossimo a Teheran. Manifestazione autorizzata. Centinaia di persone avevano appena sfilato per le vie del centro del capoluogo toscano in nome dello slogan "fuori il sionismo dalla Toscana". Manifestazione autorizzata. Un anno fa, sempre a Firenze, ne era apparso un altro: "Fermiamo il sionismo con la resistenza". Manifestazione autorizzata, forse senza i kalashnikov che campeggiavano sui manifesti.
Un soldato israeliano in vacanza in Toscana è stato appena denunciato dalla Hind Rajab Foundation. Avrebbe commesso "atti di genocidio nella Striscia di Gaza", assicurano i consiglieri toscani del Movimento 5 Stelle che annunciano una mozione nell'ambito delle competenze che può assumere la regione, come se Firenze fosse l'Aia. Ovviamente nessuna mozione sugli islamisti.
Il Consiglio regionale ha intanto approvato un'altra mozione presentata dal Pd per "interrompere ogni forma di collaborazione istituzionale con il governo israeliano". La Regione ospita per una giornata Dyab Abou Jahjah, capo proprio dell'organizzazione Hind Rajab Foundation. Gli viene fatto visitare Palazzo Panciatichi, sede del Consiglio regionale, poi partecipa a un convengo. Ma è lo stesso attivista libanese a cui il ministero dell'Interno britannico (l'Home Office, ministro dell'Interno Jacqui Smith) vietò l'ingresso nel Regno Unito per motivi legati all'estremismo.
Da Firenze a Pisa, le università toscane interrompono i rapporti accademici con lo stato ebraico. Non si discute un trattato né si valuta un progetto: semplicemente si taglia con uno stato intero. Dieci giorni dopo il 7 ottobre, "Fuori Israele dall'Unifi. Palestina libera". È la scritta lasciata al polo universitario di Novoli. È l'avvio della campagna di demonizzazione. Poi i volantini in piazza San Lorenzo: "Il 7 ottobre la resistenza palestinese ha inflitto il più duro colpo all'occupante sionista della storia".
Nella sede dell'ateneo di piazza Brunelleschi, in pieno centro a Firenze dove si tengono i corsi degli studi umanistici, ne compare un'altra: "Viva Hamas, gloria eterna a Nasrallah. Con i caccia bombardiamo Tel Aviv". La Toscana politica del secondo Novecento aveva costruito la propria identità su una doppia consacrazione: la Resistenza come mito fondativo e il governo delle sinistre come prova di civiltà. Il fascismo è il male già vinto, il rosso è la misura, la piazza è sempre dalla parte giusta perché è toscana. E da questa certezza discende una morale a basso costo. Chi si pensa erede dei partigiani non ha bisogno di interrogare il presente: gli basta riconoscere, nel conflitto di turno, la figura dell'occupante e quella dell'occupato. Israele entra in quella griglia già condannato. Quello ebraico non è uno stato tra gli stati, ma solo una variabile coloniale.
A chi si pensa erede dei partigiani basta riconoscere, nel conflitto di turno, la figura del occupante e quella dell'occupato
"Firenze è libera dal '44, ora tocca alla Palestina", il titolo di una manifestazione fiorentina. Il messaggio è chiaro, chiarissimo e rimanda al '48. Rino Casella, professore di Diritto costituzionale all'Università di Pisa, è aggredito in aula perché non è pro Pal. In quella Pisa dove la Torre pende sempre ma ora almeno è addobbata con la bandiera palestinese. Intanto il vandalismo irrompe nelle strade toscane. "Buon Natale W Hamas" sulla saracinesca di un banco del mercato di via Buontalenti a Livorno, vicino alla sinagoga già oggetto di attacchi. Durante un'orazione per il giorno della memoria a Palazzo Ducale, sede della provincia di Massa Carrara, si definisce "pienamente legittima" l'azione di Hamas del 7 ottobre.
A Grosseto arriva il "sudario per i bambini di Gaza". Una bambina è minacciata e spintonata a scuola solo perché il padre è israeliano. Negli istituti scolastici d di Lucca, Firenze e Prato è servito il "menù dedicato a Gaza". Una turista prenota due notti in un B&B a Campiglia d'Orcia. Quando la struttura viene a conoscenza della sua nazionalità israeliana, le invia un messaggio per informarla della propria adesione alla campagna che accusa lo stato ebraico di genocidio. "Mi scusi. Vedo che è israeliano. Per trasparenza, non vogliamo in alcun modo appoggiare le politiche di Israele e condanniamo coloro che praticano sistemi di ingiustizia e oppressione", scrive la struttura. "Spero che capisca". Il turista capisce e a quel punto la prenotazione non è negata, ma è già avvelenata. Come la risposta che una turista israeliana si sente dare da un agriturismo a Poggibonsi: "Benvenuta se dissente da Netanyahu".
Intanto è una mobilitazione senza sosta: cortei, occupazioni universitarie, richieste di boicottaggio, bandiere palestinesi esposte negli spazi pubblici, campagne politiche contro le aziende israeliane e iniziative istituzionali rivolte anche a prodotti farmaceutici.
Sono almeno 150–200 manifestazioni in Toscana contro Israele dal 7 ottobre a oggi. Poche altre regioni ne possono vantare così tante. Il cardinale Lojudice, vescovo di Siena, accusa Israele di "fare come Erode". Durante una manifestazione femminista a Firenze, una giovane che espone un cartello sugli stupri di Hamas è invitata ad allontanarsi dalle organizzatrici, che considerarono il cartello una provocazione. La ragazza si definiva "di sinistra e contraria a Netanyahu".
La rimozione del 7 ottobre deve procedere senza intoppi e oggi l'attentato è ricordato soltanto dalla comunità ebraica di Firenze, che ha appena intitolato una stanza del suo rinnovato polo educativo comunitario alla memoria di Ariel e Kfir Bibas, i fratellini di quattro anni e nove mesi rapiti dal kibbutz Nir Oz e poi strangolati a Gaza assieme alla madre Shiri.
Ma la cultura civile toscana è talmente sicura del proprio antirazzismo da non vedere il momento in cui ricomincia a scegliere gli ebrei. Unicoop Firenze decide allora lo stop alla vendita di prodotti da Israele a seguito delle richieste di soci e attivisti, inserendo nei punti vendita la Gaza Cola. Alla Coop di Gavinana, i manifestanti prendono dagli scaffali confezioni di arachidi israeliane e le mettono in un carrello con un cartello che invita a non comprarle. Il comune di Cascina vota per boicottare i prodotti che provengono da Israele: "La scelta fatta come amministrazione partirà dalle farmacie comunali, cui abbiamo chiesto di non proporre più medicinali che fanno riferimento ad aziende israeliane. Invitiamo anche i cittadini a smettere di acquistare farmaci, alimenti, cosmetici, indumenti e prodotti tecnologici che arrivano da Tel Aviv". Neanche esiste Gerusalemme per i bravi resistenti toscani.
Neanche nelle farmacie comunali di Sesto Fiorentino sono più in vendita i farmaci israeliani. Interrotte pure le relazioni istituzionali e commerciali. Il sindaco dice: "Goccia nel mare, ma dobbiamo fare la nostra parte". Anche le farmacie di San Gimignano e di Barberino Tavarnelle vogliono fare la loro parte: via i prodotti medici israeliani.
I sanitari di Firenze digiunano "per Gaza". A Pisa, i vigili del fuoco si inginocchiano davanti alla bandiera della Palestina. In più strutture sanitarie toscane, compreso Careggi, è proiettato "Gaza: doctors under attack". Il film fu commissionato dalla Bbc per essere accantonato dall'emittente britannica (non certo nota per simpatie israeliane) per "timori legati all'imparzialità". Il produttore di Gaza del documentario, Osama al Ashi, aveva pubblicato post in cui difendeva il 7 ottobre.
Anche i consigli comunali di Barberino-Tavarnelle, Calenzano, Campi Bisenzio, Impruneta e Vicchio in provincia di Firenze, Calcinaia e Pontedera in provincia di Pisa, vogliono fare la loro parte e conferiscono la cittadinanza onoraria a Marwan Barghouti, leader politico palestinese detenuto da oltre vent'anni in un carcere israeliano, dove sconta una condanna a cinque ergastoli per aver pianificato numerosi attentati terroristici nella Seconda Intifada.
La Toscana che per decenni ha coltivato il culto della Resistenza contro il fascismo onora un uomo la cui biografia è intrecciata alla violenza contro civili israeliani. Dopo il 7 ottobre, l'allora sindaco di Firenze Dario Nardella sceglie di rimuovere la bandiera di Israele da Palazzo Vecchio per sostituirla con una bandiera "unitaria" con i colori della pace. Passano i mesi e il presidente della Regione, Eugenio Giani, dispone l'esposizione della bandiera palestinese davanti alla sede della Giunta. A Firenze, il Consiglio comunale approva un ordine del giorno che invita a verificare la possibilità di interrompere i rapporti con Teva nelle Farmacie Fiorentine AFAM, con l'esclusione dei salvavita. Un cambiamento non da poco: il conflitto passa dalla piazza agli atti amministrativi. Poi due video: in uno c'è una dottoressa, nell'altro un'infermiera, indossano il camice bianco e sono nella loro struttura pubblica in Casentino, provincia di Arezzo. Le due prendono un farmaco, ci scarabocchiano sopra e lo buttano in un cestino. Non è un farmaco qualsiasi, è un medicinale della Teva, la multinazionale israeliana.
Sulla porta di un docente dell'Università di Firenze compare una stella di David accompagnata dalla scritta: "Attenzione ebrei"
A Firenze sono vandalizzate le pietre d'inciampo dedicate alla famiglia Passigli, deportata ad Auschwitz. Sulla porta dell'ufficio di un docente dell'Università di Firenze compare una stella di David accompagnata dalla scritta "attenzione ebrei". Una kefiah è collocata sul Bambin Gesù del Duomo. Agli Uffizi, attivisti per la Palestina espongono gli striscioni "La resistenza palestinese è il vero capolavoro". Contro il console israeliano Marco Carrai a Firenze compaiono volantini con la sua fotografia, la scritta "Wanted" e le accuse di essere un "criminale di guerra" e un "agente sionista complice del genocidio". Intanto due turisti ebrei americani sono aggrediti nel centro di Firenze da un uomo che, dopo aver notato la loro kippah li intimidisce e urla "Free Palestine". Il kalashnikov sullo striscione, la cittadinanza a Barghouti, il cestino della Teva, il messaggio al B&B: variazioni dello stesso tema. Lo stato ebraico (e per estensione tutti gli ebrei che non si dicono antisionisti) non è un interlocutore. È un'impurità da espellere dal territorio morale della regione.
A Calenzano, un deltaplano è accolto dagli applausi durante una manifestazione per "fermare la guerra a Gaza". Gli organizzatori negano doppi fini meschini. Ma il 7 ottobre Hamas usò anche i deltaplani per raggiungere il confine con Israele e massacrare 1.200 persone. Anche loro si fanno chiamare così, "muqawama": resistenza. Ma in fin dei conti non serve un ghetto. Basta una regione convinta di essere troppo accogliente, pacifista e giusta per poterne costruire uno.
Il kalashnikov sullo striscione, la cittadinanza a Barghouti, il cestino della Teva, il messaggio al turista: variazioni dello stesso tema