Sessanta minuti di luce in più piacciono solo a pittori e fancazzisti. La beffa dell’ora legale

Che si fa domenica 25 ottobre, le dobbiamo spostare ‘ste lancette indietro di un’ora oppure no? Buoni motivi per schierarsi contro la legalizzazione dell’ora
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Foto di Callum Mullin su Unsplash

Ma quindi, il mese prossimo a quest’ora, che ora sarà? Che si fa domenica 25 ottobre, le dobbiamo spostare ‘ste lancette indietro di un’ora oppure no? A tre settimane dall’ormai tradizionale cambio dell’ora (lo facciamo ogni anno dal 1966, anche se la primissima volta fu nel 1916), anche quest’anno si è riacceso il dibattito fra ora legale e ora solare. Gli esperti dicono che non ci sono vantaggi a cambiare orario, di sceglierne uno e basta. Apriti cielo: rendere anche l’orologio motivo di dibattito e discussione è l’ennesimo errore di questa nostra ormai ridicola civiltà. (Per altro il Parlamento europeo avrebbe già deciso qualche anno fa, tramite consultazione popolare, per l’abolizione dell’ora legale; non capisco perché siamo ancora qui a discuterne). I medici, su basi scientifiche, dicono di scegliere l’ora solare; Trump e la Lega invece vogliono la legale, perché – dice il presidente degli Stati Uniti – con più luce si può fare più sport e meno criminalità (da cui si deduce che Trump ha sempre vissuto al buio, visto che nella sua vita ha fatto esattamente il contrario).
Date le argomentazioni del tutto arbitrarie di chi promuove l’ora legale, mi lancio allora anche io nell’arena, ma a sostegno dell’ora solare. L’ora legale infatti, con il suo spostamento delle lancette un’ora avanti e in piena notte come un rastrellamento della Gestapo, è da sempre causa di una sonnolenza molesta che ti annebbia per giorni ed è impossibile da smaltire; tuttalpiù, dopo un mese, questa narcolessia incontrollata si trasforma in un rallentamento cognitivo che sfocia nel rimbambimento più totale. Peggio di chi ti chiede “Che fai a Capodanno?”, ci sono quelli che ti domandano “Che ore sono?” durante l’ora legale: il più delle volte si tratta di una domanda trabocchetto. Il tempo è relativo, diceva Einstein (per giustificarsi quando era in ritardo); ma con l’ora legale la relatività si esaspera fino al parossismo dando vita a un fuso orario interiore, un collasso temporale perfettamente esemplificato da coloro che nel riportare l’ora precisano “sono le quattro, ma sarebbero le tre” gettandoti così nell’arbitrarietà temporale e da lì a un passo dallo smarrimento del sé.
Qualora tutto ciò non fosse sufficientemente probatorio per trascinare alla sbarra i legalizzatori dell’ora, ci sono anche le evidenze scientifiche che dimostrano quanto l’ora legale aumenti il rischio di infarto o ictus – si salva solo chi non ha il senso del ritmo circadiano, cioè nottambuli, mattinieri o fancazzisti. Per non parlare di coloro, bambini o anziani, che scambiano il giorno per la notte; e a cui l’orologio per circa sei mesi sembra dare ragione. L’allungamento delle giornate che si acquista con l’ora legale è una beffa: salvo uno non sia un pittore impressionista dedito ai tramonti o ai paesaggi en plein air, un’ora di luce solare in più sono solo sessanta minuti ulteriori di rischio insolazione. Ma chi le vuole delle giornate più lunghe? Semmai più corte, non ne possiamo più di queste giornate infinite, senza tregua! E il risparmio energetico – ammesso che ci sia, con i condizionatori sempre accesi – è annullato dai rincari. Non serve essere dei proibizionisti per schierarsi contro la legalizzazione dell’ora; e al grido di “Se non ora, solare!” scagliate la vostra sveglia contro il muro quando suonerà alle sette, mentre in realtà saranno le sei.