Società
Una rivista per un'Europa "pop" •
12F, storie di un’Europa “quotidiana e plurale”. Parla il co-ideatore Max Costa
Due imprenditori del sociale, Costa e il tedesco Sebastian Stricker, già vertici della app di raccolta fondi "Share the meal" del WFP, e un progetto per combattere dal basso i populismi arrembanti, facendo parlare persone, luoghi e idee
19 SET 26

Roma. Una piccola storia europea che guarda oltre l’Europa per come la viviamo oggi: non l’Europa dei nazionalismi, dell’onda nera, delle istituzioni spaventate e a volte arroccate, dei trattati da riscrivere, ma l’Europa delle persone con le loro idee e le loro vite viste “dal basso”, ma in senso “alto”. Che cosa vuol dire, insomma, nella vita quotidiana, essere davvero europei oggi? E che cosa può illustrarlo plasticamente con parole e immagini, e magari con un titolo (precisamente, con il titolo “Fuck it, I’m european”)? La neonata rivista semestrale 12 F (12 F.eu) si pone proprio questo obiettivo: spiegare l’Europa con esempi reali: “dal tavolo di una trattoria, da un mercato, dal caffè che cambia ogni cento chilometri e resta nostro”, dice il cofondatore Massimiliano Costa che, con l’imprenditore tedesco Sebastian Stricker (da tempo, come Costa, attivo a livello internazionale con l’ideazione di varie startup che uniscono tecnologia e sociale), ha deciso di lanciare questa scialuppa di salvataggio nel bel mezzo del mare scurissimo dell’Europa minacciata. Per illustrare dall’interno, e appunto dal basso (da un giardino, da un’impresa, da un porto) che cosa significhi “unità nella diversità”. L’intento non è didattico: “Vogliamo offrire alle persone uno specchio in cui riconoscersi”, dice Costa. Il numero zero della rivista è uscito durante l’estate, il prossimo arriverà a inizio anno. Costa non è un esperto di istituzioni europee. Ha sempre avuto grande interesse per le relazioni internazionali, racconta, ma non ha studiato per farsi paladino di questa Europa “quotidiana”. Anzi: l’imprenditore ha una particolare storia europea “dal basso” che parla da sola: ha infatti alle spalle un diploma in violino e studi molto “local” all’Università di Torino, prima dela specializzazione alla Columbia e della carriera da consulente in BCG e poi, dal 2015 al 2021, da co-ideatore e guida di “Share the meal”, app del World Food Program delle Nazioni Unite, arrivata nel 2020 a 25 milioni di dollari di ricavi annui. Motivo per cui ha vinto il premio “Apple Best of”, consegnato da Tim Cook in persona. Il sodalizio professionale con Stricker (che con le Nazioni Unite ha lavorato e conosceva quindi dall’interno le potenzialità del sistema di raccolta-fondi tramite app) risale ad allora. L’idea successiva punta dritto a Palermo, punto di snodo di un Mediterraneo dove, dice Costa, “i giovani hanno più bisogno di formazione tecnologica rispetto alle città del nord”. Detto e fatto, nel senso della rapida realizzazione del progetto: Costa fonda a Palermo Develhope, scuola di formazione digitale che gli studenti inizialmente pagavano soltanto dopo aver trovato lavoro e che oggi viene sponsorizzata e sostenuta dall’esterno da altri imprenditori. Obiettivo: fare una piccola cosa potente per “ridurre il divario nord-sud e la disoccupazione giovanile, e mettere un freno alla fuga di cervelli”, dice Costa. Il magazine 12F si inserisce nel percorso creativo di due ragazzi, oggi uomini (Costa e Stricker), che dell’Europa hanno sperimentato la spinta ideale su di sé. L’aspirazione è far parlare, con la rivista, un’Europa “pop”, presente “nei caffè di Lisbona come nella campagna siciliana o nella cittadina croata dove sopravvivono i murales della Guerra fredda o in un club di calcio-cooperativa ad Amburgo”. Si “scoprono e si raccontano”, in 12F, “le storie di un’Europa che non ha paura della complessità. Di che cosa è fatta la nostra identità plurale? Questa la domanda alla base”. Che sia anche questo un modo per arginare, nel nostro piccolo, i populismi arrembanti?