Ma quindi l’intelligenza artificiale è pericolosa? Chiediamolo a ChatGPT

Gli amici fraterni ti mettono le bombe sotto casa, figuriamoci delle macchine che di madre hanno solo la scheda. Quale altro profeta di sventura deve giungere a suonarci la tromba per farci capire che dobbiamo spassarcela finché dura?
16 SET 26
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Foto di Tim Witzdam su Unsplash

"L’intelligenza artificiale potrebbe distruggere l’umanità entro dieci anni”, dice Jacob Coxon, ricercatore di Anthropic per giustificare le proprie dimissioni da addestratore di intelligenza artificiale – verrà sostituito da un’intelligenza artificiale? Il capo della squadra di sicurezza di Anthropic ha risposto “Jacob ha ragione, crediamo sinceramente che l’intelligenza artificiale possa uccidere tutti gli esseri umani”: ma allora era vero che i robot avrebbero fatto tutto il lavoro al posto nostro e le macchine ci avrebbero sostituito in tutto, persino nel massacrarci a vicenda. In un futuro prossimo, molto vicino, non dovremo più sbatterci a fare le guerre, i bombardamenti, gli attentati, i genocidi, manco i femminicidi: farà tutto l’intelligenza artificiale. Le dichiarazioni di questi giorni, alle quali ha risposto il presidente degli Stati Uniti Donald Trump dicendo “I timori sull’AI sono una bufala, sono io l’argine che serve” generando così ulteriore panico e pessimismo, hanno spaventato le Borse – figuratevi me, che l’unica cosa che contesto a Coxon è l’ottimismo: dieci anni mi sembrano troppi, fra sconvolgenti cambiamenti climatici e minaccia nucleare mica lo so chi ci arriva a farsi ammazzare dalle macchine nel 2036.
L’intelligenza artificiale è dunque pericolosa? L’ho chiesto a ChatGPT. Mi ha risposto subito, senza un minimo di buffering (atteggiamento sospetto, che mi ha fatto capire che la risposta era lì pronta): “Può esserlo, ma non è pericolosa in modo inevitabile. Dipende da come viene progettata, controllata e soprattutto utilizzata. I rischi più concreti oggi includono truffe e deepfake, disinformazione, violazioni della privacy, errori quando ci si affida troppo ai sistemi automatici, discriminazioni dovute ai dati e uso dell’AI per attività informatiche dannose. Ci sono poi questioni più ampie, come l’impatto sul lavoro e la possibilità che sistemi futuri molto più capaci diventino difficili da controllare”. Risposta elusiva, non trovate? L’AI la butta sulle truffe e sugli errori, ma fa la gnorri rispetto alla minaccia di morte di cui stiamo parlando tutti in questi giorni, come se lei non ne sapesse niente (venendo meno alla sua onniscienza); a certi pericoli ne ha fatto un accenno solo alla fine, e molto vago. Poi ha concluso dicendomi: “Allo stesso tempo, l’AI può essere molto utile nella ricerca scientifica, nell’istruzione, nella medicina, nell’accessibilità e nella produttività”. Insomma, l’AI cambia discorso e tira acqua al suo mulino – come se già non ne consumasse abbastanza, di acqua. Vatti a fidare: gli amici fraterni ti mettono le bombe sotto casa, figuriamoci delle macchine senza cuore che di madre hanno solo la scheda. A questo punto, dopo l’apocalisse climatica, non ci resta che rassegnarci anche all’arrivo dell’apocalisse tech. (Perché il principio della pistola di Cechov vale sempre, e non solo a teatro: se l’intelligenza artificiale c’è, potete stare certi che verrà usata). Ma quante fini ha questo mondo? E’ una gara fra quale apocalisse arriverà prima? A me pare che il mondo sia già finito, siamo agli avanzi, anzi agli scarti; ma noi no, noi ancora non siamo finiti, noi siamo ancora qua. Solo per altri dieci anni, dice. Ma allora cosa aspettiamo a goderci la vita? Quale altro profeta di sventura, quale altro angelo dell’Apocalisse deve giungere a suonarci la tromba, per farci capire di spassarcela finché dura?