Società
Scenari alla Terminator •
Non fai in tempo a prepararti a un’apocalisse che ne arriva già un’altra
Il clima, il genocidio dell’AI, il fascismo da fine del mondo. Appena si tira fuori dall'armadio il maglioncino ecco gli esuli della Silicon Valley che girano il mondo a spiegarti che la Grande Cosa ci sterminerà tutti
15 SET 26

Foto di Jared Murray su Unsplash
Ho passato l’estate a leggere pezzi apocalittici sul cambiamento climatico. Ho sviluppato una certa dipendenza – come con un romanzone a puntate, un thrillerone-horror-distopico à la Stephen King. A metà luglio avevo la stessa ansia del lockdown. Verso metà agosto ho notato l’impennata: articoli sempre più cupi, sempre più precisi nel giurarmi che moriremo tutti di caldo, e che manca poco o pochissimo (lo so cosa pensate, ecco il negazionista-sionista de-destra: No, no. Io quest’estate ho avuto davvero l’ecoansia: disperazione, ottundimento della volontà, un senso di colpa vago verso i figli che non conosceranno mai quelle estati italiane ben temperate che ho vissuto da bambino. Parlavo solo di questo. Dell’acqua del mare che era calda, dell’afa alle tre di notte, della “quinta ondata” che arrivava).
Poi è arrivato il fresco. La sera si torna a respirare. Tiri fuori dall’armadio il maglioncino di filo – non lo metti, ma intanto lo tiri fuori. La morte si allontana, almeno per un po’. Ma ecco con un tempismo micidiale e oggettivamente sadico – neanche si fossero messi d’accordo per darsi il cambio – gli esuli della Silicon Valley, i guru pentiti, i progettisti di AI in fuga dalle corporations. Quelli che fino all’altroieri costruivano la Grande Cosa e adesso girano il mondo a spiegarti che la Grande Cosa ci sterminerà tutti. Anche qui a breve, a brevissimo.
L’AI ha in testa un genocidio. “Se non la fermiamo subito succederà entro la fine del decennio” (ho letto così, che tradotto fa quattro anni). Altro giro, altra ansia: ecco l’AIansia. Scenari alla Terminator, alla Philip K. Dick, ma reali, anzi neorealistici ormai. Provo a non pensarci. Provo a non pensare al caldo. Provo a non pensare al genocidio dell’AI. Provo a non vedere tutti quei video in cui dei robot umanoidi sbroccano e riempiono di calci e botte qualche ingegnere cinese (ormai un genere a parte, come le torte in faccia nel muto). Apro Instagram in cerca di comfort — e cosa mi trovo in cima al feed? Uno speciale del New York Times sull’APOCALISSE FASCISTA. Anche questa imminente. Naomi Klein e Astra Taylor, cupe in volto, sguardo fisso, nello splendido bianco e nero del New York Times, al ralenti, lanciano il loro: Il fascismo apocalittico e la lotta per il mondo vivente. La tesi è più o meno questa: attenzione, c’è una casta di miliardari e fanatici di destra che ci vende la fine del mondo. Ci marcia sopra. La usa per tenerci buoni. E io mi dico: finalmente qualcuno che denuncia il marketing dell’apocalisse! Evviva! Solo che anche qui, alla fine, moriremo tutti. Sterminati, stavolta, dai fascisti. Non c’è una data. Ma almeno è uno scenario più familiare.
Ecco, io non so quanto tutto questo serva alle cause. A governare il clima, a governare l’AI, a governare qualcosa. A occhio, direi di no. Eppure è un filone ormai irresistibile. Si parte magari con le migliori intenzioni, chissà, si finisce a iniettare dosi di panico che non tutti sono in grado di reggere. Poi continuiamo a stupirci che i tredicenni abbiano impulsi suicidi come nessun’altra generazione prima di loro e ingoino psicofarmaci in dosi da rockstar al tramonto.