La dating app fatigue e la nostra fretta di cambiare quello che non ci piace

I pochi rimasti a usare le app di incontri si pentono: sono diventati un covo di animali, cosiddetti casi umani/malesseri e mostri assortiti. Bisognerebbe chiedersi che è successo, probabilmente niente di che, è stato il solito tarlo contemporaneo: l’idea che se ci tolgono un ostacolo noi capiamo che è andata via tutta la difficoltà. Ma all'amore serve tempo

4 SET 26
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Le malattie abbiamo deciso di prenderle tutte e così adesso abbiamo anche la dating app fatigue. Siamo davanti al crollo (solo eterosessuale) delle app di incontri. Tinder e le sue sorelle arrivarono all’alba degli anni ’10 e mi parvero onestamente una buona cosa. Già ci eravamo affacciati al mondo come lo conosciamo oggi, quello in cui si vive prevalentemente o molto online, e gli incontri combinati erano una soluzione interessante. Intanto ci dovevano liberare e per un po’ l’hanno fatto. Un’agenzia di incontri gratis per chiunque: quattro fotografie, due righe, e il mercato era aperto. Per me, tra le rivoluzioni enormi. Per secoli l’accoppiamento umano, tolti i leggendari colpi di fulmine reciproci (l’unicorno) e serendipità che capitano allo zerovirgola di noi, dipendeva molto da quanto eri stato un buon amministratore sociale. Detta meglio: quant’eri stato bravo a creare larghi giri di buoni amici, conoscenze, interessi reciproci calamitosi? Quanto volume di persone eri in grado di generarti intorno? Quella era la schiuma magica, da lì dipendevano le tue occasioni di innamorarti con profitto (una prece per me che vivevo nelle sperdute province beneventane: il convento non passava mai niente ed ero pure stanziale e pigra).
Eravamo sempre gli stessi sette amici, per vedere persone nuove dovevi prendere la macchina, arrivare a Napoli e sperare forte di trovare parcheggio. Perciò quando arrivarono i social dei sentimenti applaudii forte a quella novità d’intermediazione. Una ricerca di Michael Rosenfeld, basata su un campione nazionale americano, mostrò che tra le coppie eterosessuali l’incontro online aveva superato l’incontro tramite amici attorno al 2013 ed era diventato il modo più comune di conoscersi. Aprivi Tinder e vedevi persone che altrimenti non avresti incontrato mai, il bacino di utenza aumentava, la vergogna di usare gli aggeggi di accalappio era sempre meno, e le minoranze sfortunate sperimentavano opportunità prima impensabili. Quindici anni dopo la regressione, non si usano più, le app di incontri, e i pochi rimasti a usarle si pentono: è diventato un covo di animali, cd casi umani/malesseri e mostri assortiti. Tutti si lamentano, basta per carità, sono diventate infrequentabili.
Bisognerebbe chiedersi che è successo, probabilmente niente di che, è stato il solito tarlo contemporaneo: l’idea che se ci tolgono un ostacolo noi capiamo che è andata via tutta la difficoltà. Quelle app erano solo un’interruzione del ciclo logistico dell’operazione. Levano un pezzo ma i guai umani delle relazioni restano, è proprio tale e quale a prima, innamorarsi. Riesce prevalentemente male, che siano anni Ottanta o Novanta, con internet o senza, fare l’impresa è una fatica bestiale. E allora l’hanno chiamata, con scarico di responsabilità, dating-app fatigue, stanchezza da app di incontri. Gli studi di ricerca (sic!) descrivono esaurimento, senso di inefficacia, saturazione, delusione cronica e sovraccarico. Gli utenti passano da una fase iniziale di entusiasmo a una routine da secondo lavoro non pagato: scegliere, valutare, scrivere, rispondere, sparire e poi ricominciare. Embé? Che pretendevamo, dopo l’aumento delle possibilità, pure la delega della scelta giusta? Pure non prendere cantonate e non restare delusi?
Ora è inutile ricominciare la litania dei caratteri generazionali, che o sono poverini! o sono troppo fragili, sono vere tutte e due le diagnosi e il problema non si risolve. Si sta invece insinuando un altro tarlo, che vorrebbe regolare le aspettative sulle relazioni su quelle di consumo: dammi subito quello che voglio, preciso come te lo chiedo. Se un film non mi piace, lo sostituisco in trenta secondi. I pantaloni li rimando indietro al commerciante online, se il taxi ci mette troppo annullo la corsa. E’ un ambiente il nostro tutto costruito sulla reversibilità istantanea e invece le persone non funzionano così, anche se le passi al metal detector delle red flag, come si usa adesso, sbaglierai comunque. Gli amori sono lenti, sanno essere orrendi molto spesso, e mediocri pure. Dipenderanno, le nostre storie d’amore, dal tempo che decideremo di passarci appresso a pazientare. E si sono indeboliti i luoghi dell’incontro casuale. Incontrarsi naturalmente è diventata un’enormità da chiedere ai destini: gli amici degli amici hanno di meglio da fare e si esce pochissimo. Oggi una parte di quella rete novecentesca è evaporata perché lavoriamo da casa, il cinema è sul divano e pure il bar di WhatsApp. Fare presto i conti col fatto che il casuale che ci piace tanto è diventata la possibilità meno realistica di tutte.