Un decalogo della fine del mondo

Guerre, Ai, virus, clima. Una raccolta ansiogena di apocalissi senza Bruce Willis che buca asteroidi per salvare la Terra
2 SET 26
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Foto ANSA

Postilla anticipatoria e mani avanti: il tema è macabro, ma qui si cerca di tenersi allegri anche sopra la rovina di tutto. La fine del mondo, fino ai vent’anni – quando il mondo non può finire – te la immagini perlopiù biblica enorme. Cavalieri neri, le cavallette, il mare si tinge di rosso, l’asteroide. Si vedeva nei blockbuster, eravamo sempre ottimisti negli anni 90: spedivano Bruce Willis e Ben Affleck con le tute nello Spazio a trivellare e salvavano il mondo. Era sempre sicuro che gli americani avrebbero salvato il mondo, e proprio con un ragazzone dalla faccia buona, pochi capelli e coi muscoli, come Bruce. Un bravo americano. Ora c’è Trump e quello non salva nessuno. Da un po’ di anni l’apocalisse ha il portafoglio diversificato. Abbiamo: il clima, la bomba di Putin, il virus, l’AI, il collasso finanziario e la possibilità che arrivino tutti insieme. Conviene partire dall’AI, perché è la novità fighetta in catalogo. Un articolo del Guardian nota una tetra convergenza tra soggetti che di solito non si mischiano tra loro: Bernie Sanders, Bill Gates e perfino aziende AI hanno cominciato a parlare di rallentamento. Sì sì, scaliamo di marcia – mi unisco all’appello: va benissimo così, l’AI, non serve ad altro, basta che ci tolga le mail, le slide e i riassunti delle riunioni, siamo già in paradiso noi lavoratori della gleba.
Riassunto: Gates sostiene che la transizione all’AI potrebbe essere una delle fasi più turbolente della storia: molti lavori potrebbero scomparire, le diseguaglianze aumentare e le istituzioni attuali non sono preparate. Sanders ha chiesto a OpenAI, Anthropic e Meta una pausa nello sviluppo dei modelli avanzati. L’articolo del Guardian chiude con una soluzione spettacolare: l’Europa è Bruce Willis perché possiede, attraverso l’olandese Asml e le sue macchine litografiche indispensabili per i chip più avanzati, uno dei pochissimi colli di bottiglia della corsa all’oro AI. Bloccarne le esportazioni significherebbe mettere sabbia negli ingranaggi planetari e comprare tempo. Mi piace questa idea di essere per una volta gli eroi sabotatori, noi della parte del mondo più prudente.
Ma veniamo alla graduatoria del catalogo della fine del mondo, così aggiornata a settembre 2026.
Guerra nucleare per colpa di Putin. Sgradimento: 10
Classico robusto. Spesso il rischio si scongiurava al cinema con un agente intelligente e tristarello, che ha passato guai, dall’infanzia difficile e lasciato dalla moglie per comunicazione povera ed ermetismo sentimentale (la ama ancora). E’ ancora la regina delle fini del mondo perché con una guerra termonucleare seria si fa tutto in pochi minuti. La situazione attuale merita precisione: la Russia negli scorsi mesi ha svolto esercitazioni nucleari e Putin continua a presentare l’arsenale atomico come grossa fideiussione. Più probabili però droni sparsi, cyberattacchi e cosine punzecchianti.
AI fuori controllo. Sgradimento: 9
E’ la concorrente nuova. Fine del mondo rampante che non immaginavo. Ottime prospettive di plausibilità e comprende parecchie varianti: sistemi che penetrano reti informatiche, progettazione assistita di agenti biologici, armi autonome.
Disastro climatico. Sgradimento: 10
L’ipotesi peggiore, perché scagliare la prima pietra e pure l’ultima è facile e troppo umiliante, e i sassi ci tornano tutti sul capo: sarà stata colpa nostra. L’idea di un un’Apocalisse così nemesi amministrativa mi fa venire un malumore nero: caldo, siccità, alluvioni, perdita di raccolti, migrazioni, reti elettriche che fondono. Insopportabile senso di colpa di cose che si sono meritate a vicenda per incuria.
Nuova pandemia. Sgradimento: 8
La fine del mondo candidata veramente odiosa sarebbe però un’altra. L’equazione fa così: (biologia sintetica sempre più accessibile) + (sistemi capaci di assistere la ricerca). Il virus fa da solo, senza pipistrello.
Autoritarismo AI, sorveglianza totale e disoccupazione di massa. Sgradimento: 7
Non è proprio la fine dell’umanità del catalogo classico, è più la fine di come eravamo. Gates insiste sul lavoro: l’AI potrebbe sostituire attività nel diritto, nella medicina, nel software, nell’assistenza clienti e nella produzione, creando un problema strutturale e non una normale recessione ciclica. Qui è apocalisse reversibile: si potrebbe intervenire con colpi da manuale, sempre che nel frattempo non si sia tutti rimbecilliti dallo scarso esercizio dei cervelli.
Scoppio della bolla AI e grande crisi finanziaria. Sgradimento: 4.
Finalmente si respira: la vecchia catastrofe economica. Triliardi investiti in chip e data center, scoppia la bolla e l’umanità ci rimane sotto. Ma per poco, perché lì siamo bravi, ci sappiamo rialzare e tirar fuori lo spirito di Ulisse. Su quel fondo siamo perfino capaci di dare il meglio, noi della razza umana. Quasi non avrei paura, quasi.