Capire settembre, il mese perbene che interrompe ogni recita con sé e con gli altri

Sono finite le bizzarrie del calendario, ora ricominciano le attese, non importa di che. Il tempo di uno strano entusiasmo, senza pretese

1 SET 26
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Foto di Frank Oosterbaan su Unsplash

Settembre è un mese serio, un mese perbene. Non ha niente da darti perché niente aveva promesso. Settembre non è un mese di pensieri, è agosto quello che ti faceva pensare. Sono finite le bizzarrie del calendario, ora ricominciano le attese, non importa di che. Aspettare, a ciascuno il suo. Va bene pure aspettare che mi passi. Settembre è un mese calmo, e la calma è mezza felicità.
Settembre non ti costringe a divertirti in ogni condizione, forse rivedrai il mare per qualche giorno, e non ti sembrerà mai bello come nessun mare. A settembre le vite degli altri cominciano ad assomigliare molto di più alla tua, si torna in democrazia. Settembre ha solo una proposta per te: normalità. Caratteristica, peraltro, dei grandi seduttori.
Settembre non sa cosa sono i ricatti e non fa stupidi scherzi da prete, si può prevedere più o meno quel che arriva. Specie i guai. A settembre, se deve piovere, di solito piove senza troppe storie.
Settembre ti stinge. Ti spella la pelle e ti fa tornare pallido e moscio, quello sei tu? Sì sì, sei di nuovo tu, è quell’altro che ti credevi di essere che non esiste.
Settembre interrompe la recita: per forza si deve andare, stare, è per forza tutto questo sole addosso, e fare i conti (troppi, come stai tu con te e come stai con gli altri)? No, si può anche traccheggiare. Settembre chiude la breve stagione delle massime ostentazioni di benessere economico e sentimentale e ristabilisce la gerarchia vera, molto più deprimente ma almeno onesta. Settembre lava una parte considerevole delle opinioni, specie quelle su di sé. Meno tempo vuol dire meno pensieri.
Settembre ti lascia tranquillo da solo nella stanza. Settembre abbassa il sole a un orario accettabile, e la sera è di nuovo fatta per essere sera. Settembre ti riaccompagna alle buone intenzioni: niente ha più forza degli inizi. Gli inizi sono sfavillanti sempre. Crederci – qualunque cosa sia – crederci è tutta la felicità del mondo. Settembre, a modo suo, è azzurro.
Settembre non migliora nessuno, chi te l’aveva detto, che saresti migliorato, che non era la solita versione frolla e codarda? Il piccolo sottouomo zoppicante che si finge super per un mese. Settembre è intelligente. E ho letto da una parte che l’intelligenza si può misurare dalla quantità di incertezze che uno si dimostra capace di sopportare. Settembre non ti lancia nei posti del mondo, settembre ti vuole fermo, e a nessuno piace ammetterlo ma fuori dalla grotta non c’è salute, la testa è contenta solo a casa. Settembre è un mese di entusiasmo strano, non fatto della pasta che conosciamo, è entusiasmo lento, qualcosa si muove nei sotterranei, stiamo per cambiare, ognuno il poco che riesce ma si cambia. Settembre è concreto: illusioni piccole al posto delle grandi. Settembre non domanda “allora, ti piace?”, “allora come va”, “allora adesso che ti sei fermato facciamo il bilancio della vita”, settembre lo sa che non sappiamo rispondere a niente, e allora ci impegna le mani a far qualcosa. Alla felicità ci pensiamo un’altra volta. A settembre si torna credibili. Settembre ti fa ammettere l’ultima verità, che tante volte tornare è meglio che andarsene, ma nessuno si sogna di dirlo perché andarsene è tra gli articoli di carattere giovanile a uso consentito per altre età.
Settembre ti fa fare progressi verso l’indifferenza, prima al meteo, poi all’oscurità e alla fine un po’ a tutto. Settembre ti riaddestra a sfidare tutti gli eventi. Settembre è mite, ma qui la mitezza non è un difetto. Settembre non ti convince che un po’ d’aria aperta avrà su di te effetti nobilitanti, e non è il tipo di mese estivo che esige d’apparire vivaci. Settembre è una liberazione: quelli che sanno vivere meglio di te non esistono. Settembre non insiste, ti dice che si ricomincia con quel che c’è, ed è abbastanza.