Pensosi o concreti? In ogni caso, c'è ancora tempo

La fine dell’estate si avvicina e con questa riaffiorano le due sole reazioni possibili. Ma settembre sarà meglio
20 AGO 26
Ultimo aggiornamento: 06:21
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Foto ANSA

Due terzi d’agosto, il cittadino italiano è ancora ammollo al mare per qualche giorno, al lido c’è folla e i ristoranti sono ancora poco prenotabili, ma qualcosa comincia a rompersi. Le vacanze non sono più in divenire ma prendono la via della fine, l’azzurro del cielo non è più così invincibile, arrivano le nuvole e il mare, che dormiva calmo, comincia a svegliarsi e ad agitare. La città è di nuovo vicina, presto i Marcovaldi torneranno alle loro scrivanie, e a maledire le tangenziali. Spuntano le prime mail del lavoro con classificazione urgente, che vengono per ora ignorate con voluttà. E’ una breve parentesi, quella dei tre quarti d’estate, e ci sono due modi di prenderla che somigliano molto ai due modi di stare al mondo.
I Pensosi. Breve sintesi flaianesca che cattura l’impressione: “E nel bel mezzo di agosto, una sera, risentiremo il soffio freddo dell’autunno – il segno della fine. Una sensibilità acuita al punto da fargli vivere l’intero ciclo della vita, ogni giorno e ogni anno. Il crepuscolo lo uccide, l’autunno lo rattrista. Non sa più godere le gioie delle stagioni e delle ore del giorno: in ognuna vede una allusione al tramonto. Agogna il meriggio e il sole pieno dell’estate, che sono la vita”. (dal Diario degli errori). Si riconoscono peggio delle formiche sul bianco. Hanno bisogno di installare il problema nuovo subito, nemmeno il tempo di metterlo dritto. Non riescono a tenere nella stalla le malinconie da cui sono afflitti da quando erano alle elementari. La considerazione inaugurale è sempre la stessa: “la luce è cambiata”, lo dicono verso le cinque del pomeriggio, a tradimento, è la frase-rovinatutto. Come si fa a vivere così – si chiedono gli altri – perché questo senso dell’anticipo che non anticipa niente, ma racconta solo quel che tutti sanno, e che cercavano di ignorare? Il gaudente guarda ancora il mare, lui invece sente settembre ovunque. E soprattutto – il colpo di grazia che uno dà a sé stesso – comincia a pensare a come gli vanno le cose. E come vuoi che vadano? Male, ma se riporti il tuo caso particolare alla scala generale delle afflizioni, potrebbe andare parecchio peggio, quindi ti va di lusso.
I Concreti. “Leggero scirocco, cielo velato, poi sole e bagno rapido e vivo. A lungo sulla spiaggia. Dolcissima stanchezza. Vorrei scrivere un racconto sulla fine dell’estate. Arrivare con brevi episodi alla malinconia del tempo. Ma ricordare la calma, il silenzio, la pace – e l’equilibrio dei sensi e dell’anima. Questi sono gli attimi che dovrebbero fermarsi”.(u.s.). Il concreto possiede il talento della vita presente. Non è fatto per l’avventura dostoevskiana, lui ha ancora dieci giorni davanti e a nessun pensiero consente di pensarsi da solo, specie quelli che s’avvitano infelici. Li ricaccia da dove sono venuti, anzi compra un costume nuovo. E’ ancora vacanza, il venti d’agosto, e anzi se ci va bene ci toccherà un settembre magnifico, un mese più calmo di questi ultimi roventi ci accompagnerà dolcemente all’autunno. Ci saranno ancora alici fritte e vino bianco, ci godremo altro mare. Chissà se è destino, o concreti si diventa per sforzo, chissà se sono state le infanzie difficili o quelle facili. Forse nessuna delle due. Magari basterebbe dirsi che presto non sarà più estate e neanche la vorremmo, però ci è piaciuta molto (semicit.). E’ la guerra tra i due eserciti: “ormai” e “c’è ancora tempo”. Dicono quelli che ne sanno che il tempo c’è e hanno ragione, è il venti agosto, c’è ancora tempo per tutto.