Società
estate con ester •
Quella stagione speciale che esiste solo in Ulster
L’Irlanda del Nord è fatta per chi cerca di emanciparsi dall’aria condizionata. Allora si lascia la città e ci si immerge nelle infinite tonalità di verde
19 AGO 26

Foto ANSA
Si parte frollati senza nessun itinerario preciso di cose da fare tranne una: prendersi il fresco. Sono sempre di più gli spiriti mediterranei – me compresa – che in estate prenotano un viaggetto spinte da un desiderio nuovo, un desiderio che non era nei radar delle vacanze d’agosto fino a qualche tempo fa: voglio non dover stare con l’aria condizionata. Abbiamo passato due mesi come i merluzzi, adesso basta. Se non ti rassegni alla montagna, i tuoi posti delle estati future saranno al nord. Oceani, venti freschi, cielo d’ovatta. Nessuna malinconia è possibile, perfino gli spiriti delicati sentono ogni mestizia meteo superata dall’avere in valigia un bel pullover. Un fresco che sa di vita nova.
Irlanda del Nord.
Belfast. Città che appare gentile e ragazzi che sorridono. Inglese parlato a velocità doppia: chi già capisce poco (io) qui capirà niente. Si sorride da cugino europeo un po’ tardo e ti prendono in simpatia. Case a mattoni rossi. I ragazzi sono in giro, è sabato, chi è punk e con i bulloni sparsi sulle sopracciglia e nel naso, chi ha i capelli blu e i collant arancioni, prima fitta di anni 90. Ci sono i negozi di vinili come quelli di Nick Hornby in Alta Fedeltà, le etichette alfabetiche coi nomi dei gruppi sono scritte con cura, coi pennarelli. Botteghe di vecchi cimeli di guerra, negozi di whisky, tipi di birre. Ristoranti italiani, ma sono più le grandi catene industriali di caffè. Suonano e cantano alla sera nei pub. Camminata a piedi a vedere l’enciclopedia dei murales: passato remoto, poi meno remoto, l’Ira, e poi quelli del passato prossimo, Israele e Palestina. Città vecchia e nuova sono mischiate, il vecchio non è così vecchio e il nuovo non è tanto nuovo. Aria tranquilla nella città non tranquilla. Affabili, non come gli inglesi. Le settimane scorse sono state turbolente, dicono, i riots sono andati casa per casa a cercare immigrati. Spesso siringhe sui marciapiedi. Poco tempo per pensare di capire qualcosina di Belfast, meglio così, i turisti chi si credono di essere, che vogliono capire? Centri commerciali. Altri centri commerciali. I vecchi negozi di lino li ho cercati e sono tutti chiusi.
Si va verso nord, direzione oceano. Il grigio diventa più bianco, bandiere del Regno Unito sventolano, piccole case sparse e campagna, campagna. Altra campagna verde. Ti vendono le patate nuove, dice il cartello, ma non si vede nessuno, dove ci dovrebbe essere una fattoria. Si vedono i campi da golf. Resort sei stelle con gli americani che restano una settimana. Non si muovono mai dal lodge. Giocano, mangiano e se ne vanno all’aeroporto.
Tonalità di verde. Verde stinto, verde forte e fortissimo. Verde psichedelico, verde estivo e primaverile, verde abete, verde alga. I prati sono i loro cieli, il verde è il colore che regola l’umore per una forma moderata di allegria. Non si guarda in alto – perché il grigio si apre poco – qui si guarda in terra. Nei prati le greggi hanno i dorsi colorati e pascolano: un gregge è tinto di fucsia sul collo, un altro di viola e giallo e così via. Sarà per non confonderle, se si perdono o socializzano in un altro gregge? La pecorella smarrita non si smarrisce, in Irlanda del nord. Le vacche no, non hanno tatuaggi a colori. Le vacche forse non si avventurano.
Piccoli paesi lungo la costa. Casette a punta e colorate a toni pastello, camioncini dei gelati, negozi con le mensole di alluminio che vendono le palette della sabbia per i bambini, i secchielli e le caramelle sfuse. Si sta però con le maglie di lana e il giubbino impermeabile, così il paese di mare sembra una pantomima estiva. Non è estate, da nessuna parte. Ma non è neanche autunno, inverno o primavera. E’ un’altra stagione, ce l’hanno solo qui.
Camminata sulla lingua di sabbia di Portstewart, posto di villeggiatura vittoriana, dice la guida. Intervalli di rocce nere e crepate, forse qui Poseidone ha dato fuoco al mare e quelli sono i tizzoni. Sulla costa si capisce meglio la storia dell’erba d’Irlanda. La questione non è tanto il colore, è la resistenza. E’ erba che cresce sui muri di basalto, erba che in mancanza di sole impara a maturare nel ghiaccio. L’Irlanda il sole te lo dà a grammi. L’erba cresce sotto l’acqua di mare, l’ho vista con questi occhi. E’ erba di ferro, bellissima.