Società
Saverio ma giusto •
Brand del patriarcato. Quello mediterraneo e non solo. L’odio per le donne ha tante nuove versioni
La parola suona male a tutti, esattamente come "dieta". Allora Vannacci tenta l’operazione di marketing: è sempre la stessa cosa, ma aggiungendo un aggettivo aiuta a prevenire il diabete, favorisce la longevità e il controllo del peso, e fa bene al cuore. Suggerimenti
19 AGO 26

Foto LaPresse
Povero Vannacci: questa doveva essere la sua estate, solo sua, e invece la scena gliel’ha rubata l’affaire Ranucci-Lavitola – senza ombra di dubbio la migliore commedia all’italiana da molti anni a questa parte. E così l’ex generale si vede costretto a spararle ogni giorno sempre più grosse, molto più grosse del solito (quindi enormi): e una settimana fa ha fatto uscire il programma di Futuro nazionale, che sembra una parodia - come ormai la maggior parte delle cose “serie”. Della mitragliata di fesserie che lo compongono, dalla remigrazione alla cittadinanza dopo vent’anni previa la “sottoscrizione di una dichiarazione di assimilazione della civiltà greca, romana e cristiana” (una roba che manco una prof. di latino al liceo classico), in tanti si sono giustamente soffermati sul concetto di “patriarcato mediterraneo”, che a detta di Vannacci formerebbe dei “maschi forti” capaci di controllare emozioni e passioni (e gli sfinteri no?), proteggendo le donne e la società (da cosa non viene specificato: il pericolo è sempre incombente ma generico, come nei pensieri agitati di una madre apprensiva).
Riconosco però che c’è del genio: al netto di come la si pensi ideologicamente, “patriarcato” è una parola che ormai suona male a tutti, è minacciosa o, nella migliore delle ipotesi, noiosa. Esattamente come “dieta”: nessuno vuol fare la dieta, sa di rinuncia e mestizia – oltre alla fame, tanta fame. Ma se dici “dieta mediterranea” subito ti viene appetito: evoca pranzi in riva al mare, il sole, gli amici, l’amore, la salute e il piacere di vivere. Vannacci quindi tenta l’operazione di marketing: patriarcato sì, ma mediterraneo. Cosa lo distingue da quello tradizionale? Nel patriarcato mediterraneo l’uomo picchia comunque la donna, ma con il rosmarino; le donne non sono solo subalterne agli uomini, ma vengono dopo anche le trecce di bufala; in tutte le sfere pubbliche e private gli uomini detengono ed esercitano la loro autorità esclusivamente in quanto tali, ma con un filo d’olio e un pizzico d’origano. Insomma, è sempre la stessa merda, ma “mediterranea” quindi aiuta a prevenire il diabete, favorisce la longevità e il controllo del peso, e fa bene al cuore. E’ patriarcato, ma al profumo di agrumi di Sicilia. Come tutte le operazioni di marketing, potrà andare di moda per un po’ ma avrà vita breve: la gente si stanca in fretta e vuole subito altre novità. Risparmio all’ex generale l’uso dell’AI, e gli suggerisco io i futuri re-branding del patriarcato:
1) patriarcato zero: senza zuccheri, zero calorie e zero alcol (quindi non hai manco l’attenuante che eri ubriaco quando hai detto o fatto certe cose).
2) patriarcato green: picchi sempre mogli e fidanzate, ma nel verde. E quando commetti femminicidio, seppellisci subito il corpo nella terra (così concima) e ci pianti sopra un albero.
3) patriarcato vegan: tratti meglio gli animali delle donne.
4) patriarcato free: insulti illimitati, molestie e alzi le mani verso tutte, senza scatto alla risposta (scatti solo quando lei non risponde: dov’è? con chi è?)
5) patriarcato pacifista: no alle armi alle donne ucraine, solo agli uomini e solo per sparare alle donne.
6) patriarcato slow living o “vita lenta”: stacchi da tutto, digital detox, mindfulness, le meni ma non calma, senza stress, per riscoprire il valore del tempo e del benessere personale. Maschile, s’intende.