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La guerra odierna, il punto più lontano dall’eroe omerico
Le armi da fuoco e le innovazioni che aspiravano, invano, a diminuire gli effetti esiziali dei conflitti sull’uomo. E oggi i droni e l’AI

Foto ANSA
La guerra odierna sembra istituire la massima distanza dalla figura dell’eroe di omerica memoria ossia del campione, figura che i polemologi fanno perdurare almeno sino a Giovanni dalle Bande Nere, ignobilmente ferito a morte dall’archibugio di un oscuro fante lanzichenecco sceso per il sacco di Roma del 1527. E’ con l’introduzione delle armi da fuoco infatti che comincia a sbiadire per sempre il “professor d’armi” con la sua maschia e bellicosa valentia così ben espressa dal cipiglio del Condottiero di Leonardo, nonché degna dei grandiosi poemi ariosteo-tassiani, oggi ridotti a brachilogici servizi giornalistici di qualche minuto. Dal corpo a corpo con la spada tipica del mondo antico, dalle asce e dai mazzafrusti medievali (si vedano le raggelanti e ora immote armerie dei musei), si è passati prima all’azione differita precisa corale dell’arco (forse la massima invenzione bellica), poi a quella devastante dell’arma da fuoco (che sia miccia o atomo) e infine al drone, al robot, all’AI; quasi in questa traiettoria – evolutiva si direbbe se non fosse di annientamento – stilizzando la guerra, la si liberasse poco per volta della sua sete barbarica di idolo sanguinario che esige sacrifici umani. E chissà che in un futuro lontano e infine più progredito (mai però tanto progredito da far del tutto a meno dei conflitti) si ritorni per davvero a una lotta tra soli campioni, magari a tornei di automi, risparmiando così in tutto uomini ed eserciti, come in una specie di partita a scacchi, totale ma incruenta, tipo quella immaginata in Ender’s Game.
Non poche innovazioni belliche aspirarono proprio a diminuire gli effetti esiziali della guerra sull’uomo. Gatling per esempio, l’americano inventore della mitragliatrice, sperava da medico e filantropo, moltiplicando il fuoco nelle mani d’un solo fuciliere, di ridurre così il bisogno di uomini negli eserciti e minimizzare la perdita di vite. Ma, come spesso accade nelle innovazioni, tutto finì alla rovescia, perché quell’arma micidiale sancì di fatto l’avvento della grande guerra di massa e posizione, fatta come nelle trincee di Paths of Glory di lunghe attese snervanti e di assalti violentissimi ossia di arditi alla Jünger (il quale non a caso pensava d’intitolare le sue memorie belliche Il rosso e il grigio per via del sangue sulle divise). Semmai oggi dell’eroe sopravvive la retorica, tanto romantica quanto irreale, dell’uomo che vince l’arcipotente tecnica. I Pasdaran per esempio si compiacciono di discendere dai guerrieri epici dello Shahnameh (Il Libro dei Re) di Firdusi come se un europeo di oggi guardasse sensatamente al Parzival di Wolfram von Eschenbach ovvero al puro folle che cresce inselvatichito, perché la madre Herzeloyde lo vuole sottrarre al suo inevitabile destino di guerriero catafratto e sberluccicante. Vero è che in guerra non bisogna mai confondere l’arma con la mano che l’impugna o per dir meglio peccare di metonimia; ma oggi i tempi sono cambiati e a contare non è più l’aggressività pugnace del combattente, bensì – manco a dirlo – l’estensione algoritmica dell’AI e dei suoi protocolli di massimizzazione e perfezione d’urto. Imitando l’intelligenza collettiva di certe specie animali che operano secondo un’istintiva orchestrazione d’intenti (per intenderci quella stessa che regola i banchi di sardine, gli sciami di cavallette o le colonie di termiti), la guerra processata dall’AI evolve verso lo swarm warfare ove ogni drone è a un tempo pedone e re, sacrificabile e decisivo, imprevedibile e chirurgico. Insomma, dopo l’AI, anche nella guerra l’uomo decede da sé stesso: ormai superato pur nell’uccidere. Cosicché mentre negli anni ‘80 un Reagan guardava con invidia a Rambo (“Boy, after seeing Rambo last night, I know what to do next time”), i leader di adesso sognano gli eserciti di macchine di Matrix Revolutions che come nubi nere, gravide di fuoco e morte nanotecnologica, si abbattono sui loro nemici per polverizzarli e fare dello jus in bello il più ipocrita degli ossimori.