Il format dei bigliettini romantici arriva a Fiumicino. Ma almeno scriviamoli bene

Aeroporti di Roma ha deciso di importare al Leonardo da Vinci il fenomano social Notes to Passengers. Però perché dobbiamo mortificare una buona trovata con messaggini come “sorridi” e “no stress”? Scegliamo frasi eccezionali anzi aforismi strepitosi, alziamo il livello di difficoltà di comprensione del testo

11 AGO 26
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Foto Ansa

Il frasifattismo Instagram imperversa. Pensieri letterari, alcuni d’autore altri scarsi sono ovunque a dirti come vivere e come stanno le cose. E’ lo stadio terminale dello sforzismo contemporaneo e le prime pietre rimangono a terra, nessuno può tirarle, siamo tutti responsabili di questo orrore aforistico. Ce lo teniamo, quindi.
Il fenomeno dilaga naturalmente su Instagram, la grande pressa: il pensiero viene frazionato e squadrato così entra bello bellino in una card. Quella card, che prenderà poi tanti like con la copertura morale “citazione colta”, è il convincimento che un pensiero espresso in modo efficace possa migliorare la giornata a qualcuno. O aiutare in un momento triste, o illuminare la strada nell’incertezza. Non è nemmeno la brevità, la questione. La brevità è uno dei massimi talenti della scrittura. Karl Kraus era minimo e infallibile. Di Flaiano non ne parliamo neanche, sapeva essere brevissimo e lasciare un danno permanente, a te o alla tua idea di mondo. Il problema è quando la brevità diventa metodo operativo di diffusione e non è il risultato di una concentrazione del pensiero, ma di una inflazione generale che risponde all’esigenza di mercato “dimmi qualcosa di corto che può raddrizzarmi il malumore”.
Tutta questa premessa per arrivare alla notiziuccia del giorno della rubrica: Aeroporti di Roma ha deciso di importare al Leonardo da Vinci il format social dei Notes to Strangers, che diventa Notes to Passengers. Piccoli messaggi scritti a mano sono stati consegnati ai viaggiatori, e le reazioni sono finite in un video tenerello destinato ai canali Instagram e TikTok di ADR. L’idea è anche molto graziosa: l’aeroporto è una congrega strana di persone, c’è di tutto, speranze e avvilimenti, entusiasmi al massimo e noie impreviste. E poi le persone sono meno di fretta della stazione, perché sono arrivate prima, in mano hanno bagagli leggeri e hanno tempo da perdere a pensare. Così Fiumicino, nell’estate dei dieci milioni di passeggeri tra luglio e agosto, potrebbe diventare un gigantesco esperimento narrativo. Perché allora dobbiamo mortificare una buona trovata con messaggini come “sorridi”, “no stress”, “il viaggio è bello quando è condiviso”, “baciatevi”? Così è una miseria. Scriviamoli bene, questi biglietti. Scegliamo frasi eccezionali anzi aforismi strepitosi, alziamo il livello di difficoltà di comprensione del testo. Osiamo, il lettore non è fesso. Flaiano!
Quelli che stanno partendo in comitiva e che preferivano un altro viaggio, loro in Islanda una settimana con le pecore non ci volevano andare, alla fine hanno deciso gli amici per lui. Si chiedono come mai si sono infilati in questa vacanza indesiderata e non trovano le ragioni: “La società, o compagnia degli altri, è un vizio che ci si può togliere, ma si resta soli. Non si torna in compagnia quando si vuole. O sempre, o mai”. Quelli che tornano e non capiscono che hanno di sbagliato, perché non si sono divertiti, il viaggio non dovrebbe riempire il cuore e ritemprare? “La noia e la malinconia aspettano dovunque si vada per divertimento, per cambiare. Solo il luogo dove viviamo non ci fa pensare alla morte, al fallimento, alla vecchiaia. Turismo, triste invenzione. Non c’è salute fuori della propria grotta. Stare fermi”.
A quelli che stanno partendo pieni di dolore, per dimenticare qualcosa e non capiscono cos’hanno sbagliato, dove. A quelli che invocano e ringraziano la Divina Provvidenza far notare che c’è una Divina Imprevidenza altrettanto vigile, quella che regola tutti i nostri errori. Il Bene e il Male si equilibrano nel tempo, secondo la legge dei grandi numeri; o forse non esistono. Esiste un corso delle cose, che non è giudicabile! Ai genitori con figli apatici, scocciati, li porti a New York e pare li stai portando in riformatorio: “Tutti gli autori di trame sulla gioventù che lotta, che soffre, che ride, che ama volubilmente, sono pregati di ritirarle in segreteria. Motivo: non si fanno più”.
(sono tutte citazioni tratte dal Diario degli Errori, E. Flaiano, Adelphi)