La famiglia di Meredith contro lo show di Amanda. Ma se sotto accusa fosse la nostra giustizia?

I legittimi dubbi morali sulla stand-up comedy di Knox. Ma se la giustizia fosse migliore?
8 AGO 26
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Foto LaPresse

Le vittime di omicidi, ancor più se sono giovani donne che hanno subito violenza sessuale, meritano il massimo rispetto e, se la parola avesse un senso, anche simpatia. E’ il caso di Meredith Kercher, assassinata a Perugia nel 2007 e per il cui delitto l’unico condannato in via definitiva è stato Rudy Guede, ma solo per “concorso” in omicidio: gli altri due imputati, Amanda Knox e Raffaele Sollecito, sono stati definitivamente assolti. Meno simpatia, a volte, suscitano i parenti delle vittime quando pretendono di estendere all’infinito il proprio paradigma vittimario. Al punto da aderire a una petizione per bloccare uno spettacolo (in sé legittimo) e chiedere un intervento al premier della Gran Bretagna per bloccarlo. Lo spettacolo (stand-up comedy: sarà comico davvero?) scritto e interpretato da Amanda Knox in scena da oggi al Fringe Festival di Edimburgo è dedicato a quella tragica vicenda. E’ dubbio il buon gusto dell’autrice – o qualcosa di peggio, Repubblica ha chiesto alla sorella Stephanie Kercher se Amanda è ossessionata da Meredith: “Dovrebbe chiederlo a lei” – nel tornare ancora su quel racconto. Anche considerando che Knox è stata riconosciuta innocente nel 2015 al termine di un contraddittorio percorso processuale: condanna in primo grado, assoluzione in appello, annullamento in Cassazione dell’assoluzione con nuovo appello, nuova condanna. Poi la Cassazione annullò senza rinvio la condanna, aggiungendo pesanti critiche per le carenze delle indagini. Senza dimenticare che Knox è stata condannata per calunnia nei confronti di Patrick Lumumba, indicato da lei come colpevole. Per il processo mediatico: sembra il caso Stasi al contrario.
Lo spettacolo si intitola Cartwheel, capriola, riferimento alla “ruota” che Knox avrebbe fatto nei locali di polizia. Per la sorella, lo show “normalizza e banalizza la violenza contro le donne”, “è sconvolgente”. Knox ribalta l’accusa: è una denuncia della violenza subita “da lei e da me”. Una storia che più moralmente ingiudicabile non potrebbe essere. Anche l’ex coimputato Sollecito ha commentato: “Una scelta che non condivido”. A meno di domandarsi che cosa intenda davvero mettere in scena Amanda Knox. E a giudicare dalle sue poche dichiarazioni il nucleo tematico sembra essere la vessatoria vicenda giudiziaria subita in Italia. Un calvario giudiziario durato anni, col contorno di ignobile processo mediatico, che indignò l’opinione pubblica americana, poco abituata al Vietnam tribunalizio all’italiana. Insomma potrebbe essere anche così: Cartwheel non parla tanto di Meredith (davvero avrebbe poco senso) ma del nostro sistema giudiziario, di un’inchiesta che la stessa Cassazione ha censurato, di una copertura mediatica che ben conosciamo. Un giornale garantista come il Dubbio qualche giorno fa, diversamente, ha commentato in modo critico, sottolineando che ci sarebbe il rischio di sbeffeggiare “l’Italia e il dolore dei Kercher”. Nel caso di Amanda Knox, scrive, “è toccato agli Stati Uniti d’America, in termini di opinione pubblica e ‘sistema’ di pressione, indignarsi e trattare la giustizia italiana come una congrega di impostori. Ebbene, questo ‘pregresso’ pare l’unica plausibile spiegazione dell’atteggiamento assunto dalla donna accusata e poi definitivamente assolta”. “Nella migliore delle ipotesi, seppure le parole e le scelte di Knox non fossero di oltraggio a una persona sgozzata a 21 anni, sono chiaramente di scarsa considerazione per l’Italia”. Si può, però, anche supporre che se anche l’atteggiamento di Knox fosse “chiaramente di scarsa considerazione per l’Italia”, avrebbe parecchie ragioni per pensarla così. E la famiglia Kercher forse ne avrebbe ancora di più. Con un sistema giudiziario migliore di quello italiano tutto questo sarebbe accaduto? (Detto con il beneficio del dubbio).