Società
Estate con Ester •
Le gerarchie del gusto e del sapere sono finite, ma non abbiamo smesso di metterci in posa
Da quello che la sa sempre lunghissima a quelli che vanno in vacanza al mare nella seconda casa e compatiscono gli altri. Un elenco delle nostre microsnobberie
7 AGO 26

Foto di nikldn su Unsplash
Non so da quanto ci siamo fatti così colti e raffinati, ma un sentire comune è ormai diventato la snobberia. Forse è cominciato tutto quando abbiamo deciso che volevamo vestirci anche noi quiet luxury, sobri come i ricchi. Snobberia da questi tempi disgraziati. Snob è impossibile diventarci, sono (stati) pochi eletti, è un atteggiamento complicato e viene dal lignaggio, devi essere stato abituato a tutto il meglio senza fatica, ti deve annoiare la maggioranza delle cose del mondo ma in un modo speciale, un modo che per noialtri è impossibile afferrare.
Precedente letterario di chiarimento. Il principe Korsakoff un giorno istruì Julien Sorel, il giovane era avvilito per piccoli fatti sentimentali, e lo sistemò con una lezione di comportamento: “L’aria malinconica non è di buon gusto, ci vuole l’aria annoiata. Se siete malinconico, è segno che qualcosa vi manca, che non siete riuscito in qualcosa. E’ un segno manifesto di inferiorità. Invece se siete annoiato, è inferiore ciò che ha cercato vanamente di piacervi”. (Stendhal, Il rosso e il nero).
Ho trovato un articolo spassoso sul Washington Post sullo snobismo che stiamo arrabattando noi: “Si pensa generalmente che lo snobismo prosperi nelle società rigide, caratterizzate da gerarchie di classe e codici condivisi. In passato esistevano criteri relativamente chiari di rispettabilità, eleganza e buona educazione. I nuovi ricchi potevano tentare di impararli, rifiutarli oppure essere derisi. Quei codici generavano esclusione, ma offrivano anche qualcosa cui aspirare, da parodiare o contro cui ribellarsi. L’America contemporanea ha invece smantellato l’idea di una sola gerarchia del gusto. Il risultato, però, non è la fine dello snobismo: è la sua frammentazione in migliaia di piccole forme, le microsnobberie”. E’ quindi fondamentale fare un elenco delle nostre.
Snobberia dell’ingenuo. Snobberia di quello che la sa sempre lunghissima. Snobberia di quelli che vanno in vacanza al mare nella seconda casa e compatiscono gli altri. Snobberia di quelli che partono per un altro continente. Snobberia di chi va solo in montagna. Snobberia di quello che nomina un posto oscuro e ha inventato una faccia apposta per noi quando deve rispondere alla domanda: “E dov’è”.
Snobberia dell’abbronzato. Snobberia di chi resta bianco. Snobberia di quelli con la casa arredata con mobili che costano come un altro appartamento, tutti di colori chiari e neutri e quasi invisibili. Snobberia di quelli con la casa arredata Ikea, ma senza personalità. Snobberia delle case con troppa personalità. Snobberia per chi fa le pareti colorate.
Snobberia di quelli che capiscono l’arte contemporanea. Snobberia di quelli che considerano l’arte contemporanea una boiata pazzesca. Snobberia di quelli che dicono che le quotazioni dell’arte contemporanea le decidono i fondi bancari.
Snobberia educativa dei figli altrui. Snobberia dei senza-figli.
Snobberia di quelli vestiti in ufficio di tutto punto in estate. Snobberia degli sciatti. Snobberia delle scarpe aperte anche se fa caldo. Snobberia delle scarpe chiuse anche quando fa caldo. Snobberia del cibo dei ristoranti di cui parlano tutti. Snobberia per i fissati per i posti autentici. Snobberia di Milano. Snobberia di Roma. Snobberia di Napoli. Snobberia dei nuovi politici tipo Mamdani, ché si deve essere proprio dei creduloni.
Snobberia del parvenu. Snobberia dei ricchi da generazioni che non s’accorgono di quanto sono inopportuni a mostrare il privilegio. Snobberia di quelli che postano tutto sui social. Snobberia di quelli col profilo privato sui social – ma chi ti credi di essere, un Rothschild?
Snobberia grammaticale. Snobberia di quelli con la dizione meridionale. Snobberie di quelli che fanno finta che non gli viene il termine in italiano ma solo quello inglese. Snobberie di quelli che parlano inglese con accento italiano. Snobberia di quelli che siccome sanno bene pronunciare l’inglese dicono Baàaston (cit.). Snobberia di quelli che citano Flaiano. Snobberia di quelli che Flaiano non lo citano più perché ormai è una card Instagram.
Snobberia di quelli che non guardano più la televisione. Snobberia di quelli che la televisione nella casa nuova non ce l’hanno. Snobberia capovolta di quelli che guardano tutto e conoscono di personaggi di Temptation Island.
Snobberia degli ottimisti. Snobberia dell’intelligenza artificiale. Snobberia dei consumi culturali divertenti. Snobberia di citare un libro di un autore raro per far capire che sei lettore Adelphi. Snobberia (terribile) del “siccome piace a tutti a me no”, che è una cosa tristissima, perché se piace a tutti di solito è perché è bello.