Società
Vacanze estive •
La guerra in medio oriente non frena il turismo in Italia. Un'indagine
Il caro energia frena le vacanze degli italiani, ma gli arrivi dall'estero spingono il settore oltre i livelli del 2025. Dal Veneto alla Calabria, passando per Sicilia e Puglia, crescono presenze e destagionalizzazione. E torna la fila fuori dai Bronzi di Riace. I dati di Federalberghi

Google creative commons
File per andare a vedere i Bronzi di Riace, strutture ricettive che a giugno registrano i numeri di agosto e una pressione alberghiera cresciuta in modo significativo in Veneto. Il turismo italiano sembra non aver risentito dell'incerto contesto internazionale che ruota per gran parte attorno alla guerra in medio oriente, al blocco dello Stretto di Hormuz e al conseguente aumento del costo dei carburanti. A dirlo sono i dati Istat riportati dallo studio Congiunturaref di Refricerche: rispetto ai primi cinque mesi del 2025, le presenze turistiche nel nostro paese hanno avuto un incremento del 4 per cento. Ma se le preoccupazioni per la situazione globale hanno fatto sì che gli stranieri scegliessero lo stivale come meta dei loro viaggi perché considerato più sicuro, lo stesso non si può dire degli italiani. Le previsioni di Unioncamere di maggio confermano infatti che tra luglio e agosto ci saranno 171,8 milioni di presenza turistiche, di cui 89 milioni di non residenti, il 52 per cento del totale. Secondo un’indagine di Tecnè per Federalberghi, a partire per le vacanze tra giugno e settembre saranno 36,2 milioni di italiani, il 48,5 per cento della popolazione invece resterà a casa. E più della metà del campione, il 52,8 per cento, lo farà per mancanza di liquidità. Per via del caro energia, quindi molti di loro, guardando il portafogli, hanno deciso di non viaggiare o di farlo per meno giorni.
Ma grazie al turismo straniero, il bilancio resta positivo. “Il mercato interno è ovviamente più sensibile alle dinamiche dell’economia. Ma quel giorno in meno di permanenza degli italiani è stato rivenduto sul mercato internazionale”, dice Massimiliano Schiavon presidente di Federalberghi Veneto: “La domanda dall’estero ha superato quella interna e questo è stata anche la chiave del nostro successo”. I dati dello studio dell’istituto HBenchmark danno ragione al presidente: a fronte di una diminuzione dell’1 per cento delle presenze italiane tra gennaio e maggio in Veneto, quelle straniere, prevalentemente dell’est Europa, sono aumentate dell’11,7 per cento con una permanenza media arrivata a 2,7 notti. Nelle altre regioni la situazione è analoga. Anche in Puglia e Calabria la crescita del turismo, sul 2025, ha raggiunto la doppia cifra, rispettivamente il 10 e il 10,8 per cento, e in entrambi i casi a fare da traino sono stati i flussi stranieri: +14 per cento in Puglia e +19,2 in Calabria. Fabrizio D’Agostino, presidente di Federalberghi Calabria, spiega che l’incremento del turismo dall’estero è dovuto anche alla pianificazione messa in atto dal governatore Roberto Occhiuto: “Per tre anni il governatore ha lavorato sull’incoming sui trasporti con compagnie low cost come Ryanair. Noi eravamo già raggiungibili con l’aeroporto di Lamezia Terme, adesso non solo sono triplicati i voli da lì, ma ce ne sono di nuovi anche a Reggio Calabria e a Crotone”. Commentando il dato sulla lieve flessione del turismo italiano in Puglia rispetto allo scorso anno (-1 per cento), Francesco Caizzi, presidente regionale di Federalberghi, dice invece che il motivo sono i rincari dei carburanti. “Abbiamo avuto il problema della guerra che ha portato inevitabilmente all'aumento dei costi energetici. Visto che gli italiani normalmente vanno in vacanza a luglio e ad agosto, e che gran parte di loro si sposta in auto, la Puglia è una delle destinazioni più penalizzate”. Comunque, aggiunge, “resta una delle regioni più richieste e speriamo di avere un agosto con dei buoni trend. Anche se luglio e agosto non sono più sold out come quattro anni fa”.
L’incremento del turismo straniero non ha soltanto compensato la lieve inflessione di quello italiano, ma ci ha costretto anche a misurarci con culture diverse. “In Europa le ferie ad agosto le facciamo solo noi - rimarca Caizzi - gli altri tendono a viaggiare più verso maggio e giugno. In questi mesi abbiamo avuto dei picchi che prima non avevamo”. Ed ecco che si spiega come anche sull’isola di Lampedusa le strutture ricettive hanno già registrato numeri che di solito si raggiungono solo ad agosto, anche se più in generale è tutta la Sicilia ad aver avuto un incremento di presenze nel corso degli anni, secondo Congiunturaref: nel 2025 l’isola ha registrato 23,4 milioni di presenze (di cui il 55,8 per cento dall’estero) superando Puglia e Sardegna e diventando la seconda regione più turistica del sud, dopo la Campania.
La situazione è simile in tutta la penisola: “Sì, confermo anch’io questo trend. A giugno c’è stata un grande afflusso di polacchi, con voli Ryanair a 25 euro, diretti in varie zone della Calabria, non per forza nei posti più noti”, dice D’Agostino. Secondo le elaborazioni di HBenchmark, che ha confrontato le prenotazioni già acquistate per l’estate e quelle dello scorso anno, il Veneto ha avuto una crescita in quasi tutti i comparti. Dal +8 per cento delle città d’arte spinte da Verona e Venezia - dove la pressione ricettiva, dice Schiavon, è aumentata in modo significativo - al +4,4 per cento del lago di Garda fino all’aumento maggiore (+15 per cento) che si è registrato per la montagna: “E questo è un dato che conferma l’eredità lasciata dai Giochi Olimpici e Paralimpici di Milano-Cortina”, dice il presidente. Ma quello su cui preme di più riguarda la capacità di non disperdere quanto fatto finora, anzi approfittare di questi nuovi flussi. “L’allungamento della stagionalità funziona come la tecnica del fuorigioco, bisogna andare tutti avanti: significa che dobbiamo essere attraenti anche al di fuori dei periodi di alta stagione classica balneare. Fare un evento a febbraio e poi nulla fino a maggio vuol dire buttare i soldi”. E dello stesso avviso sono anche gli altri presidenti. “Stiamo lavorando da anni per portare la nostra offerta turistica anche verso i piccoli borghi interni della Puglia, perché se ora pensi alla nostra regione la prima cosa che ti viene in mente è il mare”, dice Caizzi. “Bisogna porre le basi affinché questo non sia un caso isolato: ora sono tornate le code per andare a vedere i Bronzi di Riace, non saranno le file chilometriche che c’erano negli anni ’80, ma era da tempo che non si vedevano”, conclude D’Agostino.