Maranza: neologismo o razzismo?

L'ex capo della Polizia Franco Gabrielli, intervistato su La 7, ha contestato l'uso del termine persino nelle leggi: "E' come sei negli anni 70 avessimo fatto delle norme anti terroni. Significa 'marocchino zanza'". Ma il presidente dell'Accademia della Crusca D'Achille frena: "L'etimologia in realtà non è certa, ma non c'è dubbio che sia una parola connotata negativamente"

31 LUG 26
Ultimo aggiornamento: 17:05
Immagine di Maranza: neologismo o razzismo?
Qualche sera fa, durante una nota trasmissione di La 7, a un certo punto l'ex capo della Polizia Franco Gabrielli, parlando delle recenti norme approvate dal governo per considerare imputabili i minori dai 14 anni in su (il contrario va dimostrato da loro, con l'inversione dell'onere della prova) in un logica "anti maranza", è sbottato: "Maranza è un insulto, è come se negli anni 60 e 70 avessero fatto una norma sui terroni, un timbro etnico. Nello slang milanese significa 'marocchino zanza', basterebbe questo".
Ma è davvero questa l'origine del termine? Lo abbiamo chiesto al presidente dell'Accademia della Crusca, il linguista Paolo D'Achille. Dice il professore: "In realtà, non siamo di fronte a un termine che rappresenta un timbro etnico contro i nord africani, bensì contro i meridionali". "La sua etimologia è incerta", prosegue il linguista. "Potrebbe derivare da un termine meridionale che indica la melanzana o da una sovrapposizione con le parole 'Marrakesk" o "Marocco", che nel gergo giovanile milanese veniva adoperato per indicare i meridionali, e il gergale 'zanza', una parola dialettale onomatopeica che indica la zanzara e, figuratamente, un 'imbroglione'. Resta indubbio che la connotazione sia assolutamente negativa e dunque se la si usa per indicare un preciso gruppo sociale non lo si fa in modo neutro. E' diverso il referente, ma anche quello era un referente negativo".
E' d'accordo con lui anche il linguista Andrea De Benedetti, autore nel 2022 del pamphlet "Così non schwa. Limiti ed eccessi del linguaggio inclusivo", non proprio un buonista della lingua. "A prescindere dall'etimologia - dice - la questione è come le parole si usano. Io sono molto contrario alla demonizzazione a priori di un vocabolo solo in funzione di sensibilità che si sentono offese. In questo caso però dietro la parola c'è una visione del mondo classista e razzista. Il 'maranza' è il magrebino di seconda generazione che si dedica ad attività ai confini con la legalità, l'equazione che sottende è che un giovani di seconda generazione nato in una famiglia di nord africani se vestito in un certo modo è senza dubbio un criminale. E questo, etimo a parte, è senz'altro razzismo che rischia di amplificare un fenomeno sociale, estendendolo a tutta generazione di giovani immigrati".
Ma come nasce la parola maranza? "La prima documentazione della parola - ci risponde il presidente dell'Accademia della Crusca D'Achille - è di fine anni 80. La troviamo all'interno di una canzone di Jovanotti dentro la canzone 'il capo della banda' nell'album la mia moto. All'epoca infatti - continua il professore - veniva usato come sinonimo di 'coatto' o 'tamarro', legato ad ambienti della musica dance. Per anni è stata una parola quasi dimenticata, come spesso accade con il gergo giovanile, rimasta sotto traccia fino al 2019, quando invece è avvenuto il cambio di significato con l'utilizzo sui social per identificare un certo tipo di ragazzi accomunati dagli stessi stili d’abbigliamento, dagli stessi gusti musicali, e da un linguaggio e un atteggiamento talvolta grezzi o volgari. I media l'hanno poi così usata per indicare gruppi di giovani immigrati nord africani di seconda generazione. Ma per indicare un gruppo sociale sarebbe forse meglio utilizzare una parola più neutra e meno connotata",  prosegue D'Achille