Snobismo fiscale: i milionari inglesi che vogliono pagare più tasse

"Ce lo possiamo permettere!": così calciatori, attori e musicisti chiedono una nuova imposta del 2 per cento sui patrimoni oltre dieci milioni di sterline. La sinistra riparta da questi ricchi visionari
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La sede centrale della Bank of England a Londra (Foto ANSA)

Io sono sempre dalla parte delle minoranze, quindi difendo i diritti delle persone ricche. I ricchi infatti sono la minoranza più minoritaria che esiste oggi nel mondo: i ricchi sono meno delle persone transgender, meno dei ladini, meno dei transgender ladini. Fondamentalmente per colpa di Elon Musk, che non solo è l’uomo più ricco del mondo ma anche il primo trilionario della Storia, cioè i soldi esistenti nel mondo ce li ha praticamente tutti lui e li tiene in ostaggio dentro a un hangar. I ricchi sono pochi, e anche per questo sono spesso inascoltati; spero però si voglia prendere in seria considerazione l’appello che centoventi milionari inglesi hanno rivolto la scorsa settimana al nuovo premier britannico Andy Burnham, al quale chiedono di farli pagare più tasse. Sì, avete capito bene: i milionari inglesi (fra loro ex calciatori, musicisti di fama internazionale, scrittori di successo) chiedono una nuova tassa del 2 per cento sui patrimoni da oltre dieci milioni di sterline. Il motivo è scritto nero su bianco nell’appello: “Ce lo possiamo permettere”. Che stile! Che chic! Che signori! I centoventi sono stati subito ribattezzati “Milionari Patriottici”, ma secondo me il patriottismo non c’entra, o comunque non è questo il punto. Il punto è quel “ce lo possiamo permettere”, della serie: abbiamo i soldi, fateceli spendere.
Contrariamente all’italico “Pago, pretendo!”, questi inglesi dicono “Pretendiamo di pagare”, con nonchalance, un pizzico di vanità e la malcelata seccatura di doverlo anche chiedere. Mica come quei ricchi tremebondi solo a sentir pronunciare la parola “patrimoniale”, o che si prendono la residenza in qualche remoto posto orrendo sul planisfero solo perché paradiso fiscale; che io mi chiedo sempre se questi sono ricchi veramente oppure no, voglio dire se sei veramente ricco i soldi per pagare ce li hai, perché comportarsi da pezzenti? Invece questi milionari inglesi arrivano, chiedono “quant’è”, e umiliati – nonché vagamente risentiti – dal conto troppo basso (quasi un insulto alla loro capacità di spesa) dicono: “Ma per chi ci avete presi? Fateci un prezzo adeguato, noi vogliamo pagare di più!”. Altro che patriottismo: questo è il caro, vecchio e sano snobismo di chi se lo può (e se lo deve) permettere; quasi un dandismo fiscale, una sprezzatura tributaria. In effetti oggi il vero status symbol della ricchezza non è più la macchina di lusso, la servitù che versa vini pregiati in calici di cristallo con le bordature d’oro, la villa con piscina ed eliporto privato; bensì la dichiarazione dei redditi che attesta che tu di soldi ne hai talmente tanti che ci paghi anche le tasse – e sei così ricco da rimanere tale anche dopo averle pagate. Lo stato non faccia l’orgoglioso, e accetti la mancia da questi milionari che rivendicano con orgoglio il loro potere d’acquisto. In un mondo dove i ricchi sono pochi e per lo più burini e teppisti, sentire che in Inghilterra ne esistono ancora ben centoventi dotati non solo di cospicui patrimoni ma anche della classe necessaria per spenderli dà conforto e speranza. La sinistra riparta dai milionari!