Finalmente si parte per le ferie: un catalogo dei tipi di villeggianti

Da quello che deve partire con la famiglia ai malinonici semplici, fino al Vado-in-Colombia-due-settimane. Fuggire sì, ma dove

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Foto di Belinda Fewings su Unsplash

Arrivati alla quarta ondata di calore, siamo vivi solo per miracolo. Non penso ci siano fondate speranze di fresco, da qualche parte, né di farsi una notte col condizionatore spento per potersi svegliare – manco mi ricordo più com’era – nel pieno possesso delle facoltà almeno scheletriche. Giriamo per le città come insetti che hanno sbattuto troppe volte sopra la luce blu, con un pensiero che manco ci confessiamo per quanto è grave ed espressione solo di capitalismo grasso: ma in questo stato, partire per le vacanze, perché? Con quali forze, con quanta voglia, per andare dove, a fare cosa, a stare con chi, per dirci che?
Contiamoci.

I Pressione bassa.

Sono l’Ulisse che nessuno sa di avere accanto: perché tutti ignorano come si dev’essere polytropos per aver resistito eroici e in piedi, produttivi e lucidi in questo periodo quando la prognosi medica era: stia in casa e non si muova. Covano un odio per la partenza ormai da giugno, adesso hanno finito tutte le forze e sotto la pelle hanno una corrente elettrica di nervosismo pronta a fare lo scoppio. Al mare dormiranno tutto il tempo con il libro fermo a pagina uno e le persone intorno che non sanno si chiederanno “che ha?”. Tutto, abbiamo tutto, lasciateci stare.

Il Malinconico semplice.

Il Malinconico semplice ha ormai da anni la posa da odiatore dell’estate e quindi procede con la successione letterario-scontenta. Pubblica su Instagram sempre le stesse card d’autore:
Ginzburg: I giorni fino al ferragosto ci sembrano eterni. Tutti partono, e ci chiedono se anche noi partiremo. Impossibile rispondere, quando siamo nel numero di quelli che non hanno voglia né di partire né di restare.
Flaiano: La noia e la malinconia aspettano dovunque si vada per divertimento, per cambiare. Turismo, triste invenzione. Non c’è salute fuori della propria grotta. Stare fermi.
Pavese: L’estate mi ammazza.
E’ stanco ma non come il Pressione bassa, la sua è più una costruzione di personaggio. Pensa che l’estate sia solo un dispositivo inventato per costringere le persone a dimostrare di avere amici e desideri.
Siccome è hybris pure quella, capita che un conoscente ricco, uno di quelli che dicono al telefono senza vanterie “siamo in barca verso Capri” come io dico “sono all’Esselunga”, lo inviti per il fine settimana. Il Malinconico semplice accetta, ed è la cosa migliore che può succedergli. Bagni azzurri di mattina, gin tonic al pomeriggio, freselle rosse piene di pomodoro, calette deserte con acqua verde. Il vento del largo lo ritempra, si sente l’allegria tornare a bordo del corpo, pensa a quanto siamo fortunati, che si potrebbe nonostante tutto, nonostante il mestiere infame di vivere, provare a essere felici. Alle sei di pomeriggio, brillo e col naso un poco bruciato dal sole, vorrebbe ammettere: “Forse la vita è bella”. Arriva lesta la vocina interiore sindacalista: “Certo che è bella, ma quella dei ricchi”.

Quello che deve partire con la famiglia.

Ecce Homo osserva le valigie aperte sul letto e si domanda come è finito lì. Questo dunque è il premio di un anno a spaccarsi la schiena. Due settimane di colazioni con la famiglia, dialoghi con la famiglia, mercatini con la famiglia, portare la cassa di acqua a casa, il supermercato alle sei, il gelato con passeggiata alle nove. Nei casi disperati: le giostrine.

Quelli che partono perché gli altri partono.

Non hanno volontà propria, si fanno trascinare, lasciano fare a chiunque, loro approvano, pagano e fanno la valigia. Non si lamentano, sono di discreta compagnia. La specie darwiniana.

Il Vado-in-Colombia-due-settimane.

Questi sono ignifughi, il caldo non li ha spezzati perché sono dediti alla causa. Sono quelli convinti che i modi di viaggiare sono due e loro posseggono la versione corretta dell’ars del moto a luogo.
Itinerari duri, voli interni (più è scassato l’aereo più avranno da raccontare di gusto). Pullman notturno che si prende alle 4. Zaino leggero da undici chili. Quel che ho capito è che lo fanno per prestigio narrativo: sono convinti che nelle serate invernali a cena da amici saranno loro a brillare, Robinson Crusoe. Gran ritornello le storie di zecche o insetti che hanno preso nei soggiorni più balzani. Vengono per fortuna interrotti e superati a destra dall’amico che non va mai da nessuna parte ma ha pettegolezzi imprendibili.