Società
saverio ma giusto •
Mari, monti e malavita
Il Cefalù Bistrot di Valter Lavitola e la Bisteccheria d’Italia, del fu socio ed ex sottosegretario Andrea Delmastro, hanno un gran potenziale: si fondano!
15 LUG 26

La Bisteccheria D’Italia sulla via Tuscolana è al centro di un’inchiesta in quanto risulta essere stata una società del sottosegretario Andrea Delmastro Delle Vedove con Miriam Caroccia (LaPresse)
Ben più del risiko bancario attorno a Mps, un’altra fusione e riorganizzazione potrebbe travolgere e stravolgere gli equilibri del paese, andandone a toccare due dei settori nevralgici più importanti: la politica e la ristorazione. Sto parlando della fusione fra il Cefalù Bistrot di Valter Lavitola e la Bisteccheria d’Italia, del fu socio ed ex sottosegretario Andrea Delmastro. L’operazione significherebbe una vera e propria rivoluzione nell’attovagliamento romano fra politici, giornalisti e faccendieri, centralizzando in senso monopolistico il traffico di pubbliche relazioni, e ponendo così fine alla dispersione in mille ristoranti della capitale che rischia solo di fare confusione e congestionare ulteriormente il traffico, sia quello automobilistico che di informazioni; ma soprattutto, questa nuova attività porterebbe una ventata di novità nei settori del riciclaggio di denaro sporco e dossieraggio.
I due celebri locali dovrebbero fondersi in un nuovo ristorante, che ne dovrebbe unire le sensibilità in un’unica offerta enogastronomica; e propongo per questa nuova apertura il nome di Mari & Monti, da intendersi sia come un’indicazione su cosa aspettarsi dalla cucina, sia come allusione a Michele (Mari) e a Mario (Monti): questo nuovo ristorante si deve candidare a ospitare anche le diatribe del mondo culturale italiano (meglio che si discuta animatamente di Michela Murgia attorno a un piatto di paccheri piuttosto che su un van per Bisceglie), e deve riuscire a coinvolgere anche profili finora rimasti fuori dallo sputtanamento collettivo come l’ex premier e senatore a vita – e in questo senso, speriamo che il locale attiri anche alti prelati e figure illustri da Oltretevere. Il personale di sala dovrà essere composto esclusivamente da persone qualificate come Lavitola, Gianpaolo Tarantini, Luigi Bisignani: saranno loro a raccontare ai clienti i fuori menù, a consigliare i piatti freschi, a proporre prima del conto un sondaggio sul gradimento politico dei clienti assieme ai caffè e agli amari; il sommelier invece sarà Emanuele Pozzolo, che sarà anche protagonista di alcune serate degustazione dove i clienti verranno poi riaccompagnati a casa con il servizio navetta offerto dal locale – sempre con Pozzolo come autista. Inoltre il ristorante offrirà anche il servizio cocktail bar, con Davide Lacerenza ai gin tonic e alle sciabolate.
Il ristorante sarà coperto da un sistema di telecamere a circuito chiuso, ma non tanto per la sicurezza, quanto per garantire video e foto in alta qualità da far arrivare sin dal giorno dopo sulle scrivanie di redazioni televisive, direttori di giornali e procure. Inoltre, le pareti saranno tappezzate di foto di vip, tipo Sonia (questa la capiscono solo i romani) ma con ministri, sottosegretari, magistrati e giornalisti d’inchiesta al posto di attori e cantanti. Ovviamente si tratterà di un posto molto esclusivo: il sistema di prenotazioni sarà gestito da Fabrizio Corona, e solo tramite chat con Alfonso Signorini. Un simile posto avrà bisogno di una ricapitalizzazione iniziale da parte del clan Senese, e fra i soci dovranno figurare politici, dirigenti, riservisti della Repubblica ed esponenti della società civile: una via di mezzo fra una partecipata di stato e il sistema di abbonamenti del Fatto Quotidiano. Prezzo medio cinquanta euro a testa, esclusi vino e consulenze varie. Location dieci.