Società
estate con ester •
Noi, gli alieni senza libri
Non si legge più, scrive l’Atlantic. Lista non esaustiva delle possibili conseguenze catastrofiche
11 LUG 26

Foto Getty
Ci sarà una sovrintendenza divina che ci vede tutti afflitti senza motivo e si dice “ansiosi per ansiosi, tanto vale dargli un motivo” e così Zeus ci ha fulminati. Ho letto l’altro giorno un articolo proprio brutto. Molto più brutto di quelli dei virus, dell’emergenza climatica, più brutto di quando Putin ci diceva “attenti europei ché vi lancio la bomba”. Era così brutto l’articolo che l’ho lasciato a metà, non me la sono sentita di arrivare in fondo. E’ di Rose Horowitch, è stato pubblicato dall’Atlantic e si intitola The end of reading is here, “L’èra della lettura è finita”. La domanda non è soltanto che cosa succederà agli editori, agli intellettuali e agli scrittori, ma cosa succederà a una società nella quale la lettura diventa attività residuale. Dice che forse è finita la parentesi bellina della storia degli umani: quando provavamo a capirci qualcosa con le nostre forze. I dati americani fanno piangere. Pochissimi libri letti tra gli adulti, studenti all’ultimo anno delle superiori che non possiedono le competenze adeguate ad analizzare un testo complesso o valutare l’efficacia dell’argomentazione dell’autore. Uno si chiede come sia possibile questo sfascio se passiamo le giornate a leggere notifiche, e-mail, messaggi, didascalie e recensioni di ristoranti, e la risposta è che quella perduta è la lettura prolungata. Horowitch parla di una società sempre meno capace di comprensione profonda, sintesi, memoria e concentrazione. Insomma sappiamo decifrare le frasi ma la pazienza per vedere cosa quelle frasi costruiscono insieme è andata, sparita. E il colpo di grazia me lo ha dato quando ha citato il filosofo della New York University Kwame Anthony Appiah: “Se abbandoniamo quelle capacità, smetteremo di essere il tipo di esseri umani che siamo. Diventeremmo creature molto diverse”. Arrivano gli alieni e gli alieni siamo noi? Si dirà: paura generica, quindi non vale. La previsione della nostra morte cerebrale è fortemente esagerata. Io però le paure le ho specifiche. E sono queste: paura che sia tutto vero; paura che quelli che sanno le cose diventino come certi nobili indebitati a vagare nei palazzi che sanno di muffa e tappezzerie bucate e pretendono che li si chiami col Vossignoria; paura che la scemità faccia un salto di qualità; paura che diventeremo ancora più presuntuosi perché avremo in tasca un oracolino automatico. ChatGPT e le sue sorelle. Allora, per quale motivo una persona dovrebbe sapere le cose cavandole dai libri? – qualcuno risponda a questo.
Paura che l’unico modo per allenare la memoria fosse averne bisogno; paura che, eliminato il bisogno, la memoria nell’ozio diventi un ripostiglio di cose inutili, e dalle cose inutili si passa sempre ai pensieri infelici, quelli che t’accoppano; paura che a scuola si smetta di leggere libri interi perché i ragazzi non riescono a concentrarsi, e che i ragazzi non imparino a concentrarsi perché a scuola non leggono libri interi; paura che questo venga chiamato “andare incontro agli studenti”. Paura che scrivere diventi dare istruzioni a qualcosa che scrive come un tostapane; paura che nessuno sarà più capace di vedere la torsione umana dei testi e anzi siccome in giro prevarrà la scrittura-metallica, vorranno tutti la scrittura-metallica; paura che leggere diventi chiedere a qualcosa che ha letto di raccontarci che cosa c’era scritto; paura che nel passaggio si perda quel dettaglio che si chiama pensare. Paura che diventeremo un’altra razza di esseri umani; paura che, così a indovinare, non sarà una razza migliore; paura che si formi un’aristocrazia della concentrazione: poche persone ancora capaci di leggere quattrocento pagine, seguire un ragionamento e ricordare ciò che è successo due anni fa; paura che queste persone finiscano per governare, persuadere e vendere qualsiasi cosa a tutte le altre; paura che al contrario non le ascolterà nessuno; paura di tutti gli articoli barocchi che usciranno sulle meraviglie della lettura nei prossimi anni, il potere dei libri, la salvezza dei libri, l’utilità secolare dei libri e lì sì che non leggerà davvero più nessuno. Paura che serva subito qualcosa che faccia tornare alle persone il desiderio di sapere, dubitare, studiare e approfondire; paura che, al momento, sia come cercare l’unicorno. Paura che finiremo per leggere come si prende l’Augmentin: protezione antibiotica contro il rincoglionimento, imposta per decreto regio. Buongiorno vuole il caffè? Legga questa pagina di Tolstoj e poi renda una sinossi orale, o al bar non si entra. Vuole un lettino in spiaggia? Dopo che avrà compreso questo pezzo d’annata di Arbasino, si metta all’ombra.