Società
l'editoriale dell'elefantino •
Che bella cosa la vecchiaia in libertà di Erri De Luca e Francesco De Gregori
Una favola che sa di capelli bianchi e di conventicole divenute asfittiche. Bisognerebbe rivalutare il tempo che avanza, che sprona a informarsi sul serio, a rivedere il già detto e il già pensato, ad attribuire alle cose il nome proprio e a distaccarsi dal branco

I casi Erri De Luca e Francesco De Gregori non sono casi, sono un affare maledettamente semplice. Si invecchia, e si capiscono delle cose. Sionismo è parola che indica una cosa giusta. Non necessariamente una causa, una cosa. Genocidio è parola equivoca e diffamatoria. (De Luca). Non mi va di comiziare nei teatri, e non saprei come considerarmi titolato a un eccesso di sapienza politica a vantaggio della comune umanità. (De Gregori). Punto. Philip Roth diceva che la vecchiaia non è una battaglia, è un massacro. Aveva ragione. Il massacro però è catartico. Consente di esprimersi liberamente. Suggerisce un linguaggio non evasivo, magari anche prudente nelle precisazioni, alla fine però inequivoco. Anche Springsteen è invecchiato, ciascuno lo fa a suo modo. La vecchiaia bambina è piena di speranza e di ideologia, non è contestabile una battaglia contro il trumpismo più idiota, anche il comizio dal palco può essere degno di rispetto.
Basta che non si valichi la linea rossa ormai quasi cancellata, esile, difficile da discernere, la memoria vera della Shoah e il diritto alla protezione di sé stesso del paese degli ebrei superstiti aggrediti su sette fronti di guerriglia e da uno stato fondamentalista e prenucleare.
Forse sa di predicozzo questa idea che invecchiando s’impara. Invece è la constatazione dell’evidenza di un fenomeno di sempre. Bisognerebbe rivalutare il tempo che avanza, intima, suggerisce, sconforta e conforta, sprona a leggere a informarsi sul serio a rivedere il già detto e il già pensato a distaccarsi dal branco. Si diventa meno agili, ma più solidi. Si reinventa il passato, lo si ripercorre con criterio, e così si prepara il futuro dei più giovani, che tra le altre cose è per fortuna loro e nostra la vecchiaia. Che c’entra la solidarietà con i palestinesi, con i diseredati, che c’entra con l’appoggio al terrorismo jihadista, con l’odio per il sionista, con l’insulto a Helen Mirren, con le coltellate vicino alla Sinagoga, con le manifestazioni urlate e violente di disprezzo verso chi non la pensa come te, con le parole grosse, con le esibizioni plateali di politica-spettacolo? I giovani corrono e lasciano correre, i vecchi mettono un passo davanti all’altro, elaborano il dolore del mondo senza sentirsene sacerdoti, non affogano nella nebbia e nella fumisteria della guerra, distinguono, chiariscono, dicono le cose attribuendo loro il nome proprio.
Da ragazzo mi piaceva ascoltare in silenzio i discorsi dei grandi di casa, Togliatti, Amendola, Pajetta, Spriano, e portavo un rispetto naturale e noncurante, ma impegnativo per me, alla loro esperienza e al loro commercio, che intuivo, con il bene e con il male. Non esistevano professori che si lasciano aggredire senza resistenza, credendo che sia la scelta più educativa. La giovane età non era idoleggiata, era considerata uno spazio di transizione verso la maturità, il Croce delle belle lettere appena ripubblicate diceva che il loro dovere è quello di invecchiare, crudo e nudo pensiero di un uomo colossale, con tutti i suoi difetti. La favola di Erri e Francesco sa di capelli bianchi e di conventicole divenute asfittiche, divertenti finché si è pupi o pupazzi della società, irritanti quando si approssima il compimento di quella strana cosa e incomprensibile che è la vita umana.
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Ferrara, Giuliano. Nato a Roma il 7 gennaio del ’52 da genitori iscritti al partito comunista dal ’42, partigiani combattenti senza orgogli luciferini né retoriche combattentistiche. Famiglia di tradizioni liberali per parte di padre, il nonno Mario era un noto avvocato e pubblicista (editorialista del Mondo di Mario Pannunzio e del Corriere della Sera) che difese gli antifascisti davanti al Tribunale Speciale per la sicurezza dello Stato.
