Società
Memento mori •
Trump e Putin (e pure Bezos) hanno la stessa fissa per l’immortalità
Da Mosca alla Silicon Valley fino alla Casa Bianca, la vera ossessione dei potenti non è solo comandare: è durare. Putin guarda ai trapianti, Bezos alla riprogrammazione cellulare, Trump alla gloria monumentale. Il corpo però resta socio di maggioranza, e prima o poi vota contro
30 MAG 26

Jeff Bezos (Getty Images)
Memento mori e non è per niente divertente. Tra Epicuro e Robbie Williams, la verità è di Robbie Williams: il greco antico diceva che non c’è da aver paura della morte perché quando c’è lei non ci siamo noi e viceversa, l’inglese moderno in quel capolavoro di “Come Undone” ha scritto: non è che ho paura di morire, è solo che non voglio. Il tentativo è sempre quello: evitare che il corpo, che purtroppo è socio di maggioranza nelle vite di tutti, cominci a votare contrario.
E’ un bel problema, quello che nessuno vuol togliersi di torno. Che stiamo facendo contro la morte? Perché questa mancanza di progressi, questa pigrizia scientifica? I rimedi al momento sono disordinati e minimi. Bisogna farsi il lifting come Cher, mangiare come Gwyneth Paltrow e andare in palestra come Jennifer Lopez. Troppo stancante. Vediamo gli altri. Putin sta allevando mini-maiali per trapiantarsi gli organi e diventare nuovo, così può fare il dittatore perpetuo. Dopo uno scambio con Xi Jinping (microfoni lasciati accesi per sbaglio, riferiscono, ma figuriamoci se in Cina qualcuno può sbagliare), Putin avrebbe evocato la possibilità di prolungare la vita sostituendo gli organi un po’ per volta. Il programma russo, questa specie di Cocoon, vale circa 26 miliardi di dollari e punta su terapie geniche contro l’invecchiamento cellulare, biostampa di tessuti, organi coltivati in laboratorio e trapianti con porcellini geneticamente modificati. La ricerca avanza ma per ora niente di fatto, si continua a morire, in Russia e altrove.
Pure Bezos non vuole finire al camposanto. Ha dato molti soldi a una start up dell’immortalità. Giustamente, con tutti quei soldi, perché uno dovrebbe andare sottoterra, dove ci fa freddo e peraltro non te li puoi spendere? Altos Labs, fondata negli Stati Uniti e nel Regno Unito da Richard Klausner, ex direttore del National Cancer Institute statunitense, ha annunciato oltre 3 miliardi di dollari di finanziamenti al lancio. La società lavora sulla riprogrammazione cellulare, con l’obiettivo di ripristinare salute e resistenza delle cellule e contrastare lesioni e acciacchi. Nel board figurano diversi illustri, tra cui Shinya Yamanaka, Jennifer Doudna, Frances Arnold e David Baltimore: pure i Nobel si sono messi a vendere al mercato, come gli influencer. La pozione del barone Lamberto. Che aveva pagato le persone per ripetere tutto il giorno il suo nome, perché aveva sentito che “l’uomo il cui nome è pronunciato resta in vita”.
Ho pensato che Trump ha quasi più dignità di quei due altri plutocrati: beve coca cola e mangia panini fritti, a lui basterebbero l’intestazione della sala da ballo della Casa Bianca a Washington e la scultura sul monte Rushmore, aveva già fatto il piano edilizio-scultoreo ma gli hanno dato l’inagibilità geologica: uno non c’è posto, due la roccia è più frolla e quindi crollerebbe tutto. Non se ne fa niente. E’ però, la sua, una megalomania misurata, terrestre. Ha voglia di rimanere anche lui, ma nel perimetro della plausibilità: non vuole non-morire, vorrebbe solo passare un pochino alla storia, una targhetta basta. Un Nobel, una statuina. Qualcosa, insomma.
Li capisco tutti e tre. Ci credo sempre poco ai distaccati pensatori, l’immortalità sarebbe solo una beffa, dicono loro: quanti secoli, quante carriere, quanti amori, quante opinioni, quante seconde case, quante newsletter, quante guerre culturali, quante stagioni di serie televisive può sopportare una persona? Io invece resterei volentieri altri duecento anni. Una proroga mi piacerebbe – piacerebbe a tutti. Perché il futuro continua a essere la cosa più bella del mondo, per quanto sia incerto, pericoloso, scuro, imprevedibile, pieno di intelligenze artificiali e con nessuna garanzia di leggerezza. E per quello che se ne sa, pare ci sia un solo modo per arrivarci e farsi posto. Desiderare, desiderare, desiderare sempre.