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La libertà non è ciò che rende felici, è pura inquietudine
È un concetto che ha a che fare con l’infinitamente possibile, con l’illimitata possibilità, e pertanto con il rischio di perdersi. È l’emblema del rischio assoluto
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25 APR 26

Foto Pixabay
Se vi è un concetto che può essere messo alla base dell’intera costruzione culturale che chiamiamo Occidente, un tale concetto è quello di libertà. La crisi attuale dell’Occidente (l’Occidente è quasi sempre in crisi, e così muta, evolve e si espande) è forse più grave di altre proprio perché questo concetto fondativo è in crisi. Ciò che intendiamo oggi per libertà appare, infatti, sempre più problematico nel momento in cui il suo stesso valore viene messo in questione. E ciò accade, molto probabilmente, perché non sappiamo più cosa sia la libertà.
Per quanto drammatica, una tale situazione non deve però apparire inedita. Non vi è concetto che preservi sempre inalterato il suo senso. Ogni concetto, infatti, è storico e sebbene mantenga la medesima struttura, sebbene il suo segno rimanga identico, il suo significato può mutare. Se oggi quelle che consideriamo le declinazioni politiche della libertà, ossia le liberal-democrazie, appaiono in difficoltà non è tanto perché sono attaccate da “nemici esterni”, da forme di governo autocratiche, ma piuttosto perché il concetto che è alla base della loro costruzione tende a sfuggire. Una tale crisi si vede chiaramente nel senso della parola liberalismo. L’infinito utilizzo di questo termine fondamentale per la nostra storia ha portato al suo sfinimento, si è sfibrato, tanto è stato declinato nei modi più vari e spesso contraddittori.
Quella che chiamiamo genericamente libertà facciamo fatica a definirla. Di solito, nell’uso comune e politico più diffuso, essa ha avuto a che fare con il concetto di “liberazione”, ossia liberarsi da qualcosa che opprime, che limita. In questo senso, l’Occidente ha raggiunto il culmine, e la perversione, di questo percorso nella mania del “dirittismo”, che costituisce la grammatura attuale delle nostre democrazie: ogni cittadino sente di avere diritto a tutto, che la sua stessa esistenza coincide con il “diritto ad avere diritti”. In ciò il cittadino occidentale sente di riconoscere la propria effettiva libertà. Negare un qualsiasi diritto che si pretende di avere appare come una negazione della libertà stessa. In tal modo, la libertà non è più un prendersi il proprio spazio per esercitare la propria volontà e raggiungere la propria autorealizzazione limitando l’invadenza del potere statale. Diviene, piuttosto, qualcosa che deve essere somministrata dallo stato attraverso le sue garanzie.
All’estremo opposto vi sono le autocrazie che si pongono come una sorta di Grande Inquisitore dostoevskijano. Esse, infatti, dicono: guardati Occidente, all’ombra della tua libertà non vi è felicità ma solo consumo. Consumismo economico, consumismo valoriale, consumismo morale. Per questo sei in decadenza. Per questo sei infelice. In tale prospettiva le autocrazie si pongono come “custodi” della libertà. Il ragionamento è: la libertà non rende felici, noi dall’alto vi diamo gli indirizzi per poterlo essere, perché solo così si arriva a conoscere il proprio posto nel mondo per sentirsi tranquilli e a casa. Ma, ovviamente, la libertà è l’opposto della tranquillità, del sentirsi “sistemati”. La libertà è dirompente, è ciò che ci porta sempre fuori da noi stessi, fuori dalla stabilità di ciò che prendiamo come dato, come garantito. Dovrebbe però risultare chiaro, da questi pochi accenni, come la libertà non goda più di grande popolarità, né da una parte né dall’altra. Perché la libertà implica un grandissimo rischio.
Che cosa è dunque la libertà? Ritornare a interrogarci su ciò è fondamentale se vogliamo salvare questo concetto cardinale della nostra cultura. Bisogna iniziare dicendo che la libertà non coincide con delle pratiche, quelle vengono dopo. Non coincide con i diritti, né tantomeno con l’eguaglianza. La libertà ha a che fare con l’illimitato. Possiamo provare a definirla come il nome più prossimo, più afferrabile esistenzialmente, dell’idea di illimitato. Perciò è tanto inquietante, abissale, vertiginosa. La libertà non è ciò che può “rendere felici e soddisfatti”, perché è pura inquietudine. Ed è tale perché ha a che fare con l’infinitamente possibile, con l’illimitata possibilità, e pertanto con il rischio di perdersi. La libertà è l’emblema del rischio assoluto.
Se uno si ferma un attimo a pensare, intuisce che la libertà deve necessariamente essere un assoluto. Perché la libertà, per essere effettivamente tale nella sua pienezza, deve essere ab-soluta, ossia sciolta da ogni vincolo, da ogni limite. In tal senso la libertà è l’immagine più reale, per quanto fumosa e vaga, che abbiamo di ciò che chiamiamo il “divino” che per sua natura è ab-solutus, privo di condizionamenti esterni. La libertà appare dunque il modo più “umano” per definire il divino, o forse il divino è l’immagine con cui proviamo a capire che cosa sia la libertà.
Tuttavia, e qui sta il problema, l’uomo che vive, pensa e aspira alla libertà è di per sé strutturalmente limitato, finito. Ciascuno di noi è dentro un tot di relazioni, parla un determinato linguaggio, può fare un certo numero di azioni, può perseguire un certo numero di possibilità esistenziali, e poi, ovviamente, è mortale. L’assolutezza della libertà gli appare dunque inevitabilmente preclusa. Eppure ad essa aspira, ad essa sente di appartenere. In questa dialettica tra limitatezza dell’uomo e drammatica aspirazione alla illimitatezza della libertà si dipana l’intera vicenda umana.
Provare a recuperare il dramma di questa relazione tra il limite di ciascuna esistenza e l’illimitatezza della libertà a cui ci sentiamo destinati potrebbe essere un primo passo per pensare una nuova fase dell’Occidente. Una fase che sia consapevole di questa illimitatezza, che sia disposta a correre il rischio assoluto implicito nella libertà, e che non pensi che la via delle autocrazie, con la loro reazionaria e paternalistica gestione della libertà, o la via del dirittismo, con la sua limitazione del rischio della libertà, possano essere la soluzione.