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E se provassimo le benzine artigianali?
Con il mondo paralizzato dalla crisi energetica e dal prezzo insostenibile del carburante delle grandi distribuzioni, si potrebbe riscoprire la produzione locale: compagnie petrolifere indipendenti, se non singoli ingegneri con un pozzo di famiglia, che non investono nella quantità bensì nel posizionamento
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22 APR 26

Foto LaPresse
Durante la crisi del 2007-2008 (che poi è alla base della crisi del 2008-2009, a sua volta causa della crisi del 2009-2010, che ha portato alla crisi del 2010-2011... e così via), durante la crisi dicevo andava di moda tirare fuori quella fregnaccia secondo la quale “crisi” in greco antico significava “opportunità” – e no, ho controllato e non è così. Siccome nel caso della crisi energetica in atto – e di cui noi, a valle, per ora percepiamo solo il rumore della valanga in arrivo – nessuno lo ha ancora detto, lo faccio io: potrebbe essere un’opportunità. Contrariamente al mio proverbiale pessimismo, stavolta nella fine delle scorte di benzina e nel conseguente aumento dei prezzi voglio vedere il lato positivo, in altre parole “il barile mezzo pieno”. Ciò che intendo dire, anzi auspicare, è che l’indisponibilità di carburante porti nei prossimi mesi a una rivoluzione nel settore dei carburanti pari a quella avvenuta in anni recenti nel mondo del vino. Se siamo arrivati a questo punto infatti è perché tutti noi consumiamo benzina standardizzata, prodotta dalle multinazionali e messa sul mercato dalla grande distribuzione; e se invece puntassimo anche per la benzina su piccoli produttori? Compagnie petrolifere indipendenti, se non singoli ingegneri con un pozzo di famiglia, che non investono nella quantità bensì nel posizionamento, mettendo al centro l’identità e la qualità della benzina che producono trivellando il suolo a mano ed estraendo il petrolio seguendo le fasi lunari, nel rispetto delle tradizioni e del terroir.
Certo, si tratterà di carburanti imperfetti: ogni barile di benzina sarà diverso perché rifletterà l’annata, il clima, il greggio; e avrà quel caratteristico retrogusto di fossile. Ma sarà finalmente una benzina naturale, senza ottano e zolfo aggiunti; una benzina che anche quando fai il pieno ti svegli la mattina dopo senza mal di testa. Questo perché le benzine artigianali faranno pochissimi interventi in raffineria, niente chimica né correzioni, solo raffinazione spontanea del petrolio. Al massimo, saranno benzine barricate dopo mesi di fermentazione in petroliere ferme ad Hormuz. Ovviamente simili benzine cambieranno il gusto degli automobilisti, soprattutto giovani e metropolitani, che saranno sempre più alla ricerca di carburanti maggiormente espressivi e imprevedibili per i loro serbatoi: benzine meno pulite, più torpide, e con un forte, intenso e pungente odore di idrocarburi. Questa fascia di mercato – o moda, se preferite – sarà sostenuta e incoraggiata da fiere specializzate, dove i singoli produttori potranno far degustare le loro benzine a operatori o semplici appassionati, che vagheranno di stand in stand con la loro cannuccia da risucchio a caccia della chicca di mercato: non più solo la benzina cento per cento saudita o quella texana Gran Riserva, ma anche carburante alsaziano, propellente georgiano, o quella miscela “del contadino” che fanno solo in poche taniche su una piccola isola del Mediterraneo. Sarà una rivoluzione: apriranno sia in città che in provincia piccoli distributori indipendenti specializzati in benzine naturali e biologiche, dove sarà possibile farsi un gusto personale in fatto di carburanti. Questo mercato sarà contrassegnato anche da un consumo di benzina più responsabile: anche fra i giovani non sarà più cool fare il pieno, bensì un’aggiunta al serbatoio ogni tanto, magari con gli amici attorno a una pompa di rifornimento, con olive, taralli e qualche tagliere di salumi e formaggi locali. E quando un’automobile ne urterà un’altra non sarà più un tamponamento, ma un brindisi.