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Rieccoci con il futuro mostrificato dalla crisi internazionale
Non si vola più, il pieno andrà a tre euro al litro, il razionamento è il prossimo passo… Hormuz è certo una delle vene del rifornimento energetico: il problema è quando si passa da un sano e sorvegliato allarme al catastrofismo alimentato dalla paura
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19 APR 26

Petroliere bloccate nello Stretto di Hormuz/LaPresse
La crisi internazionale riaccende la mostrificazione del futuro. Una specialità nota, ma non abbastanza indagata. La più grave crisi energetica da quarant’anni. Non si vola più, manca il kerosene. Il pieno andrà a tre euro al litro nel giro di qualche giorno o settimana. Il razionamento è il prossimo passo. Già chiudono le pompe di benzina. Cancellati i voli, aeroporti desertificati, vacanze annullate, no prenotazioni. Esplode l’inflazione. Bisogna tornare subito ad abboffarsi di gas russo. Lavoriamo da casa. Spengere il riscaldamento, Spengere tutto, compresi i lampioni per strada. Ora, la borsa nera, ovvero la speculazione in tempo di crisi e di guerra, era una cosa che si toccava, non un algoritmo predittivo instabile. Era il paniere delle uova introvabili. La scomparsa della farina, dell’olio, del sale e dello zucchero e perfino dei loro surrogati. La fine di certi consumi alimentari molto comuni e l’imboscamento delle merci rare erano il presente della crisi, la tangibilità dello spavento, la corsa all’accaparramento.
Qualcosa di tutto questo si ha l’impressione che permanga, ma nella forma della paura proiettata sul futuro, della previsione atta di expertise, di competente prefigurazione, il famoso scenario. Il tutto senza la minima trasparenza sulle procedure di accertamento, senza riscontri probanti con esperienze precedenti, con una corsa ossessiva a titillare anche gli aspetti più frivoli del consumismo.
Negare che Hormuz sia una delle vene del rifornimento energetico, e che le ripercussioni del caos nelle rotte petrolifere saranno pane per i nostri denti, se non si troverà in tempo una soluzione, sarebbe ridicolo. Il problema è quando si passa da un sano e sorvegliato allarme al catastrofismo. I mercati e i prezzi e i dati sugli approvvigionamenti sono flessibili, né ottimisti né pessimisti, raccontano il reale. Sono miscredenti, nel senso che non abbracciano una fede e si limitano a dare conto di quel che si tocca con mano. Invece la giostra delle informazioni andanti ha sempre il tono univoco della caduta precipitosa verso un peggio che peggiora ogni giorno di più, sembra fatta per smerciare il primo ingrediente della borsa nera mostrificante del nostro tempo e di tutti i tempi, la paura.
Sarebbe salutare se ci fosse un po’ di controinformazione in questo campo. Abbiamo superato una pandemia da Covid che aveva davvero azzerato la capacità produttiva e di traffico, sembrava cancellare fino a data da destinarsi ogni prospettiva di sviluppo, altro che cancellazione presuntiva di qualche volo, tutta la logistica del mondo era paralizzata e non si aveva idea di come uscirne. Non so se lo si ricordi, ma le papere uscivano dalla laguna e andavano in farmacia, il famoso ecosistema era sconvolto da cima a fondo. Eppure ce l’abbiamo fatta senza che i danni, evidenti e incontestabili, finissero per provocare una specie di apocalisse o di sradicamento del futuro possibile. Bisogna sempre considerare che le situazioni di crisi e di guerra sono una grande opportunità per chi prende in mano informazione e propaganda, per chi cura attraverso la paura la sua trama di interessi, per chi ha buon gioco nel disegnare un futuro che probabilmente sarà molto diverso da come lo dipingono, al primo colpo sparato, i professionisti della mostrificazione e della sventura.
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Ferrara, Giuliano. Nato a Roma il 7 gennaio del ’52 da genitori iscritti al partito comunista dal ’42, partigiani combattenti senza orgogli luciferini né retoriche combattentistiche. Famiglia di tradizioni liberali per parte di padre, il nonno Mario era un noto avvocato e pubblicista (editorialista del Mondo di Mario Pannunzio e del Corriere della Sera) che difese gli antifascisti davanti al Tribunale Speciale per la sicurezza dello Stato.