Società
Guerre giuste •
I valori occidentali si combattono con la forza
Ogni decisione di governo che si distacchi dall'ideale pacifista europeo porta a un rapido calo dei consensi, ma bisogna ricordarsi che a volte le idee vanno difese con le armi. Che Trump ci piaccia o meno
16 APR 26

Foto LaPresse
In questa lunga fase di sconvolgimenti geopolitici, l’unico valore condiviso che sembra tenere insieme l’Europa è divenuto una sorta di pacifismo di maniera. Ed è chiaramente niente altro che una forma di intolleranza assoluta verso ogni forma di guerra. Qualsiasi decisione di governo che si discosti da questo tipo di approccio viene punita in maniera virulenta dagli elettori, la popolarità cala e la possibilità di essere rieletti si riduce praticamente a zero.
L’unità che in questi giorni si è trovata, anche in Italia, attorno alla volontà di distanziarsi da Trump, divenuto radioattivo, da un lato è comprensibile dal punto di vista della politica elettiva e democratica che persegue sempre e soprattutto il proprio interesse, ma dall’altro porta le stimmate volgari e grossolane dell’eccessivo consenso. Quando attorno a qualcosa si condensa un consenso eccessivo, l’ipotesi del gregge belante se non diviene una verità certa, poco vi manca.
L’Italia, che era in una posizione di vicinanza, di pontiere rispetto a Trump e l’Europa, ha deciso, in concomitanza della batosta elettorale al referendum, di negare la base di Sigonella agli aerei americani. E’ stato fatto in punta di trattati internazionali, ma sappiamo questo quanto poco conti. E’ stata invece una mossa post-elettorale per cercare di riguadagnare consensi visto che ci si è affrettati a farlo sapere urbi et orbi. Poi l’Italia ha deciso di uscire dal rinnovo automatico dell’accordo di difesa con Israele. Si dirà che è una cosa simbolica, ma anche qui ha a che fare con la politica democratica e i suoi più beceri impulsi che vedono Israele come il criminale regionale che ha deciso, per sete di sangue e dominio, di destabilizzare la regione.
In tutto questo, il regime iraniano è ormai visto in modo quasi vezzeggiativo. Sì, ogni tanto si ricorda che in un paio di giorni a gennaio hanno assassinato decine di migliaia di ragazzi, che impiccano qualche migliaio di dissidenti ogni anno, ma già sempre meno si ricorda che è dietro a Hezbollah, che è stato corresponsabile degli attacchi del 7 ottobre in cui sono stati trucidati più di mille civili israeliani, che da decenni finanzia azioni terroristiche e che vuole la distruzione di Israele. E qui sta il punto di caduta, la propaganda oscena degli ultimi tre anni, ossia da quando Israele ha dovuto intraprendere una guerra, certo tremenda, a Gaza per la propria sicurezza, ha descritto lo stato ebraico come uno stato terrorista. E conosciamo bene tutta la propaganda a riguardo, Israele avrebbe dovuto subire senza reagire, avrebbe dovuto rimanere vittima.
La politica italiana, così come la politica europea, si sta piegando a questa narrazione. La fa sua, la asseconda, la vellica. Tutto ciò fa ancora più impressione per chi si riempie la bocca di concetti come “valori occidentali”. I valori occidentali, da sempre, si difendono con la forza delle armi altrimenti sono degli sciocchini slogan da pseudo-patrioti.
Trump ha sbagliato i modi dell’attacco all’Iran, su questo a oggi ci sono pochi dubbi. In guerra, chi non vince non ha ragione. Ma come ha ben detto Boris Johnson nei giorni scorsi, se il capitano della tua squadra ha sbagliato, non per questo lo lasci in balia di se stesso. Soprattutto se la sostanza dell’azione era giusta. Il problema è che l’occidente, inteso come Europa e America, non si sente più una squadra, non ci si riconosce più. E qui non staremo a dire chi ha maggiore colpa, sarebbe troppo lungo. Ciò che vi è di certo, però, è che un’occasione come questa per fare i conti con un regime strutturalmente ostile, che vuole la distruzione dell’occidente, che è un agente di destabilizzazione in una regione vitale, che vuole l’arma nucleare per ricattare l’occidente (e l’Europa è a portata dei suoi missili balistici) e vuole distruggerne un pezzo (Israele) non deve essere lasciato in piedi. E la situazione regionale non è mai stata così propizia per poter raggiungere questo risultato.
Ma tutto ciò non conta nulla in una Europa, in una Italia, che non è in grado, democraticamente, di sopportare il peso né economico, né militare, né civile di un contributo, anche molto piccolo, a un conflitto che, a differenza di ciò che si vorrebbe fare credere, ci riguarda eccome. Insomma, le democrazie europee sembrano giunte a un punto in cui, consensualmente, non sono più in grado di difendere i valori che ne dovrebbero costituire l’ossatura.