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L'Italia si svuota. Meno nati, più soli, salvati dall'immigrazione. I dati Istat
L'Istat certifica che nel 2025 l'Italia ha toccato un nuovo minimo di nascite, con la fecondità all'1,14 e oltre un terzo delle famiglie ridotte a una sola persona. La nota positiva è una sola: dopo dodici anni di calo, la popolazione è rimasta stabile. Ma il merito è quasi interamente della migrazione
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1 APR 26
Ultimo aggiornamento: 12:21 PM

ANSA/ALESSANDRO DI MARCOANSA/ALESSANDRO DI MARCO
In Italia nel 2025 ci sono stati 355 mila nati in meno rispetto al 2024 (-3,9 per cento), il tasso di fecondità è sceso all’1,14 per cento e più di una famiglia su tre (il 37,1 per cento) è composta da una sola persona. Il nuovo report dell'Istat mostra una situazione demografica estremamente negativa per il nostro paese tanto che anche i pochi dati positivi lo sono solo in apparenza: l'Italia è uno dei paesi europei con la più elevata speranza di vita (81,7 anni per gli uomini e 85,7 per le donne), ma, per farla semplice, se nascono meno bambini ci saranno meno lavoratori per sostenere il regime pensionistico. L'unico elemento veramente positivo che si può trovare leggendo lo studio è che dopo dodici anni di declino la popolazione residente al 1° gennaio di quest'anno è rimasta sostanzialmente stabile rispetto al 2024, 58,943 milioni di persone, il che è stato possibile grazie alla migrazione. Se le immigrazioni dall'estero si mantengono stabili, 440 mila nuovi arrivi nello scorso anno (-12 per cento sul 2024), scendono sensibilmente le emigrazioni per l’estero, 144 mila, ben 45 mila in meno rispetto all’anno precedente (-23,7 per cento). In questo quadro, scrive l'Istat, "il saldo migratorio con l’estero resta non solo molto positivo (+296 mila) e tale da compensare pressoché integralmente il deficit dovuto alla dinamica naturale, ma cresce anche di 33 mila unità sul 2024".
Il numero medio di figli per donna scende a 1,14 per cento
Uno dei dati più negativi riguarda il numero medio di figli per donna, chiamato anche il tasso di fecondità, ottenuto facendo il rapporto tra il numero di nati vivi da donne di età compresa tra 15 e 49 anni e il numero medio di donne residenti della stessa età. In Italia nel 2025 è sceso dall'1,18 per cento all'1,14, molto al di sotto del tasso di sostituzione, cioè numero annuo di nascite necessario per compensare i decessi e garantire la stabilità della popolazione, fissato al 2,1 per cento. Se è vero che il tema del calo della fecondità riguarda molti paesi europei - pur con importanti differenze, in Germania è scesa a 1,36, in Francia a 1,61, in Spagna a 1,10 - la diminuzione del numero medio di figli per donna in Italia, scrive l'Istat, "proprio a causa di una diminuzione della fecondità di lungo corso, presenta oggi una struttura della popolazione in età riproduttiva che incide fortemente sul numero di nati". La diminuzione del numero medio di figli per donna, uniforme su tutto il territorio nazionale con il dato più basso registrato nel Centro Italia (1,07) e quello più alto nel Mezzogiorno (1,16), ha fatto sì che quest'anno ci siano state soltanto 355 mila nascite, 15 mila (3,9 per cento) in meno rispetto allo scorso anno. Inoltre, continua la posticipazione delle nascite: l'età media al parto sale da 32,6 anni a 32,7.
Le maggior parte delle famiglie è composta da una sola persona
Nel biennio 2024-2025, si sono registrate 26 milioni e 600 mila famiglie italiane, oltre 4 milioni in più rispetto all'inizio degli anni Duemila. Ma questa crescita non è collegata ad altro che alla loro semplificazione, tanto che le famiglie composte da una sola persona sono oramai quelle più diffuse (37,1 per cento), oltre un terzo del totale, mentre venti anni fa questa tipologia rappresentava appena un quarto delle famiglie (25,9 per cento). Il 60,4 per cento invece è costituito da famiglie composte da almeno un nucleo, in cui cioè è presente almeno una relazione di coppia o di tipo genitore-figlio. Queste famiglie sono principalmente costituite da coppie con figli (28,4 per cento), il modello che ha avuto la diminuzione più consistente, coppie senza figli (20,2 per cento), famiglie monogenitoriali (10,8 per cento). Il 3,5 per cento invece comprende famiglie senza nucleo diverse dalle persone sole (per esempio due fratelli conviventi) e le famiglie con due o più nuclei. L’effetto di queste trasformazioni è una costante diminuzione della dimensione media familiare che passa dai 2,6 componenti di 20 anni fa agli attuali 2,2 (media 2024-2025).
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Diminuisce (di poco) l'immigrazione, ma aumentano gli italiani che vanno all'estero
Nel 2025 le persone immigrate in Italia sono state circa 440 mila, in lieve diminuzione (-2,6 per cento) rispetto al 2024. Il calo interessa sia i cittadini stranieri (383mila ingressi, -2,5 per cento) sia gli italiani di ritorno dall’estero (56 mila rimpatri, -3,4 per cento). Gli ingressi diminuiscono soprattutto per i cittadini stranieri provenienti dall’Europa centro-orientale (60 mila, -15,4 per cento), in particolare dall’Ucraina (-33,9 per cento), e dai paesi dell’Unione europea (38 mila, -8,4 per cento). Ma sono aumentati i flussi dall’Asia, che raggiungono 116 mila ingressi, registrando una crescita significativa (+18,6 per cento), soprattutto grazie ai flussi dal Bangladesh, dall’India e dal Pakistan.
Nel 2025 le persone che si sono trasferite all'estero sono state 144 mila, segnando una diminuzione del 23,7 per cento rispetto al 2024, il valore minimo dell’ultimo decennio: la contrazione riguarda sia gli espatri dei cittadini italiani (109 mila, -22,7 per cento) sia le emigrazioni degli stranieri (35 mila, -26,5 per cento). Questo dato ha in parte compensato il calo delle nascite fancendo registrare per la prima volta dopo dodici anni una crescita non negativa. La diminuzione degli espatri ha riguardato quasi tutte le principali aree di destinazione, soprattutto la Germania e il Regno Unito. Mentre al di fuori dell’Europa, diminuiscono i flussi degli italiani verso gli Stati Uniti e l’Australia. Istat spiega che "a parziale motivazione del contenimento degli espatri nel 2025 va ricordato che nel 2024 è stato registrato un numero eccezionale di iscrizioni all’Aire, in seguito all’introduzione di norme più stringenti su tale fronte. In parte, quindi, l’effetto normativo ha determinato uno shock i cui effetti si riversano sulla variazione del 2025 sul 2024".
L'Italia è uno dei paesi europei con l'aspettativa di vita più alta, ma siamo il paese più anziano nell'Ue
Nel 2025 i decessi, superata la vicenda pandemica, sono ritornati al loro naturale trend storico: l'anno scorso sono stati 652 mila, in linea con il dato del 2024 quando se ne registrarono 653mila. In rapporto al numero di residenti ci sono stati 11,1 decessi ogni mille abitanti, come nell’anno precedente. Il numero contenuto di decessi ha favorito un aumento della speranza di vita alla nascita rispetto al 2024, che nel 2025 è stimata in 81,7 anni per gli uomini (2 decimi di crescita) e in 85,7 anni per le donne (un decimo in più). Significa che la differenza di genere è scesa a 4 anni, un livello che non si vedeva dal 1953. Su questo dato hanno inciso i cambiamenti negli stili di vita maschili, come la diminuzione dei fumatori, e i miglioramenti nella prevenzione e nella medicina, mentre, dall'altra parte, i fattori biologici che garantivano una vita più lunga alle donne, secondo l'Istat, "sussistono ancora, ma contano meno che in passato".
I progressi della medicina hanno quindi garantito un aumento dell'aspettativa di vita ed è per questo che in Italia, il 1° gennaio 2026, gli over 65 sono 14 milioni 821mila e costituiscono il 25,1 per cento del totale, oltre 240mila in più rispetto all’anno precedente. Nell'ultimo anno sono cresciuti anche gli ultra-ottantacinquenni che hanno raggiunto i 2 milioni e 511mila individui (+101 mila) e rappresentano il 4,3 per cento della popolazione totale. Infine, gli ultracentenari ammontano a 24 mila e 700 unità, oltre 2 mila in più rispetto all’anno precedente. Mentre i ragazzi fino a 14 anni sono 6 milioni 852mila individui (11,6 per cento del totale), in calo di 168 mila unità rispetto al 2025. La popolazione in età attiva (15-64enni) ammonta a 37 milioni 270mila (63,2 per cento del totale), con una riduzione di 73 mila persone sull’anno precedente.
Al 1° gennaio 2025, nell’Unione europea, i giovani di età compresa tra 0 e 14 anni rappresentavano il 14,4 per cento del totale, le persone in età attiva il 63,6 per cento, gli anziani il 22. E l’Italia presentava la percentuale più bassa di giovani (11,9 per cento) e la maggiore di anziani (24,7 per cento).