Ma c’è chi questi fenomeni li ha studiati, ha costruito modelli teorici e di analisi per tentare di comprenderli. Un lavoro che, anche quando sembra guardare al passato, pensa invece al nostro futuro culturale e sociale. Così prendere in mano un piccolo libro che di intitola semplicemente
Lezione e nel sottotitolo “Sulla cultura popolare” (Vita e Pensiero) può schiarire le idee. Perché
l’autore è stato uno studioso di questi mondi, un sociologo della cultura, Fausto Colombo. E’ stato, perché è morto qualche mese fa, appena diventato “emerito”, era nato nel 1955, dopo avere insegnato tutta la vita all’Università Cattolica del Sacro Cuore, oltre ad avere ricoperto altri incarichi. E questa sua Lezione tenuta pochi mesi prima di lasciarci – ma si era tenuto il tempo necessario per rivedere testo e bibliografia, da bravo docente – è appunto la sua ultima, una lectio magistralis che i suoi colleghi e allievi organizzarono per lui nell’Aula magna gremita. Fausto Colombo è stato con acutezza e mitezza un studioso, ma anche un intellettuale appassionato, capace di far interagire il suo universo di saperi con l’universo morale della sua e delle nostre vite. Qualche hanno abbiamo avuto la fortuna di occuparci di un suo bellissimo libro, Imago Pietatis.
Indagine su fotografia e compassione che partendo dal celebre scatto di Alan Kurdi, il bambino morto su una spiaggia turca, ricostruiva tutta la diffusione mediatica e digitale di quella foto, la sua trasformazione in simbolo, fino a interrogarsi sul valore della testimonianza giornalistica.
In questa Lezione, si occupava di altro. Dopo una rapida introduzione teorica si concentra su vari
esempi e soprattutto su uno, raffinato e delizioso: l’analisi di L’inferno di Topolino, una rivisitazione dell’Inferno di Dante fatta dalla Disney italiana nel 1949, con tanto di riscrittura in rima delle terzine. Un’operazione di cultura pop che, come tante altre di quei decenni, ha contribuito a trasmettere a lettori non colti, soprattutto giovanissimi, una parte del nostro patrimonio culturale, della nostra storia.
Con esiti sorprendenti, e che oggi palesemente mancano nell’industria culturale. Tra parodia, divertimento, divulgazione, attivazione di percorsi – fiabe, letteratura alta e d’appendice – c’è stato un lungo periodo in cui produrre cultura popolare attraverso le forme dell’intrattenimento ha significato anche costruire saperi. Fausto Colombo nella sua ultima lezione non ne aveva inutile nostalgia.
Guardava a un presente in cui cultura alta e “bassa” sembrano destinate a incontrasi solo in un inferno, ma non dantesco.