Date un Pos a Kaili!

Basterebbe solo un po’ di buon senso per capire che la vita dell’evasore, di chi paga e viene pagato in nero, è un inferno: avete idea di quanto spazio ci voglia per tenere centinaia di migliaia di euro in banconote da piccolo taglio in casa?
14 DIC 22
Ultimo aggiornamento: 05:00
Immagine di Date un Pos a Kaili!

Ansa 

Una delle ragioni per cui il governo Meloni intende rivedere il bonus cultura, 18app o come diavolo volete chiamare il regalo per i diciott’anni da parte dello stato ai neo maggiorenni, è che c’è chi ha fatto il furbo. C’è chi ha truffato lo stato, e con quei cinquecento euro invece che libri, dischi, concerti o musei si è regalato tablet e pc – come se non servissero ad ascoltare musica, a vedere film, a farsi una cultura insomma; ma vabbè, non è questo il punto. Il punto è che, ammesso che vi siano state delle violazioni, delle scorrettezze, da parte di giovani italiani, questa è proprio la dimostrazione che il bonus funzionava come strumento di promozione culturale. Se la cultura infatti è “coltivarsi”, “quanto concorre alla formazione dell’individuo sul piano intellettuale e morale e all’acquisizione della consapevolezza del ruolo che gli compete nella società”, “il complesso delle manifestazioni della vita materiale, sociale e spirituale di un popolo o di un gruppo etnico”, quei giovani trasgressori (che “fatta la legge trovato l’inganno” come nella migliore delle tradizioni) si stanno semplicemente integrando nel tessuto nazionale e nei valori promossi da questo stesso governo, che con l’innalzamento del tetto al contante e il disconoscimento del Pos promuove una cultura di piccole truffe, piccoli inganni, espedienti e furbizie – o, come direbbe Meloni prendendo in prestito le parole a Lucio Battisti, “innocenti evasioni” – fiscali.
Meloni ci tiene a dire che il bonus non sarà abolito, ma soltanto corretto. Già so come andrà a finire: resteranno 500 euro ma in contanti, come piace a Meloni. Al compimento dei 18 anni arriva un ufficiale giudiziario che ti consegna un rotolo di banconote, con tanto di occhiolino e gesto eloquente della mano, e come una nonna ti dice “così ti ci compri quello che vuoi, ma mi raccomando niente droga, solo cultura!”. Meloni pensa in piccolo: tutela i piccoli evasori, ma non gli dà gli strumenti per crescere. Il suo è solo assistenzialismo. Altrimenti sarebbe in prima fila per promuovere i pagamenti in nero ma elettronici. La vicenda Qatar gate è emblematica: a casa dell’eurodeputato Antonio Panzeri a Bruxelles sono stati sequestrati 600 mila euro in contanti, più altri 17 mila in Italia; alla vicepresidente del Parlamento europeo, Eva Kaili, sono stati invece trovati 750 mila euro, sempre in contanti, di cui 600 in borse e 150 in sacchi – e in tagli da 20 e 50 euro: altro che contanti, qui siamo agli spicci. Se adottassimo il punto di vista di Meloni, non ci sarebbe nulla di sbagliato: quelli di Panzeri a Bruxelles sono solo 120 pezzi da 5 mila euro; Kaili inoltre, come denotano i sacchi pieni di soldi, faceva pure la raccolta differenziata. Ma basterebbe solo un po’ di buon senso per capire che la vita dell’evasore, di chi paga e viene pagato in nero, è un inferno: avete idea di quanto spazio ci voglia per tenere centinaia di migliaia di euro in banconote da piccolo taglio in casa? Spolverare e mettere a posto diventa un’impresa titanica, anche perché te lo devi fare da solo, non puoi chiamare un uomo/donna delle pulizie, vatti a fidare della servitù con tutto quel contante per casa – e qui si aprirebbe il capitolo paura dei ladri, da non dormirci la notte. Cosa aspetta il governo Meloni a mettere mano a una riforma tanto attesa come quella della bustarella elettronica? Digitalizzare la corruzione sarebbe un vero salto di qualità per questo paese.