La disinformazione su Facebook ci coinvolge di più

Alcuni ricercatori della NY University e dell'Université Grenoble Alpes hanno misurato l'effetto delle fake news su un ampio gruppo di editori che utilizzano la piattaforma di Zuckerberg
8 SET 21
Ultimo aggiornamento: 13:00
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Sede di Facebook di Washington, attivisti depositano sacchi per cadaveri e chiedono a Facebook di fermare la disinformazione su Covid (Eric Kayne / AP)&nbsp;<br />

La disinformazione crea più engagement su Facebook. Tra agosto 2020 e gennaio 2021 i ricercatori della New York University e dell'Université Grenoble Alpes hanno condotto un nuovo studio peer-reviewed — anticipato dal Washington Post — e hanno scoperto che gli editori noti per aver diffuso notizie false ottengono sei volte più “Mi piace”, condivisioni e interazioni sulla piattaforma rispetto alle fonti di notizie affidabili.
Dopo le presidenziali americane del 2016, le "fake news" su Facebook sono diventate un grande tema di dibattito pubblico. Da allora è stato più volte dimostrato che gli editori che condividono post di disinformazione sono in grado di raggiungere un vasto pubblico sulla piattaforma di Mark Zuckerberg. Ma questo studio è il primo tentativo completo di misurare e isolare l'effetto della disinformazione su un ampio gruppo di editori sulla piattaforma e le sue conclusioni supportano la critica secondo cui Fb premia gli account fuorvianti.
L'azienda di Menlo Park ha risposto che il rapporto calcola il numero di persone che interagiscono con i contenuti, ma questa non è una misura attendibile del numero di persone che effettivamente li visualizzano (le cosiddette impressions, un dato che però Facebook non rende disponibile per i ricercatori) .
Gli autori dello studio si sono basati sulle categorizzazioni di due organizzazioni che studiano la disinformazione, NewsGuard e Media Bias/Fact Check. Entrambi i gruppi hanno classificato migliaia di editori di Facebook in base alle loro inclinazioni politiche, che vanno dall'estrema sinistra all'estrema destra, e alla loro propensione a condividere notizie affidabili o inaffidabili. Il team ha quindi preso 2.551 di queste pagine e ha confrontato le interazioni sui post di editori noti per la disinformazione, come Occupy Democrats , a sinistra, o Breitbart, a destra, con le interazioni sui post di editori affidabili. Lo studio ha dimostrato che notizie false ottengono sei volte più engagement ma anche che gli algoritmi di Facebook non premiano i contenuti che tendono da un lato o dall'altro dello spettro politico, come affermano alcuni critici.
Negli ultimi mesi, la Casa Bianca ha più volte chiesto a Fb informazioni sull'entità della disinformazione sul Covid diffusa sulla piattaforma, ma la società non le ha fornite, mentre sta limitando sempre più l'accesso a gruppi esterni che tentano di estrarre dati. La ricercatrice della New York University che ha condotto lo studio, Laura Edelson, è stata bloccata da Fb. La società ha chiuso il suo account e quelli dei suoi colleghi il mese scorso, sostenendo che la raccolta di dati — che si basava sul download volontario da parte degli utenti di un widget software che consente ai ricercatori di tracciare gli annunci che vedono — ha messo Facebook potenzialmente in violazione di un accordo federale sulla privacy siglato nel 2019 dalla Commissione degli Stati Uniti. La stessa Commissione ha però replicato che l'accordo prevede eccezioni per i ricercatori e che Facebook non dovrebbe usarlo come scusa per negare al pubblico la capacità di comprendere il comportamento delle persone sui social network.