Gli adepti di un nuovo stile di vita (populista), senza lavoro, né ambizioni, né vizi

Micol Flammini

E’ lo spirito dei tempi. Uno Zeitgeist sovranista, una bugia tutta populista che spinge l’essere umano a non guardare in alto, ma a rimanere sospeso accettando il grado medio della vita. Medio, potremmo dire mediocre. Via Smith, Adam. Dentro Rousseau, Jean-Jacques. E’ Pepe Mujica, l’ex presidente uruguayano, icona di pauperismo politico, che ha provato a convincerci tutti che i poveri non sono coloro che hanno poco ma coloro che vogliono di più. E’ il reddito di cittadinanza, è Roberto Fico in autobus ed è quell’idea che elevarsi, spingersi al di là delle proprie possibilità faccia male. O peggio, sia sbagliato. Così il lavoro viene demonizzato, ruba il tempo, ruba la vita. Lavorare non serve, possiamo vivere con il minimo indispensabile. Questa è la filosofia di vita dei frugalisti, un movimento nato negli Stati Uniti, arrivato in Germania e diffusosi in Francia. “Les frugalistes”, in Francia, “das frugalisten” in Germania sono persone che decidono di lasciare il loro lavoro anzitempo, verso i quarant’anni, perché è meglio una vita modesta. Si ritirano in campagna, mangiano sano, spesso creano siti internet in cui cercano di iniziare altre persone al frugalismo. Per vivere, per quanto modestamente, vanno in pensione anticipata ed è per questo che il movimento non è visto di buon occhio né dal governo francese né da quello tedesco. “Eravamo stanchi del caffè della macchinetta e delle ore in ufficio”, confida un frugalista intervistato dal Figaro che spiega perché lui e sua moglie, appena superati i quarant’anni, hanno deciso di andare in pensione aspirando a una vita in vacanza. “Avevamo un figlio e le nostre priorità erano cambiate”, così la coppia ha lasciato la città e sognando di fare del bambino un Emile contemporaneo – non gli sono permessi vizi, al mese ha a disposizione solo due barrette di cioccolato rigorosamente fondente – si sono trasferiti in campagna. Pochissimi vestiti, sapone solo quello di Marsiglia, poca carne, poco pesce, tanti legumi. Nessuno inizialmente capiva la loro decisione, ma l’intervistato confessa che per aderire al frugalismo bisogna pensarci per tempo, mettere da parte il più rapidamente possibile una somma di denaro che consenta di ritirarsi dalla vita attiva, lontani dal consumismo. Anche il New York Times raccontata una storia simile, ragazzi, trentenni, solitamente ingegneri, che abbandonano il lavoro quando arrivano ad avere in banca un milione di dollari. Cifra che intendono spendere con calma nell’arco di una vita.

 

Il frugalismo arriva come evoluzione del minimalismo, la tendenza a ridurre al minimo qualsiasi aspetto della vita, soprattutto quella materiale: case essenziali, armadi essenziali, dispense essenziali, automobili? Solo se necessarie. Il minimalismo come stile di vita ormai non è più una novità, negli Stati Uniti le persone hanno iniziato a dichiararsi minimaliste più di dieci anni fa, ma il movimento ormai si sta evolvendo. Dal rifiuto del troppo si è trasformato in attenzione al dettaglio ed esaltazione del gadget (costosissimo). L’Europa ha accolto con qualche anno di ritardo le suggestioni americane, ma sono arrivate in concomitanza con un momento storico in cui, anche a livello politico, domina la tendenza al minimo e soprattutto la stigmatizzazione del di più, di ciò che differenzia, dell’elitario. Guardare in basso, aspirare al minimo, predicare una società livellata. Tuttavia non durerà molto questa tendenza, sarebbe un controsenso storico. Una sconfitta sociale.

 

La Francia e la Germania bacchettano i loro frugalisti, in Italia non sono ancora arrivati, ma con ogni probabilità sarebbero molto apprezzati.

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